Foto d'archivio
Il successivo intervento della Squadra Mobile della Polizia ha portato all’arresto di due italiani di origini campane
VITERBO – La prontezza di spirito di una donna di 78 anni e di sua figlia ha permesso alla Polizia di Stato di sventare l’ennesimo tentativo di frode ai danni di anziani a Viterbo. Nei giorni scorsi, gli agenti della Squadra Mobile hanno arrestato in flagranza di reato due cittadini italiani, di 43 e 50 anni, entrambi di origini campane e con alle spalle numerosi precedenti per reati contro il patrimonio.
Il modus operandi messo in atto dai malviventi è quello, ormai tristemente noto, del “finto maresciallo”. L’anziana ha ricevuto una telefonata in cui un sedicente militare le comunicava una finta notizia shock: il figlio aveva appena investito una donna incinta, la quale rischiava di perdere il bambino a causa dell’incidente. Per evitare gravi conseguenze penali e garantire il rilascio immediato del familiare, il truffatore ha quindi preteso il pagamento di una fantomatica cauzione, richiedendo la consegna di denaro contante e gioielli.
La vittima, fortunatamente, in quel momento non era sola in casa. Avendo immediatamente intuito l’inganno insieme alla figlia, le due donne hanno messo in atto una perfetta contro-strategia: mentre la 78enne fingeva di assecondare le richieste tenendo occupato il truffatore al telefono, la figlia ha allertato il Numero Unico di Emergenza, restando in costante coordinamento con la Sala Operativa della Questura.
La rete tesa dalle forze dell’ordine si è chiusa in pochi minuti. Due pattuglie della Squadra Mobile si sono appostate nei pressi dell’abitazione in attesa dei complici. Quando i due uomini sono giunti sul posto in auto e uno di loro si è diretto verso la porta dell’appartamento per riscuotere il bottino, i poliziotti sono usciti allo scoperto bloccandoli sul fatto.
L’accusa per entrambi è di tentata truffa aggravata. Al termine delle formalità di rito, il magistrato di turno della Procura della Repubblica ha disposto il trasferimento dei due arrestati presso la casa circondariale cittadina. A loro carico, a ulteriore tutela della comunità, il Questore di Viterbo ha inoltre emesso la misura del divieto di ritorno nel capoluogo della Tuscia.

