Nell’ordinanza il giudice ricostruisce i flussi di denaro dalle cooperative alla holding di Tarquinia e i bonifici al tributarista registrati come «anticipi sugli stipendi». Una coop avrebbe maturato crediti per ricerca e sviluppo in tre giorni. E il sistema, secondo l’accusa, non si è mai fermato. Secondo la Procura di Roma ha tenuto condotte programmate «con estrema professionalità criminale» e di «particolare pervicacia nel delinquere»
Tarquinia – Settantadue pagine fitte di numeri, bonifici e scritture contabili. È l’ordinanza con cui il 22 settembre il gip di Roma, Paola Petti, ha mandato ai domiciliari con braccialetto elettronico Daniele Moretti, il tributarista di Tarquinia al centro dell’inchiesta sulle cooperative “usa e getta”. Etruria News l’ha letta. Ne esce un quadro che va oltre le ville e gli yacht: per il giudice, Moretti è il «fulcro» e il «dominus» di un sistema che per anni avrebbe drenato denaro dalle coop lasciando il conto all’Erario.
Tutto nasce da un bar
L’indagine del 6° nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza parte da un controllo in un bar di Roma. Al bancone c’erano tre lavoratori. Sulla carta erano dipendenti della Sviluppo Italia, una cooperativa del consorzio Connessione Vita, e prestavano servizio in forza di un contratto di “appalto”.

Per il gip, però, si trattava di semplice fornitura di personale. La stessa legale rappresentante del bar risultava a sua volta dipendente della cooperativa. Da lì i finanzieri hanno risalito la catena fino a viale Parioli 73. A quell’indirizzo avevano sede il consorzio, le quattro cooperative e lo Studio Tributario Moretti e Partners.
Il buco: 42 milioni
Il dato che più colpisce è nella tabella dei debiti verso l’Erario, aggiornata dall’Agenzia delle Entrate al 23 ottobre 2025:
- Cooperativa sociale PMG Multiservizi: 15,8 milioni;
- Sviluppo Italia: 12,5 milioni;
- Promo Service: 11 milioni;
- Global Facility: 2,1 milioni;
- consorzio Connessione Vita: 600mila euro.
In totale fanno 42.202.170 euro. Il gip definisce le cooperative «meri contenitori di debiti erariali destinati a non essere onorati». Tutte risultano liquidate, estinte o in procedura concorsuale, tranne la Promo Service.
Dove andavano i soldi

Secondo l’ordinanza, mentre le tasse non venivano pagate, il denaro prendeva un’altra strada. Il giudice ne cita alcuni esempi:
- la Sviluppo Italia avrebbe girato alla Moretti & Petrassi Holding 630.954 euro tra il 2018 e il 2019;
- il consorzio Connessione Vita 466.797 euro tra il 2019 e il 2020;
- la PMG Multiservizi 404.723 euro tra il 2018 e il 2019.
Sono oltre un milione e mezzo in tutto, quasi sempre con la stessa causale: «restituzione infruttifera». Per il gip, però, nella contabilità del consorzio non c’è «alcuna traccia» di quel finanziamento da restituire. Altre somme sarebbero finite all’estero: 219.724 euro solo nel 2018, attraverso la sola PMG.
Bonifici da “dipendente” che dipendente non era
Il passaggio più curioso riguarda la Promo Service. Tra il 2020 e il 2023 la coop avrebbe versato direttamente a Moretti circa 75mila euro, oltre 60mila dei quali nel solo 2022. Le causali erano «pagamento vostra fattura», «recupero spese» e «collaborazione occasionale». Per la Finanza, però, Moretti non ha mai emesso una fattura alla cooperativa. In contabilità quei bonifici erano registrati alla voce «dipendenti c/anticipi su retribuzioni», ma il tributarista tra i dipendenti non c’era. Per il giudice la contabilità di tutte le società sarebbe stata «artatamente alterata» per nascondere le uscite. È uno dei motivi per cui ha ritenuto concreto il rischio di inquinamento delle prove.

Crediti per la ricerca maturati in tre giorni
La Promo Service è stata costituita il 27 dicembre 2019. Eppure, secondo l’accusa, nel 2020 ha compensato 143.558 euro di crediti d’imposta per «attività di ricerca e sviluppo» riferiti proprio al 2019. Il gip osserva che una società nata tre giorni prima della fine dell’anno non può averli maturati. Dalle banche dati della Finanza, del resto, nel 2019 la coop non risulta aver mai operato.
Gli stipendi pagati dai clienti
Tra le carte c’è anche la storia di un’azienda cliente della Promo Service. Nell’autunno 2022 la coop non aveva pagato ai lavoratori gli stipendi di ottobre, novembre e dicembre, e l’azienda ha finito per pagarli di tasca propria «per il malumore dei lavoratori». Per il gip è la prova che quei lavoratori erano in realtà suoi dipendenti. Altri clienti hanno chiuso i rapporti dopo aver chiesto invano il Durc. I finanzieri hanno accertato che la Promo Service, negli anni verificati, non aveva versato nemmeno un F24 per i contributi dei dipendenti.

Il sistema va avanti: da Roma a Milano
Per il giudice la catena non si è mai interrotta. I lavoratori passati dalla Real Job alla Sviluppo Italia e poi alla Promo Service sono transitati anche in due coop più recenti. La “Tre Effe Promozioni e Servizi” è nata a dicembre 2022 ed è rimasta operativa fino al 2025. La “New Era Società Cooperativa” è stata costituita nel gennaio 2024 ed è «attualmente nel pieno dell’operatività». Ha sede a Milano, una sede secondaria sempre in viale Parioli 73 e presenta le dichiarazioni dei redditi tramite lo studio Moretti. Per il gip la sede milanese sarebbe servita anche a spostare la competenza lontano dalla Finanza e dalla Procura di Roma.
Le cariche passate al padre
Il giudice ricorda anche un episodio del 2022. Il 26 maggio di quell’anno Moretti aveva subito un sequestro preventivo in un altro procedimento. Subito dopo avrebbe ceduto al padre le cariche di amministratore delle società che avevano ricevuto i soldi. Per il gip è la dimostrazione del «ricorso costante a schermi, società e prestanome». L’ordinanza parla di condotte programmate «con estrema professionalità criminale» e di «particolare pervicacia nel delinquere». Per questo, allo stato, il giudice esclude che possa essere concessa la sospensione condizionale della pena.

Il conto per Moretti
Dei 14 milioni di sequestro complessivo, la quota disposta nei confronti di Moretti arriva fino a 883.756 euro. È stata calcolata dividendo il profitto dei reati in parti uguali tra i concorrenti. Il braccialetto elettronico è stato applicato con il suo consenso. Se l’avesse negato, l’ordinanza prevedeva il carcere. Il gip ha invece respinto la misura per uno dei tredici capi d’imputazione per cui la Procura l’aveva chiesta.
Moretti e gli altri indagati potranno chiarire la propria posizione con i loro legali. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

