Dopo il nostro articolo sull’uomo che da tre mesi dorme allo Scalo Matteuzzi, l’avvocato della ex coniuge ci ha chiesto di rimuovere la notizia. Non lo faremo, ma diamo spazio alla sua versione dei fatti
CIVITAVECCHIA – Sabato 11 ottobre abbiamo raccontato la storia di Nedo Pierozzi, l’uomo che da circa tre mesi vive in una tenda allo Scalo Matteuzzi. Una vicenda già riportata da altre testate locali, in un caso anche con un’intervista video, e che noi stessi avevamo ricostruito sulla base del racconto dell’interessato, precisando che restava da acquisire la posizione dell’amministrazione e degli uffici competenti.
Nei giorni successivi ci è arrivata una PEC dell’avvocato Donatella Convertini, legale dell’ex moglie di Pierozzi, che contesta la ricostruzione e chiede la rimozione immediata dell’articolo.
La versione della legale
Secondo l’avvocato, la storia così come è stata raccontata non corrisponderebbe alla realtà. Questi i punti principali della sua nota:
- il procedimento in corso è una separazione giudiziale, non un divorzio, e il giudice ha concesso a Pierozzi un mese per trovare un’altra sistemazione;
- l’uomo, sostiene la legale, sarebbe in grado di lavorare;
- i suoi genitori sarebbero proprietari di due abitazioni, e la famiglia d’origine, sorella compresa, potrebbe dunque accoglierlo;
- vivere in tenda sarebbe quindi una sua scelta personale e non una conseguenza della separazione;
- secondo la legale, Pierozzi non verserebbe alcuna somma per il mantenimento dei figli, e nei suoi confronti non sarebbe in corso alcuna azione legale;
- la situazione sarebbe seguita dai servizi sociali.
L’avvocato ritiene che l’articolo risulti offensivo per la sua assistita, perché lascerebbe intendere che le difficoltà dell’uomo siano una conseguenza della separazione, e per chi vive davvero in condizioni di indigenza. Segnala inoltre che diversi commenti pubblicati sotto l’articolo avrebbero leso l’ex moglie e i figli, uno dei quali minorenne, e annuncia di aver informato i servizi sociali e di essere pronta ad agire nelle sedi opportune.
Nella stessa nota, la legale precisa che la sua comunicazione non va intesa come una smentita da pubblicare, ma come una ricostruzione della situazione reale, e ci diffida dal pubblicare smentite a nome della sua assistita.
La nostra posizione
Ringraziamo l’avvocato Convertini per averci scritto e per essersi resa disponibile a fornire documentazione. Proprio per questo riteniamo corretto dare conto della sua versione ai nostri lettori: non parliamo a nome della sua assistita, ma riportiamo quanto ci è stato comunicato da chi la rappresenta legalmente. È così che si offre un quadro più completo di una vicenda che ha suscitato attenzione in città.
Non rimuoveremo l’articolo. Il nostro racconto riportava la testimonianza di Pierozzi, attribuendogli in modo esplicito le sue dichiarazioni, e segnalava che mancavano ancora altre voci. Oggi una di quelle voci si è aggiunta, ed è giusto che trovi spazio. Il diritto di cronaca e il diritto dei lettori a essere informati comprendono anche il dovere di ascoltare tutte le parti, ed è quello che stiamo facendo.
«Il signor Pierozzi – sostiene la legale – oltre ad avere i genitori proprietari di due immobili, uno in vendita a 150.000 euro su Idealista, potrebbe anche lavorare, non versa neanche un euro per i figli, è proprietario di una moto e vive dignitosamente. Pertanto è una sua scelta vivere nella tenda e non voler lavorare, potrebbe vivere presso i suoi genitori o nella casa posta in vendita dagli stessi, che sono proprietari anche di un camper e percepiscono delle pensioni dignitose».
Le dichiarazioni dell’avvocata introducono dunque una ricostruzione differente rispetto a quella inizialmente fornita da Pierozzi. Resta distinta la questione delle condizioni dello Scalo Matteuzzi, documentate dalle fotografie scattate sul posto, che mostrano un tratto di litorale segnato dalla presenza di rifiuti e vegetazione incolta. Un aspetto che riguarda il decoro dell’area e che prescinde dalle circostanze personali e familiari al centro delle precisazioni dell’avvocata.
Prendiamo atto anche della volontà di procedere nelle sedi ritenute opportune. È un diritto della legale e della sua assistita, ma non cambia il nostro modo di lavorare: continueremo a raccontare con serenità e rispetto i fatti di interesse pubblico, senza lasciarci condizionare.
Sui commenti, condividiamo la preoccupazione: per questo abbiamo prima moderato e poi bloccato la possibilità di commentare sotto l’articolo.

