Il tenente Andrea Pirone, ferito nello schianto del 29 ottobre, ha raccontato a RaiNews i momenti dopo l’incidente: pur ferito, ha dato l’allarme al comando
Civitavecchia – Ferito, tra i rottami di un elicottero appena precipitato, ha trovato la lucidità per mettersi in contatto con il comando e chiedere aiuto. C’è anche una storia civitavecchiese nella tragedia di Gorice, in Bosnia-Erzegovina: è quella del tenente dell’Aviazione dell’Esercito Andrea Pirone, tra gli undici sopravvissuti allo schianto del CH-47 Chinook impegnato nella missione internazionale Eufor Althea.
«Non ho mai perso conoscenza, ho dovuto agire», ha raccontato il militare alle telecamere di RaiNews, ripercorrendo quei drammatici istanti. In pochi secondi Pirone ha comunicato l’accaduto e lanciato l’allarme, contribuendo ad attivare i soccorsi.
L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre, quando l’elicottero, durante un’attività nella zona di Gorice, nel distretto di Brčko, ha improvvisamente perso quota ed è precipitato al suolo con quindici persone a bordo. Nello schianto sono morti i sergenti dell’Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi e due appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa italiana, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci. Gli undici feriti erano stati inizialmente dichiarati tutti fuori pericolo di vita.
Nell’intervista, a emergere è soprattutto il peso umano di quanto accaduto. I due sergenti erano stati allievi di Pirone, che ne conserverà per sempre il ricordo: li ha descritti come persone preparate e professionali, profondamente legate a un lavoro che amavano e durante il quale hanno perso la vita. Parole di riconoscenza anche per i due militari della Croce Rossa, ricordati per la loro competenza e per l’impegno umanitario di un corpo che porta aiuto ovunque ce ne sia bisogno.
Entrato nell’Aviazione dell’Esercito a soli 17 anni, il tenente ha alle spalle una carriera lunga 35 anni, di cui quella vissuta in Bosnia rappresenta una delle prove più dure. Alle ferite e alla paura si aggiunge un dolore morale che, ha spiegato in sostanza, i militari continueranno a portare con sé, senza dimenticare i commilitoni caduti.

