Il sindaco di Gaeta, Cristian Leccese, ha definito la giornata “un momento speciale, di grande commozione e orgoglio”
GAETA – Il mare di Gaeta continua a custodire e restituire frammenti del suo passato millenario. Nei giorni scorsi, il motopeschereccio Attila II ha riportato in superficie due imponenti dolia di epoca romana, manufatti in terracotta utilizzati quasi duemila anni fa per il trasporto e la conservazione di derrate alimentari come olio, vino e cereali.
Il recupero è avvenuto quasi per caso, durante le consuete battute di pesca, ma ha assunto subito il valore di un evento storico, culturale e identitario per l’intera comunità gaetana.
Che cosa sono i dolia?
I dolia (singolare dolium) erano grandi contenitori ceramici, di forma tondeggiante e con capacità che poteva superare anche i 1000 litri. Utilizzati a bordo delle navi o nelle strutture portuali, rappresentavano una sorta di “cisterne mobili” dell’antichità.
La loro presenza nel Golfo di Gaeta testimonia l’intensa attività commerciale che, già in epoca romana, animava queste acque, trasformando la città in un crocevia di scambi e rotte marittime tra Roma e il Mediterraneo orientale.
Un ponte tra generazioni
Il ritrovamento di quest’anno ha un forte valore simbolico: lo stesso peschereccio Attila II recuperò nel 2017 altri due dolia, oggi custoditi ed esposti al Museo del Mare di Gaeta.
Allora al timone c’era Giacomo Spinosa, oggi scomparso, che lasciò il testimone al figlio Gianluca.
È stato proprio lui, guidando la stessa imbarcazione, a riportare alla luce i nuovi reperti: un passaggio di testimone che ha commosso la comunità, legando memoria familiare e memoria collettiva.
Una mobilitazione corale
Il recupero non è stato un semplice episodio fortuito, ma il frutto di una collaborazione attenta e coordinata. Guardia Costiera, Soprintendenza ai Beni Archeologici, Protezione Civile, operatori portuali, sommozzatori e persino il supporto tecnico del comando Pol/Nato e dell’unità USS Mount Whitney hanno garantito che le operazioni si svolgessero in sicurezza.
Sul molo, intanto, centinaia di cittadini si sono radunati per assistere all’arrivo dei dolia, trasformando il recupero in un vero momento di festa collettiva, seguito anche in diretta web.
La voce delle istituzioni
Il sindaco di Gaeta, Cristian Leccese, ha definito la giornata “un momento speciale, di grande commozione e orgoglio”. Ha inoltre annunciato l’impegno dell’amministrazione a chiedere che i reperti rimangano in città, andando ad arricchire il percorso museale già inaugurato con i dolia recuperati nel 2017.
L’obiettivo è chiaro: fare del Museo del Mare un punto di riferimento sempre più forte per la valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso del Golfo.
Gaeta, un porto di memorie
Il mare che bagna la città non è solo uno scenario suggestivo, ma una vera e propria biblioteca sommersa. Relitti, anfore e reperti testimoniano l’importanza strategica di Gaeta nei secoli: approdo sicuro, scalo commerciale e luogo di transito per merci e culture.
Ogni ritrovamento come questo non solo arricchisce la conoscenza storica, ma rinsalda il legame identitario tra la comunità e il suo mare.
Il ritorno dei dolia alla luce è molto più che un evento archeologico: è un atto simbolico di continuità.
Dal profondo del mare, due oggetti di uso quotidiano nell’antichità riaffiorano oggi come testimoni silenziosi di storie di commercianti, marinai e popoli che hanno solcato le stesse acque.
In un tempo in cui spesso il passato sembra allontanarsi, Gaeta dimostra che la memoria può riaffiorare improvvisa, portata dalle reti di un peschereccio, e trasformarsi in patrimonio condiviso da un’intera comunità.