Aperto un fascicolo anche a Perugia che vede l’imprenditore di Sonnino parte offesa (gli sono stati negati atti giudiziari utili nei suoi processi in corso a Latina). Altri due noti imprenditori (uno di Aprilia, l’altro di Civitavecchia) dossierati e colpiti dalle attività di Striano e Laudati
LATINA – L’inchiesta sul cosiddetto “dossieraggio” che ha scosso le fondamenta della Procura Nazionale Antimafia (DNA) e della Guardia di Finanza sta entrando in una fase cruciale.
Mentre l’attenzione dei grandi media nazionali si è concentrata quasi esclusivamente sui nomi “eccellenti” della politica – dai ministri del governo in carica ai leader dell’opposizione – sta emergendo un sottobosco di operazioni mirate e letali che hanno colpito imprenditori e realtà locali.
Il cuore di questa tempesta è il nuovo 415-bis, l’avviso di conclusione delle indagini notificato dalla Procura di Roma a Pasquale Striano, l’ex tenente delle Fiamme Gialle che per anni ha gestito il flusso di informazioni riservate all’interno del Gruppo S.O.S. (Segnalazioni Operazioni Sospette).
Un documento che ridisegna i confini di un sistema di “confezionamento” di dossier su ordinazione, dove la giustizia sembra essere stata utilizzata come un’arma impropria.
L’atto integrativo firmato dai magistrati capitolini Giulia Guccione e Giuseppe De Falco non è una semplice formalità. Esso aggiunge nuovi tasselli a un mosaico già inquietante, contestando a Striano ulteriori accessi abusivi compiuti tra il 2019 e il 2020. In questo scenario, Striano non agiva come un lupo solitario, ma in un contesto che vedeva coinvolto anche l’ex sostituto procuratore della DNA, Antonio Laudati.
Secondo l’accusa, Striano avrebbe sfruttato il suo accesso privilegiato alle banche dati più sensibili dello Stato — SIVA, SERPICO, SDI — non per fini istituzionali di contrasto alla criminalità, ma per estrarre informazioni relative a soggetti coinvolti in varie inchieste e, come vedremo, a imprenditori del territorio pontino.
Il passaggio dell’inchiesta da Perugia a Roma, sancito dalla Cassazione, lungi dall’attenuare il carico accusatorio, ha permesso di focalizzare meglio la natura di queste “intrusioni”: una vera e propria attività di intelligence deviata.
Se i nomi dei politici fanno rumore, il caso di Luciano Iannotta, imprenditore di Sonnino, è quello che meglio illustra la pericolosità del “Metodo Striano“.
Iannotta, un tempo a capo di un impero economico, è uscito letteralmente annientato dalle inchieste giudiziarie, culminate in una confisca record da 50 milioni di euro.
Dalla lettura attenta delle carte del 415-bis, emerge una coincidenza temporale che definire “sospetta” è un eufemismo.
Dal 9 marzo 13 agosto 2021: Pasquale Striano effettua una serie massiccia di accessi abusivi scaricando file riservati (identificati con codici come SIDDA.SIDDA OOLE.2143379.PDF) riguardanti Luciano Iannotta.
4 ottobre 2021: Appena due mesi dopo quegli accessi illeciti, viene depositata la proposta di sequestro preventivo da parte della Procura di Roma, basata su informative della Squadra Mobile di Latina.
L’interrogativo che sorge spontaneo, e che ora è al vaglio degli inquirenti di Perugia, è: a chi sono servite quelle informazioni scaricate abusivamente da Striano nel cuore dell’estate?
Furono utilizzate per “indirizzare” le misure di prevenzione che hanno poi portato alla distruzione economica dell’imprenditore?
Latina – Antimafia, accessi abusivi su Iannotta e misure di prevenzione: qualcosa non torna
L’indagine non si ferma agli accessi abusivi. Presso la Procura di Perugia sono stati aperti fascicoli (al momento coperti da segreto) nei confronti di soggetti — verosimilmente appartenenti all’ordine giudiziario — che avrebbero deliberatamente omesso o occultato carte giudiziarie fondamentali per la difesa di Iannotta. I fatti sono del 25 agosto 2025 e il procedimento è il 10480/2025 nelle mani della Pm Mara Pucci.
Documenti che avrebbero potuto cambiare radicalmente l’esito del processo noto come “Dirty Glass”, attualmente in corso a Latina.
Guardate che cosa abbiamo scovato nel nostro archivio?
Forse qualcuno, quel 25 agosto era intercettato?
Come mai Iannotta o il suo avvocato non sono mai stati messi a conoscenza di questi fatti e come mai il Tribunale di Latina non ha chiesto alle varie Procure copia di questi documenti?
Iannotta, che continua a presenziare a ogni udienza mostrandosi disponibile con l’autorità, si trova nel paradosso di essere stato “spiato” illegalmente proprio mentre lo Stato costruiva contro di lui un castello accusatorio basato su presupposti di pericolosità sociale che oggi, alla luce delle rivelazioni su Striano, appaiono pesantemente inquinati.
Le parole del procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, pronunciate davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia, delineano una dimensione “mostruosa” del fenomeno: «Gli accessi sono maggiori di ottocento. Striano ha consultato 4.124 SOS, un numero spropositato. Ha cercato 1.123 persone fisiche sulla banca dati Serpico e ha effettuato 1.947 ricerche alla banca dati SDI. Siamo a oltre 10.000 accessi e il numero è destinato a crescere».
Non si tratta di curiosità personale. Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha parlato chiaramente di condotte “difficilmente compatibili con la logica della deviazione individuale”. Esisteva, dunque, un mercato delle SOS. Qualcuno commissionava, Striano scaricava, e il dossier veniva consegnato al miglior offerente o al “mandante” politico/giudiziario di turno.
Il caso Iannotta diventa emblematico anche per la gestione delle misure di prevenzione. Il suo avvocato, Mario Antinucci, ha più volte evidenziato come le relazioni della Squadra Mobile e i decreti di sequestro abbiano oscillato vistosamente nelle motivazioni:
1. Inizialmente si parlava di una pericolosità legata agli anni ’90.
2. Successivamente, tale arco temporale è stato esteso arbitrariamente a 30 anni per giustificare la confisca di beni acquisiti legalmente decenni prima.
3. Infine, l’uso di informazioni tratte da processi dove Iannotta era parte offesa (come l’inchiesta Alba Pontina) per dipingerlo invece come un soggetto vicino ad ambienti criminali.
L’ombra del dossieraggio di Striano getta una luce sinistra su queste oscillazioni. Se i dati scaricati abusivamente sono finiti nelle mani di chi doveva redigere le informative di polizia, l’intero impianto accusatorio del processo “Dirty Glass” rischia di crollare come un castello di carte.
Venerdì prossimo, 17 aprile, si terrà un’udienza cruciale per il processo Iannotta. Sarà il momento in cui la difesa cercherà di far pesare il contenuto esplosivo delle indagini romane e perugine. Se venisse accertato che il dossieraggio di Striano ha influenzato l’azione penale e le misure di prevenzione a Latina, ci troveremmo di fronte a uno dei più gravi casi di malagiustizia e deviazione istituzionale della storia recente.
Mentre Striano dovrà rispondere dei suoi accessi ai segreti del Vaticano e dei palazzi romani, la vicenda di Luciano Iannotta rimane lì, a testimoniare che dietro i grandi numeri delle statistiche giudiziarie ci sono vite distrutte da un sistema che, invece di proteggere la legalità, sembra aver venduto la verità al miglior offerente. La magistratura di Perugia promette nuovi colpi di scena: la caccia ai “mandanti” e ai “complici togati” di Striano è solo all’inizio.
- Seguiranno altri articoli sulla vicenda Striano che riguardano altri imprenditori noti del nostro comprensorio regionale e vittime di dossieraggio come Fabio Altissimi e Fabio Quartieri.









