Sarà escussa la fideiussione a garanzia e lo stabilimento rischia di rimanere chiuso tutta l’estate. Il gestore Massone presenterà sicuramente ricorso
TARQUINIA – Ancora una volta, il tempo ha dato ragione a chi ha avuto il coraggio di guardare oltre i nastri tagliati e i sorrisi da campagna elettorale.
Le inchieste di EtruriaNews non erano semplici “voci di corridoio” o attacchi gratuiti, ma la fotografia nitida di un disastro amministrativo e gestionale che oggi trova il suo epilogo ufficiale nelle stanze del Comune di Tarquinia.
Con la determinazione n. 539 del 14 aprile 2026, il Responsabile del Settore 8, Vincenzo Vergati, ha messo la parola “fine” all’agonia dello stabilimento balneare comunale del Lido. Il verdetto è senza appello: risoluzione del contratto e revoca immediata dell’affidamento alla società L’Arsenale s.r.l., mandataria del raggruppamento RTI BONITA, guidata da Angelo Massone.
Tutto era iniziato il 1° giugno 2025. Tra brindisi, musica e promesse di rilancio, gli assessori Sandro Celli e Andrea Andreani inauguravano quello che doveva essere il fiore all’occhiello del litorale tarquiniese. Lo stabilimento, di proprietà comunale, veniva consegnato a una nuova gestione con un bando triennale (2025-2027) che prometteva investimenti massicci e servizi d’eccellenza.
Ma dietro la facciata dei selfie istituzionali, la realtà ha bussato alla porta molto presto. Già a novembre 2025, le inchieste giornalistiche sollevavano i primi dubbi su fornitori non pagati e un malcontento strisciante. Dubbi che sono diventati certezze nel gennaio 2026, quando è emerso un “buco” economico molto grande, tra debiti verso i soci, i lavoratori e chi aveva materialmente lavorato per aprire la struttura.
La determina firmata questa mattina non lascia spazio a interpretazioni. Il Comune ha contestato alla società tre violazioni gravissime che hanno reso impossibile la prosecuzione del rapporto fiduciario:
albopretorio_000023246_001_ode_sett8_51629Nonostante il successo della stagione estiva 2025, la società non ha versato il canone contrattuale di 12.400 euro entro la scadenza del 30 settembre 2025. Solo dopo l’avvio del procedimento di revoca, e con mesi di ritardo (30 marzo 2026), i soldi sono comparsi, ma ormai era troppo tardi: l’inadempienza era già “particolarmente grave”.
Questo è forse il punto più imbarazzante della vicenda. Il capitolato prevedeva la ristrutturazione completa delle strutture. Il Comune ha accertato che:
- È stato eseguito solo il 39,70% dei lavori previsti.
- Sono stati utilizzati materiali diversi e scadenti: invece della guaina ardesiata prevista, è stata usata una “guaina liquida” stesa in tre mani.
- Il trucco del polistirolo: per nascondere i danni strutturali e i ferri ossidati del cemento armato (le “pignatte” del solaio), la ditta ha applicato dei pannelli di polistirolo all’intradosso, creando un falso soffitto che copriva il degrado senza risolverlo.
- Le maioliche danneggiate non sono state sostituite e le tinteggiature sono rimaste a metà.
Come se non bastasse, la Capitaneria di Porto di Civitavecchia ha accertato la realizzazione di opere senza titoli abilitativi. Marciapiedi costruiti senza SCIA o CILA e la sostituzione di una pergola con modifica della sagoma e incremento della superficie demaniale occupata, il tutto in totale spregio delle normative doganali ed edilizie.
La società L’Arsenale s.r.l. ha tentato di giustificarsi attribuendo la morosità all’esclusione di un socio (la Imperial Club S.r.l.) dal raggruppamento e contestando i sopralluoghi dei tecnici comunali. Argomentazioni rispedite al mittente dal dirigente Vergati, il quale ha ricordato che la responsabilità solidale delle imprese in un RTI non permette di scaricare le colpe sui partner interni per sottrarsi agli obblighi verso il Comune.
Inoltre, i lavori definiti “tardivi” (eseguiti dopo i sopralluoghi) non hanno valore legale poiché il termine contrattuale era la stagione balneare 2025.
Le inchieste di EtruriaNews hanno sempre puntato il dito non solo contro il gestore, ma anche contro chi doveva controllare. Com’è stato possibile arrivare a questo punto?
Perché gli assessori Celli e Andreani hanno continuato a rassicurare la cittadinanza mentre i fornitori rimanevano a bocca asciutta e le strutture cadevano a pezzi?
Solo poche settimane fa, i fratelli De Mutiis (inizialmente parte del progetto) avevano denunciato lo stato fatiscente dello stabilimento, con serramenti mancanti e fognature a vista, chiedendosi come si sarebbe potuto riaprire per l’imminente stagione 2026. Oggi la risposta è chiara: non riapriranno con questa gestione.
Cosa succede adesso?
Il provvedimento di oggi dispone:
- La risoluzione del contratto Rep. 1021/2025.
- L’escussione della polizza fideiussoria (emessa da Generali Italia) per coprire i lavori mai eseguiti.
- L’ordine di rilascio dell’immobile entro 15 giorni dalla notifica.
- L’annullamento delle SCIA per la somministrazione di alimenti e per l’esercizio dell’attività balneare.
Il “Bonita Beach” torna ufficialmente nelle mani del Comune, ma il danno d’immagine per il Lido di Tarquinia è enorme. Con la stagione estiva alle porte, l’amministrazione si trova ora a gestire una patata bollente: trovare un nuovo gestore serio in tempi record o condannare lo stabilimento comunale a un’estate di cancelli chiusi.
Resta il fatto che, senza il fiato sul collo della stampa locale indipendente, probabilmente questa determina non sarebbe mai arrivata. La “verità dei fatti” ha finalmente prevalso sulla “verità dei sorrisi”.
Inoltre, perché la giustizia lo prevede, l’ormai vecchio gestore può ricorrere per via amministrativa e giudiziaria avverso questo provvedimento ed ottenere l’annullamento di questa decisione.
Mentre il sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti, ha presieduta ad una conferenza stampa per presentare il DiVino Etrusco al Vinitaly dove l’unico giornalista presente era il nostro.

