Predisposto un esposto che sarà consegnato in Procura a Civitavecchia sul perché gli uffici amministrativi non hanno dato seguito alla diffida
A Tarquinia, il tempo sembra essersi fermato. Non è la quiete dei siti archeologici o la pace della Maremma, ma un’immobilità vitrea e inquietante, quella che odora di polvere di tufo e di burocrazia autoreferenziale.
Sono passati esattamente due mesi da quel 18 febbraio 2026. Due mesi da quando il Vice Sindaco Enrico Leoni apponeva la sua firma digitale sull’ordinanza n. 9, un documento che oggi appare come il manifesto della resa di un’amministrazione di fronte ai doveri più elementari di sicurezza pubblica.
delibera muro tarquiniaQuello che doveva essere un atto di fermezza per risolvere il dissesto del fabbricato di Via dei Velka 23 e del muro sottostante su Via della Tuscia, si è trasformato in una grottesca farsa amministrativa.
L’inizio del crollo: cronaca di un disastro annunciato
Tutto ha inizio nel cuore dell’inverno. Il 26 gennaio 2026, il terreno cede. Un distacco di materiale terroso e tufaceo rovina sulla carreggiata di Via della Tuscia, squarciando il muro di contenimento della palazzina “Santa Lucia“.
Intervengono i Vigili del Fuoco di Viterbo. Il loro verbale è una sentenza: occorre verificare la statica dell’intero edificio e del muro superstite a tutela della pubblica e privata incolumità.
Tarquinia – Crolla un muro nella palazzina (a rischio) dove vive il sindaco Sposetti
Il 27 gennaio 2026, il Comune emette la prima ordinanza (la n. 2), imponendo al Condominio Santa Lucia verifiche urgenti e lavori di messa in sicurezza. Sembra l’inizio di una gestione efficiente. Ma è solo l’avvio di un valzer di scartoffie. Il 2 febbraio, l’Ufficio Tecnico concede già una proroga. Il maltempo imperversa, dicono. Le nuvole diventano il paravento perfetto per giustificare il nulla di fatto.
Il 13 febbraio, il Condominio risponde tramite il proprio tecnico, l’Ing. Campolungo, chiedendo ancora tempo. Si adduce che per ricostruire servono progetti, pareri, tempi lunghi. Ma l’ordinanza non chiedeva la ricostruzione estetica; chiedeva di sapere se quella palazzina stesse per cadere in testa ai passanti.
L’ordinanza n. 9: Una “pistola scarica” puntata contro gli amici
Arriviamo così al 18 febbraio 2026. Il vice sindaco Leoni firma l’atto che oggi denunciamo come una diffida “di cartapesta”. Nel testo, il Comune riconosce che il tempo trascorso è già “adeguato” per le verifiche statiche. Ammette che il perdurare dell’incertezza comporta potenziali rischi di crolli e pericolo per i residenti. Per questo, dispone un termine perentorio di 15 giorni dalla notifica per la consegna dei rilievi.
Siamo a fine aprile. Quindici giorni sono passati quattro volte. Eppure, in Via della Tuscia, non si muove una foglia. Non si vedono trivelle, non si vedono tecnici, non si vede l’ombra di un cantiere d’urgenza. Il Comune aveva minacciato:
La denuncia all’Autorità Giudiziaria ai sensi dell’art. 650 del Codice Penale per inosservanza dei provvedimenti.
L’esecuzione dei lavori “in danno”, ovvero l’intervento sostitutivo del Comune con recupero coattivo delle spese dal condominio.
Dov’è la denuncia? Dov’è l’intervento in danno? Il silenzio è assordante.
Il cortocircuito politico: Il Sindaco-condomino
La ragione di questo lassismo sembra risiedere in un imbarazzante conflitto d’interessi che pesa più dei blocchi di tufo franati. Come è possibile che un’amministrazione sia così timida nel far rispettare un termine “perentorio”?
La risposta potrebbe risiedere tra i nomi dei proprietari di quella palazzina di Via dei Velka 23. Tra i condomini che dovrebbero sborsare i soldi per la messa in sicurezza figura l’attuale Sindaco Sposetti. Nonostante il lauto compenso che percepisce Francesco Sposetti in veste da sindaco, quest’ultimo non sembra felice di mettere mano al portafogli.
Ci troviamo di fronte a un paradosso istituzionale: un Sindaco che, come massima autorità di protezione civile, dovrebbe intimare a se stesso, come privato cittadino, di agire per la sicurezza pubblica. E invece, la firma sull’ordinanza la mette il vice Leoni. Un gioco di deleghe che puzza di opportunità politica. La legge, a Tarquinia, sembra essere un elastico che si tende per i cittadini comuni ma si allenta quando colpisce i salotti della maggioranza. Se a sbagliare non sono gli “amici degli amici”, i tempi perentori diventano, improvvisamente, suggerimenti facoltativi.
Le dimenticanze della Procura e il ruolo di Talete
C’è un dettaglio che fa rabbrividire nella lista dei destinatari di quella ordinanza n. 9. Il documento è stato trasmesso alla Prefettura di Viterbo, ai Vigili del Fuoco, ai Carabinieri e alla Polizia Locale. È stato inviato persino alla Talete Spa, la società idrica che gestisce la grande fogna su cui poggia lo stabile e che brilla per la sua assenza in questa vicenda.
Tuttavia, manca un destinatario fondamentale: la Procura della Repubblica di Civitavecchia.
Perché il Comune non ha trasmesso gli atti ai magistrati non appena i 15 giorni sono scaduti?
Perché non si è proceduto alla segnalazione d’ufficio per un pericolo che l’ordinanza stessa definisce come “permanere di potenziali rischi di crolli”?
Il monitoraggio costante promesso dal condominio, con assunzione di responsabilità civile e penale, è un’altra clausola che appare scritta sulla sabbia.
L’azzardo sulla pelle dei cittadini
Mentre il condominio prende tempo, trincerandosi dietro la necessità di attendere pareri tecnici o decisioni legali, la natura non aspetta. Le piogge delle ultime settimane hanno continuato a erodere la base di un fabbricato la cui stabilità è ufficialmente ignota.
Il Comune di Tarquinia sta giocando d’azzardo con la sicurezza di chi risiede in quell’edificio e di chi transita in Via della Tuscia. Continuare a ignorare l’inottemperanza di un’ordinanza sindacale non è solo un atto di lassismo: è una vergogna amministrativa. È la prova che il potere preferisce la tutela dei propri componenti rispetto alla tutela della vita dei cittadini.
Non si può più aspettare. Se il muro non collassato dovesse cedere improvvisamente, le “minacce di carta” dell’ordinanza n. 9 non serviranno a nulla. Qualcuno dovrà rispondere del perché, nonostante i poteri sostitutivi previsti dalla legge (art. 54 TUEL), si sia preferito il silenzio complice all’azione doverosa. È tempo che un esposto faccia luce su questa gestione opaca, prima che sia la cronaca nera a occuparsene. Tarquinia merita trasparenza, non muri che crollano sotto il peso dell’indifferenza politica.

