Prima festa nazionale del 4 ottobre dopo quasi cinquant’anni. Ad Assisi la messa solenne presieduta dal cardinale Zuppi con il presidente Mattarella, l’Angelus di papa Leone XIV e l’olio della lampada votiva offerto dall’Umbria
ASSISI – Otto secoli fa, al tramonto del 3 ottobre 1226, Francesco d’Assisi moriva disteso sulla nuda terra alla Porziuncola, accogliendo quella che nel Cantico delle creature aveva chiamato «sorella morte». Oggi, 4 ottobre 2026, l’Italia celebra il suo patrono in una ricorrenza che non ha precedenti per almeno due ragioni: l’anniversario tondo della morte e il ritorno del giorno di San Francesco tra le festività nazionali.
Di nuovo festa nazionale
Con la legge n. 151 del 2025, il 4 ottobre è tornato festivo per tutti, come non accadeva dal 1977, quando la ricorrenza era stata soppressa insieme ad altre festività. La norma indica come obiettivo la promozione dei valori di pace, fraternità, tutela dell’ambiente e solidarietà che il santo ha incarnato. Resta qualche nodo da sciogliere: la stessa data era già dedicata ad attività nelle scuole, e il presidente della Repubblica ha segnalato la necessità di coordinare i due testi di legge.
Assisi, il cuore delle celebrazioni
La giornata si è aperta a mezzanotte con lo scampanio a festa, seguito all’alba dalla messa della comunità dei frati presieduta da fra Carlos Alberto Trovarelli, ministro generale dei Frati Minori Conventuali, e dalla preghiera davanti alla tomba del santo. Migliaia tra pellegrini e turisti hanno raggiunto la città umbra già dalle prime ore.
Il momento centrale è la messa solenne delle 9.45 nella Basilica superiore, trasmessa in diretta su Rai 1 e presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. Partecipa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme a numerose autorità civili e religiose; come legato pontificio è presente il cardinale Ángel Fernández Artime.
Quest’anno tocca alla Regione Umbria offrire l’olio che alimenta la Lampada votiva dei Comuni d’Italia, accesa dal sindaco di Assisi Valter Stoppini a nome di tutti i municipi del Paese. Dopo la messa sono previsti gli interventi dalla Loggia del Sacro Convento, con il messaggio di Mattarella alla nazione, e a mezzogiorno l’Angelus di papa Leone XIV. Nel pomeriggio, alle 16, i secondi Vespri e la processione chiudono le celebrazioni religiose.
Pace, il filo che unisce gli ottocento anni
Il messaggio che la Chiesa italiana ha scelto di rilanciare in questo centenario è quello della pace. Nei giorni di preparazione il cardinale Zuppi ha insistito sulla necessità di essere «disarmati e disarmanti», ricordando la capacità di Francesco di riconoscere un fratello anche dove nessuno lo vedeva. Le celebrazioni, avviate a fine settembre, sono state presentate come un cammino tra memoria e futuro.
Non mancano i segni concreti: la Regione Umbria ha annunciato la nascita di un hospice pediatrico intitolato al santo. E fino al 25 ottobre resta aperta la mostra alla Porziuncola dedicata all’iconografia francescana, con opere attribuite a Cimabue e un crocifisso di Giunta Pisano risalente a circa il 1236.
Un santo di tutti
Nato ad Assisi tra il 1181 e il 1182, figlio di un ricco mercante, Francesco rinunciò a ogni bene per vivere in povertà al servizio degli ultimi, fondando l’ordine dei Frati Minori. Fu canonizzato appena due anni dopo la morte, nel 1228, da papa Gregorio IX, e nel 1939 Pio XII lo proclamò patrono d’Italia insieme a Santa Caterina da Siena. Otto secoli dopo, il poverello di Assisi resta una figura capace di parlare anche fuori dai confini della fede: il santo della pace, del dialogo e del rispetto per il creato.

