Privilege Yard, acquirenti dello scafo P430 e curatrice hanno incontrato il presidente Di Majo ma qualcosa non quadra

L’atteggiamento aggressivo dell’avvocato De Rosa ci ha spinto a cercare le carte e quello che sta emergendo merita l’attenzione dei lettori ma non solo (ovviamente ci riferiamo agli uffici della Procura di Civitavecchia)

CIVITAVECCHIA – Chi ci conosce e ci segue nelle nostre corpose inchieste lo sa’ bene che quando qualcuno ci sfida raccogliamo l’invito. La “letteraccia” che la curatrice fallimentare della Privilege Yard, dottoressa Daniela De Rosa, ci ha fatto giungere attraverso il suo legale di fiducia (minacciando querele a destra e manca) ci è saputo un tentativo di censura e bavaglio. (leggi la lettera)

Questo episodio, invece di scoraggiarci, ci ha dato quell’energia che da un po’ di tempo a questa parte ci era venuta a mancare.

Perché la curatrice De Rosa è così permalosa anche se ci tiene ad apparire molto sui giornali?

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di far capire qualcosa anche a chi non ha seguito i precedenti articoli. Abbiamo scritto dell’asta (divisa in due tronconi) che ha permesso ad un certo Fondo di Malta con uffici ad Atene e Londra e con proprietario Libanese, tale James Gerassimos Frangi Ceo della Royalton Investment Limited di presentare un’offerta di 13milioni e spicci.

Abbiamo scritto anche di Angelo Di Paolo, il consulente che stimò il valore dell’imbarcazione per richiedere finanziamenti alla Barclays Bank di Londra.

Proprio il riferimento a questo Angelo Di Paolo è stato il “gancio” giornalistico che ci ha permesso di scoprire se la curatrice fallimentare conoscesse a fondo le carte che lei stessa dovrebbe aver scritto e fatto scrivere (il condizionale è d’obbligo e lo capirete a breve).

Di Paolo proviene dalle Forze Armate ed in particolare si è congedato dalla Guardia di Finanza con il grado da maggiore ma, come testualmente scrive lo Studio Legale Torino sull’atto di citazione presentato al tribunale di Roma:

Per il “fallimento attore” questa notizia è errata come potete leggere.

Noi l’abbiamo riportata per come l’avevamo letta e, per tutta risposta, la curatrice ci ha fatto scrivere:

Comprendiamo che l’avvocato di fiducia dell’avvocato del “fallimento attore” poteva non essere a conoscenza del fatto ma la memoria della De Rosa (che rappresenta il fallimento attore) come mai è così vaga nonostante che, per questo incarico delicato, riceverà decine di migliaia, anzi, centinaia di migliaia di euro per la sua prestazione professionale?

Ecco, questo ci ha dato lo stimolo per iniziare una grande e lunga inchiesta che, come al solito, si snocciolerà a suon di documenti cartacei che pubblicheremo, per rinfrescargli la memoria, e che sarà condita da tanti punti interrogativi che riteniamo dovranno essere oggetto di attenta riflessione anche per chi dovrebbe, ripetiamo, DOVREBBE, controllare anche l’operato della curatrice De Rosa.

Ricordiamo che il fascicolo della Procura della Repubblica di Civitavecchia è stato istruito dal sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice che oggi non c’è più ed è passato nelle mani di Allegra Migliorini Mirko Piloni che riteniamo inevitabile non possano conoscere a fondo la vicenda e, soprattutto, tanti retroscena (glieli racconteremo documentalmente noi, ndr).

Proprio ieri pomeriggio, l’avvocato Daniela De Rosa, insieme a Frangi e al consigliere comunale Francesco Fortunato, hanno fatto visita al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Francesco Maria Di Majo.

Quest’ultimo (noto più per gli inchini e baciamani da ambasciatore austriaco che per esperienza portuale) li avrebbe ricevuti e probabilmente avranno parlato anche di massimi sistemi.

Civitavecchia è piccola e la città mormora quindi, tra qualche giorno, sapremo nel dettaglio anche cosa si sono detti.

Di Frangi e dalla Royalton ce ne occuperemo tra qualche giorno. Pubblicheremo le foto del suo ufficio di Atene, roba da far invidia all’ufficio di Soros (è una battuta ovviamente).

Di come questo signore abbia già messo in vendita lo scafo finito (a 150 milioni di euro) e dove.

Insomma una storia tutta da scrivere che ci fa sorgere un altro dubbio amletico:

Sarà tutto vero quello che ci hanno raccontato su Mario La Via?

Le cose stanno realmente come ci sono state prospettate o qualcosa è stato omesso e perché?

Noi siamo convinti che questa vicenda appassionerà non soltanto noi (c’è un giro di milioni che mette paura) ma anche i londinesi che vogliono capire bene il ruolo avuto dalla Barclays Bank in questa partita e, soprattutto, come l’abbia giocata davvero visto che le carte ancora non le ha viste nessuno di noi (ancora per poco, ndr).

Riteniamo che, in questa vicenda, almeno per come la stiamo scoprendo noi, tanti creditori, a cominciare dai lavoratori sono un po’ fuori dai giochi ma speriamo di sbagliarci (speriamo!).

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