Bimbo ucciso a Vetralla, il padre condannato ricorre in appello

VETRALLA – Mirko Tomkow, il muratore d’origine polacca condannato all’ergastolo in primo grado per aver ucciso il figlio Matias di 10 anni, ha presentato il ricorso in
appello.

In 27 pagine, il suo difensore, l’avvocato Pier Paolo Grazini, chiede che si possa dare “una possibile riqualificazione colposa” all’omicidio avvenuto il 16 novembre del 2021, a Cura di Vetralla, nel Viterbese.

“Il difensore – è evidenziato nel ricorso visionato dall’AGI – intende proporre alla Corte una ricostruzione dei fatti nella quale l’evento mortale viene anticipato al momento dell’applicazione del nastro adesivo ed è dovuta all’asfissia e non al successivo accoltellamento”.

Tomkow, nel corso del processo, ha dichiarato che il nastro adesivo sul viso di Matias lo aveva messo perché “mi dava fastidio che urlasse”.

Come è emerso in Corte d’Assise il bambino è stato raggiunto da tre coltellate. Secondo la difesa la morte del piccolo sarebbe però avvenuta in un momento precedente, ossia per il soffocamento dovuto al nastro adesivo.

“Se si accettasse la condotta di soffocamento come causativa della morte di Matias Tomkow – è spiegato nel ricorso – si aprirebbe lo spazio anche a una rivisitazione dell’elemento psicologico del reato principale che la sentenza ha invece ritenuto genericamente doloso. Infatti la nastratura sul viso del bambino non è stata messa al fine di uccidere, ma all’evidente fine di farlo tacere”.

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