L’ex pentastellato, ora Forza Italia, prova a rimanere incollato alla poltrona nonostante la sua ineleggibilità conclamata
ROMA – Lo scorso 5 giugno la Corte d’Appello di Roma è stata categorica, confermando in pieno la sentenza di primo grado: Marco Colarossi è ineleggibile, decaduto. Senza “appello”.
Lo sanno bene i rappresentanti del Movimento 5 Stelle che, dopo la seconda sentenza di ripristino della legalità, avevano esultato con un lungo post sui social, esprimendo soddisfazione per l’ingresso alla Pisana di Enzo D’Antò al posto del transfuga Colarossi.
Domani ci sarà la prova del nove con la votazione, in Aula alla Pisana, della proposta di Deliberazione n. 57 che prevede, appunto, la decadenza di Colarossi per far posto al subentrante (dopo solo tre anni di ritardo) Vincenzo D’Antò.
La Corte d’Appello, confermando quanto aveva già deciso il giudice di primo grado, aveva disposto l’ineleggibilità di Colarossi legata alla mancata efficacia delle dimissioni dal precedente incarico in Regione Lazio entro i termini previsti dalla normativa.
Lo stesso era dipendente della Regione al momento della presentazione delle liste elettorali.
La vicenda risale alle elezioni regionali del febbraio 2023. Colarossi, nella precedente legislatura, aveva ricoperto un incarico di lavoro a tempo determinato presso la Regione.
Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, le dimissioni, pur presentate l’11 gennaio 2023, sono state protocollate il 20 febbraio successivo, oltre il termine richiesto per la presentazione delle candidature. La Corte ha ritenuto che, ai fini dell’eleggibilità, le dimissioni producano effetti dal momento della protocollazione presso l’ente e non dalla sola presentazione formale.
Dunque, Colarossi, in quel frangente ha continuato a prendere lo stipendio della regione nonostante avesse deciso di “correre” per conquistare un seggio alla Pisana.
Seggio conquistato con la bellezza di 1294 preferenze (voti che in altri partiti avrebbero garantito una posizione dal 30esimo posto in giù).
Quello che è successo nei mesi successivi (anzi, anni) è ormai storia. Il transfuga Colarossi, eletto nel Movimento 5 Stelle, abbandona i pentastellati per passare in Forza Italia (che governa con il centrodestra ma che guarda a sinistra) e stringere un solido legame con il Presidente della Lazio Claudio Lotito.
Legame che si è tradotto in un vano tentativo di salvataggio. Nel marzo 2024, Lotito, ha inserito nel cosiddetto “decreto elezioni” una norma pensata su misura per sollevare il collega di partito dai guai. La mossa era così evidente nei suoi scopi che la stampa l’aveva subito chiamata “legge Lotito”.
Tuttavia, fu inutile: il tribunale di Roma stabilì che quella norma valeva solo per le elezioni del 2024 e non poteva cancellare retroattivamente gli eventi del 2023. Colarossi fu dichiarato ineleggibile e decaduto, con una condanna a risarcire D’Antò per 6.000 euro.
In questi anni Colarossi ha salvato il seggio grazie ad una giustizia lenta e ad una norma (comma 8, art. 22 del D.Lgs n. 150 del 2011) la quale dispone che “L’efficacia esecutiva della sentenza pronunciata dal tribunale è sospesa in pendenza d’appello”.
Oggi, però, è intervenuta anche una sentenza d’appello che ha confermato quella di primo grado, ed una norma che prevede la sospensione del giudizio in materia di ineleggibilità a consigliere regionale non è prevista per le sentenze di secondo grado. Dunque, la decisione n. 4699/2026 è immediatamente esecutiva e comporta la decadenza immediata dalla carica di consigliere. Senza alcun dubbio.
La legge è chiara: per candidarsi occorreva dimettersi entro il 14 gennaio 2023, data di presentazione delle liste, e Colarossi non lo ha fatto continuando a percepire lo stipendio dalla segreteria dell’ex assessore pentastellato Valentina Corrado.
Oltre tre anni per certificare una fattispecie fin troppo semplice: Colarossi non poteva sedere nei banchi dell’Aula della Pisana. Lo hanno capito tutti tranne l’interessato. In attesa del voto di domani, che ci si augura non riservi sorprese, Colarossi tenta un ultimo colpo disperato (ultime news dalla Pisana) chiedendo di differire ogni adempimento che certifichi la sua sostituzione sino alla decisione di un’istanza cautelare (da lui presentata) presso la Corte d’Appello di Roma (la stessa che ha detto a chiare lettere che deve andare a casa). In questo modo prende altro tempo (e altri stipendi) lasciando sull’uscio D’Antò.
La votazione della proposta di Deliberazione ci sarà domani: il Movimento 5 Stelle non ha più intenzione di sopportare la presenza del transfuga inellegibile Colarossi all’interno dell’Aula della Pisana al posto dell’avente diritto Vincenzo D’Antò. Quasi 40 mesi per decidere e difendere l’indifendibile. ORA BASTA!!!

