Civitavecchia, la Giunta fa dietrofront sulla delibera UMC: revocato il “condono” da 160mila euro

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Il Comune ritira in autotutela l’atto che nel dicembre 2024 aveva sanato il debito dell’Unione Musicale Civitavecchiese per l’occupazione dell’immobile di via Bramante. Ammessi errori di calcolo e mancanza dei requisiti di legge. Piendibene assente al voto per conflitto di interessi ma fosse in vita Emilio Fede avrebbe commentato…che figura di merda

CIVITAVECCHIA – Dopo un anno di polemiche, esposti alla Corte dei Conti e all’Anac e l’ingresso della Guardia di Finanza a Palazzo del Pincio, la Giunta Piendibene ha revocato in autotutela la delibera n. 242 del 10 dicembre 2024, quella con cui l’amministrazione aveva “regolarizzato” i rapporti con l’Unione Musicale Civitavecchiese (UMC) per l’uso dell’immobile comunale di via Bramante 20/22.

Il provvedimento, la delibera n. 144, è stato approvato oggi pomeriggio, 7 luglio, alle 16:10, con l’assenza — dichiarata per conflitto di interessi — del sindaco Marco Piendibene. A presiedere la seduta è stata la vicesindaca Stefania Tinti, che nel dicembre 2024 aveva presieduto anche la Giunta che aveva approvato l’atto oggi cancellato.

Il “baratto” da 160mila euro

Al centro della vicenda c’è un debito dell’UMC verso il Comune di circa 160.857 euro, maturato tra il 2015 e il 2024 per l’occupazione senza titolo dell’immobile di via Bramante. Con la delibera del dicembre 2024, quella somma era stata quasi interamente compensata attraverso 82 esibizioni della Banda musicale “G. Puccini”, lavori di manutenzione straordinaria già eseguiti e altri lavori promessi per il futuro, quantificati in circa 45mila euro.

Una formula anomala, definita dall’opposizione “senza precedenti” fin da subito: nessun altro concessionario di immobili comunali aveva mai ottenuto un simile trattamento.

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Cosa ammette oggi il Comune

Il testo della delibera di revoca, pubblicato oggi, riconosce esplicitamente due criticità tecniche emerse dopo l’adozione dell’atto originario:

  • l’errato calcolo dell’indennità di occupazione: il Regolamento comunale sui beni immobili prevede, per associazioni come l’UMC, una decurtazione dell’80% rispetto al valore di stima. Nella delibera del 2024, invece, era stata applicata una riduzione di appena il 20%, con un conseguente errore nella quantificazione del debito;
  • la mancata iscrizione al RUNTS (Registro unico nazionale del Terzo settore) da parte dell’associazione al momento della sottoscrizione del contratto di concessione, avvenuta il 7 febbraio 2025. L’iscrizione risulta perfezionata solo il 15 settembre 2025.

Il Comune parla di “rilievi… in merito agli aspetti di natura economica e procedurale” che avrebbero potuto “incidere sulla corretta quantificazione del debito” e sulla “legittimità e congruità economica” dell’intera operazione, con “possibile pregiudizio per l’interesse pubblico alla corretta gestione del patrimonio comunale”.

Va precisato che la delibera odierna revoca l’atto per motivi tecnico-contabili e procedurali: non contiene un’ammissione di dolo o di condotte in malafede, questione che resta di competenza degli organi inquirenti.

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Un anno di scontri in Consiglio

La vicenda era esplosa pubblicamente nell’agosto 2025, quando l’opposizione, guidata dal capogruppo di Fratelli d’Italia Massimiliano Grasso (primo firmatario della mozione Paolo Poletti), aveva presentato una mozione per chiedere la revoca in autotutela della delibera 242/2024, bollata come una “ciambella di salvataggio politico” per la maggioranza. La mozione era stata respinta con 14 voti contrari, senza che la maggioranza intervenisse nel merito a difesa dell’atto oltre alla replica dello stesso sindaco Piendibene.

Proprio la posizione del sindaco era stata al centro delle polemiche: l’opposizione aveva sollevato un possibile conflitto di interessi legato alla presenza di familiari all’interno dell’associazione UMC. Piendibene aveva risposto di non aver partecipato alla seduta di Giunta che approvò l’atto nel dicembre 2024, pur intervenendo e votando contro la mozione di revoca in Consiglio comunale nell’agosto successivo.

Dopo la bocciatura della mozione, l’ex consigliera Fabiana Attig aveva presentato almeno due esposti — alla Corte dei Conti, alla Procura di Civitavecchia, al Prefetto di Roma e all’Anac — chiedendo di accertare un eventuale danno erariale e un conflitto di interessi. Su mandato ispettivo della magistratura contabile, la Guardia di Finanza si è recata più volte negli uffici comunali, l’ultima ad accesso agli atti risalente alle scorse settimane, per acquisire la documentazione relativa alla delibera, al contratto di concessione e agli atti dirigenziali conseguenti.

Cosa prevede la revoca

Con la delibera n. 144, la Giunta ha disposto:

  • la revoca della delibera 242/2024, ai sensi dell’art. 21-quinquies della legge 241/1990 sui procedimenti amministrativi;
  • il mandato al dirigente competente di revocare tutti gli atti conseguenti, incluso il contratto di concessione del 7 febbraio 2025 e la determinazione dirigenziale n. 5724/2024;
  • la possibilità, esplicitamente prevista, di adottare in futuro un nuovo provvedimento sulla base di una “nuova e integrale istruttoria tecnico-contabile” per definire correttamente quanto dovuto dall’UMC;
  • l’immediata eseguibilità dell’atto.

Cosa resta aperto

La revoca amministrativa non chiude la partita. Il procedimento avviato dalla Corte dei Conti sull’ipotesi di danno erariale prosegue autonomamente, e un’eventuale responsabilità contabile o amministrativa dei soggetti coinvolti nell’adozione dell’atto originario non viene automaticamente esclusa dal solo ritiro della delibera. Resta inoltre da definire la posizione dell’Unione Musicale Civitavecchiese, che dovrà attendere il nuovo procedimento comunale per conoscere l’importo effettivo del debito da saldare.

Al momento la Procura della Repubblica di Civitavecchia non è stata ancora interessata dalla Corte dei Conti e dalla Guardia di Finanza perché, la mancata adozione dei provvedimenti per mano del dirigente di settore, avvocato Sandro Giglio Marrani, estremamente pugnolo, zelante e non permeabile ad atti che molti hanno definito contra legem li ha salvati dall’azione penale (sempre al momento visto che potrebbero esserci ulteriori sviluppi al momento non noti).