La Corte dei Conti indaga per danno erariale. Sei domande scritte dai giudici contabili, consegnate dagli uomini della Guardia di Finanza agli uffici comunali di piazza Guglielmotti. Un dirigente “zelante” potrebbe aver salvato i firmatari della delibera. Ma per il sindaco si apre il fronte del traffico d’influenze
CIVITAVECCHIA – C’è una storia che a Civitavecchia non vuole saperne di chiudersi. Una storia che parte da una banda musicale, da un immobile comunale in via Bramante, da circa 160.000 euro di debiti “azzerati” con un colpo di penna e da una delibera di giunta — la numero 242 del 10 dicembre 2024 — che ha scatenato una valanga di esposti, polemiche politiche, tensioni istituzionali e, ora, l’ennesimo ingresso degli uomini della Guardia di Finanza negli uffici di Palazzo del Pincio. Non per la prima volta, e forse non per l’ultima.
Nelle scorse settimane, con certezza assoluta, le Fiamme Gialle sono tornate al Comune di Civitavecchia, questa volta con un foglio in mano. Non una semplice richiesta di documenti come nell’accesso precedente, ma qualcosa di più specifico e, per certi versi, di più inquietante per chi siede ai piani che contano: sei domande scritte, formulate direttamente dai giudici contabili della Corte dei Conti, nell’ambito di un’indagine per presunto danno erariale. Gli uffici comunali hanno risposto ai quesiti. Gli atti sono ora al vaglio della magistratura contabile.
Ma c’è di più. Perché da quello che filtra — e si tratta ancora di un’indiscrezione, da prendere come tale — sembrerebbe che i firmatari della delibera potrebbero, almeno sul piano contabile, cavarsela. Il motivo è paradossale, quasi kafkiano: un dirigente comunale, descritto come zelante e pignolo, non avrebbe mai dato esecuzione concreta a quella determina.
L’avrebbe lasciata lì, sospesa, come una cambiale non incassata. In altri termini, il danno erariale non si sarebbe mai davvero “consumato”. E se i giudici contabili dovessero confermare questa lettura, i firmatari della delibera potrebbero uscirne indenni sul versante della responsabilità erariale.
Ma questo non chiude la partita. Tutt’altro. Perché quello che sta emergendo con sempre maggiore nitidezza è un altro fronte, ben più scivoloso: il conflitto d’interessi e un presunto traffico d’influenze che riguardano direttamente il sindaco Marco Piendibene, figura da decenni presente sulla scena politica civitavecchiese. Come si dice in questi casi — e chi conosce i corridoi del Pincio lo ripete sottovoce — “non poteva non sapere“. E se i giudici contabili non dovessero cambiare idea su questa fattispecie di reato, gli atti verranno trasmessi alla Procura della Repubblica di Civitavecchia per valutare l’eventuale apertura di un’azione penale proprio a carico del primo cittadino.
La delibera che ha scatenato il caos
Per capire dove siamo arrivati, bisogna tornare al principio. Tutto nasce, come detto, dalla delibera di giunta numero 242 del 10 dicembre 2024, intitolata “Regolarizzazione dei rapporti con l’UMC – immobile di via Bramante 20/22“. L’Unione Musicale Civitavecchiese — associazione storica della città, legata alla tradizione bandistica e musicale del territorio — avrebbe occupato l’immobile comunale di via Bramante dal 2015 al 2024 senza titolo, accumulando nel tempo un debito a titolo di indennità di occupazione quantificato in 160.857,60 euro.
Fin qui, si potrebbe dire, una situazione da sanare. Il problema è il modo in cui la giunta ha scelto di farlo. Invece di richiedere il pagamento del dovuto, l’amministrazione ha optato per una compensazione. Il debito dell’UMC verso il Comune verrebbe “azzerato” riconoscendo all’associazione un valore economico per una serie di prestazioni: 82 “uscite” della Banda Puccini, valorizzate forfettariamente a 1.340,48 euro ciascuna, per un totale di 109.919,36 euro. A queste si aggiungono 20.782,70 euro per manutenzioni straordinarie dichiarate dall’associazione stessa, e un residuo di 30.155,54 euro da compensare con lavori futuri, ancora da effettuare.
Una formula che l’opposizione ha immediatamente definito “singolare”, per usare un eufemismo. E le ragioni non mancano.
Innanzitutto, alcune delle 82 esibizioni computate risulterebbero prive di documentazione adeguata. In particolare, cinque uscite sarebbero state indicate come avvenute nel 2020, in pieno lockdown, quando le piazze erano deserte per decreto e qualsiasi manifestazione pubblica era vietata. Difficile immaginare la Banda Puccini suonare davanti a una folla inesistente. Poi c’è il nodo del RUNTS — il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore — al quale l’UMC non risultava iscritta al momento della delibera, pur essendo requisito necessario per beneficiare dello sconto dell’80% sul canone patrimoniale previsto dal regolamento comunale per le associazioni del Terzo Settore. La domanda di iscrizione sarebbe stata presentata solo nel corso del 2025, quindi a delibera già approvata.
Il consiglio dell’8 agosto: la maggioranza sceglie il silenzio
La vicenda approda in Consiglio comunale l’8 agosto 2025, con una mozione presentata dall’opposizione — primo firmatario Paolo Poletti, Massimiliano Grasso capogruppo di Fratelli d’Italia, con altri consiglieri di minoranza — che chiedeva la revoca in autotutela della delibera. I proponenti, pur riconoscendo il valore storico e culturale dell’Unione Musicale Civitavecchiese, avevano scelto di presentare la mozione come un atto di buon senso amministrativo: una “ciambella di salvataggio” lanciata alla maggioranza, un modo per fare un passo indietro con ordine, evitando conseguenze peggiori.
La risposta della maggioranza è stata eloquente nel suo mutismo. Quattordici voti contrari. Nessun consigliere di maggioranza ha aperto bocca per difendere nel merito la delibera. L’unico a parlare è stato il sindaco Marco Piendibene.
Qui sta il paradosso che l’opposizione non ha mancato di segnalare, e che è finito negli esposti alla magistratura. Il sindaco Piendibene non aveva partecipato alla seduta di giunta che aveva approvato la delibera nel dicembre 2024 — evidentemente consapevole del potenziale conflitto d’interessi derivante dai suoi legami familiari con diversi membri dell’associazione UMC.
Eppure in Consiglio comunale ha preso la parola, ha guidato la battaglia per respingere la mozione e ha votato contro l’atto che avrebbe potuto rimediare alla situazione. Un comportamento che la coordinatrice de La Svolta, Fabiana Attig, ha definito senza giri di parole: “l’unico a parlare durante il consiglio, votando poi contro la mozione dell’opposizione che, di fatto, forniva un salvagente all’amministrazione per fare un passo indietro“.
Il risultato, come ha scritto acutamente un commentatore locale, è che Piendibene “ha messo in difficoltà tutti“: se stesso, i suoi assessori che hanno firmato la delibera in sua assenza, i consiglieri di maggioranza costretti a difendere un atto inattaccabile, i dirigenti comunali chiamati a giustificare la regolarità di pareri su un’operazione senza precedenti, e persino l’Unione Musicale, che ora rischia di vedersi chiedere indietro l’intero importo e di perdere l’uso dell’immobile comunale.
La pioggia degli esposti
Dopo la bocciatura della mozione, la battaglia si è spostata dal piano politico a quello giurisdizionale. Gli esposti si sono moltiplicati.
La prima mossa formale l’ha fatta Fabiana Attig de La Svolta, che ha presentato un dossier articolato alla Corte dei Conti, alla Procura di Civitavecchia, al Prefetto di Roma e all’ANAC sulla delibera 242/GC. “Chiediamo di accertare un danno erariale e un palese conflitto d’interessi“, ha dichiarato Attig, indicando nel dettaglio le contestazioni: le 82 uscite calcolate forfettariamente, le cinque esibizioni durante il lockdown, le manutenzioni straordinarie prive di adeguata documentazione, i lavori futuri inseriti come compensazione, e soprattutto la mancanza dell’iscrizione al RUNTS.
L’esposto allarga poi lo sguardo oltre la singola delibera. Attig cita anche la delibera 56/GC del 20 marzo 2025 sui compensi alle bande, e solleva questioni più generali sulla gestione di alcune risorse pubbliche: “Queste risorse potevano andare alle famiglie in difficoltà, non a sanare debiti di chi è vicino all’amministrazione.” Il dossier comprende anche riferimenti alla delibera PSEE, a un viaggio in Romania per terme e a terreni in zona industriale, aprendo un panorama di criticità che va oltre la sola vicenda musicale.
I consiglieri di opposizione hanno poi formalizzato a loro volta gli esposti, in qualità di pubblici ufficiali consapevoli delle irregolarità riscontrate. Il Prefetto di Roma, nel frattempo, ha scritto al segretario generale del Comune chiedendo una relazione sull’intera vicenda.
Le sei domande della Corte dei Conti
Ed eccoci al presente. Al ritorno delle Fiamme Gialle, nei giorni scorsi, negli uffici comunali di piazza Guglielmotti. Questa volta non per acquisire documenti generici, ma per consegnare — e ottenere risposta a — sei domande formulate direttamente dai giudici contabili della Corte dei Conti.
Il fatto che i magistrati contabili abbiano ritenuto necessario un secondo accesso, con quesiti scritti e mirati, indica chiaramente che l’indagine per presunto danno erariale è tutt’altro che archiviata. I giudici della Corte dei Conti vogliono capire esattamente cosa è successo, chi ha fatto cosa, quali atti sono stati adottati e con quale effetto concreto sulle casse comunali.
Gli uffici hanno risposto. La documentazione è ora nelle mani delle Fiamme Gialle, che stanno predisponendo una relazione destinata alla magistratura contabile.
Il dirigente “zelante” e il danno che non si è consumato
A questo punto entra in scena il personaggio chiave di questa storia, per certi versi il più inaspettato: un dirigente comunale. Una figura che, nell’immaginario comune, di solito si limita a seguire le istruzioni della politica. Qui, invece, il copione si ribalta.
Stando a quanto filtra — e si ribadisce che si tratta di un’indiscrezione — questo dirigente, descritto come particolarmente zelante e pignolo nella sua applicazione delle procedure, non avrebbe mai dato concreta esecuzione alla delibera 242. Avrebbe lasciato quella determina “appesa”, senza tradurla in atti amministrativi definitivi, senza far sì che lo “scambio” tra il debito dell’UMC e le prestazioni computate si concretizzasse pienamente sul piano giuridico ed economico.
In termini tecnici: il danno non si sarebbe consumato. La compensazione sarebbe rimasta sulla carta.
Se questa ricostruzione dovesse trovare conferma nelle valutazioni dei giudici contabili, le conseguenze sarebbero paradossali ma precise: i firmatari della delibera — gli assessori che in giunta votarono quella delibera senza la presenza del sindaco — potrebbero non essere chiamati a rispondere di danno erariale. Semplicemente perché, sul piano sostanziale, il danno alle casse comunali non si è verificato.
Il “non poteva non sapere”: il peso di decenni al Pincio
Marco Piendibene non è un sindaco arrivato ieri. È una figura che siede ai piani che contano di Palazzo del Pincio da decenni, che conosce i meccanismi dell’amministrazione comunale come le proprie tasche, che ha attraversato stagioni politiche diverse rimanendo sempre presente sulla scena istituzionale civitavecchiese. Un navigatore di lungo corso.
Questo profilo, che in tempi normali sarebbe un punto di forza, in questa vicenda diventa un elemento di vulnerabilità. “Non poteva non sapere”: questa è la frase che ricorre tra chi segue da vicino la storia. Non poteva non sapere dei legami familiari con l’UMC. Non poteva non sapere della delicatezza di quella delibera. Non poteva non sapere del rischio di conflitto d’interessi.
È su questo comportamento che si concentra l’ipotesi più grave: quella del traffico d’influenze e del conflitto d’interessi. Due fattispecie che i giudici contabili stanno valutando con attenzione. E se le loro conclusioni dovessero confermare l’esistenza di profili penalmente rilevanti — come la Corte dei Conti ha già anticipato richiedendo la trasmissione degli atti alla Procura per eventuali responsabilità penali — la parola passerà alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, che dovrà decidere se procedere con un’azione penale a carico del primo cittadino.
Un’inchiesta che guarda anche al futuro della legge
C’è un ulteriore elemento di contesto che rende questa vicenda ancora più delicata, sul piano del diritto. All’inizio del 2026 è entrata in vigore la legge n. 1 del 7 gennaio 2026, che ha riformato in modo significativo le disposizioni sulla responsabilità erariale e sulle funzioni della Corte dei Conti. La nuova norma prevede, tra le altre cose, una riduzione dell’addebito al 30% del danno accertato nei casi non dolosi, e ha ridefinito i confini della “colpa grave”. Una riforma che, non a caso, ha già sollevato ricorsi di incostituzionalità da parte della stessa magistratura contabile.
Questo quadro normativo — che i difensori di chi è indagato cercheranno sicuramente di utilizzare — rende ancora più complessa la valutazione dei giudici, che dovranno stabilire non solo cosa è successo, ma anche quale disciplina applicare, con effetti retroattivi potenzialmente rilevanti.

