La replica alla Sindaca Gubetti: «Siamo favorevoli al progetto, ma lo Statuto ha criticità da correggere». Il nodo del fondo da 80mila euro, la ripartizione delle spese e il rischio di paralisi dell’Assemblea
CERVETERI – In queste ore il Sindaco di Cerveteri, Elena Maria Gubetti, ha cercato di trasformare il confronto sul nuovo Consorzio Sociale in una polemica politica, lasciando intendere che chi ha espresso perplessità fosse contrario al progetto. Non è così, replicano i firmatari del comunicato, che rivendicano invece un giudizio favorevole alla nascita dell’ente, accompagnato però da una serie di rilievi tecnici.
“Noi siamo favorevoli alla nascita del Consorzio, perché crediamo che possa rappresentare un’opportunità importante per migliorare i servizi sociali del nostro territorio”, si legge nella nota. “Proprio per questo riteniamo che debba nascere con regole chiare, solide e rispettose della legge”. Le osservazioni portate all’attenzione della commissione, precisano i firmatari, non sono slogan né pretesti politici, ma il risultato di un’analisi dello Statuto svolta con serietà e responsabilità.
Tra le criticità rilevate, la prima riguarda il fondo iniziale di 80.000 euro previsto dallo Statuto, di cui – secondo i firmatari – non viene spiegata l’origine né viene fornito un piano economico a supporto. “Se si parla di soldi pubblici, ogni importo deve essere motivato e documentato, non inserito nello Statuto senza adeguate spiegazioni”, si legge nel comunicato.
Viene inoltre segnalata una contraddizione nel testo riguardo alla ripartizione delle spese tra Cerveteri e Ladispoli: in un punto lo Statuto indicherebbe una contribuzione in parti uguali tra i due Comuni, in un altro punto un calcolo delle quote basato sul numero degli abitanti. Due criteri diversi che, secondo i firmatari, lo Statuto dovrebbe chiarire e uniformare.
Un’altra criticità riguarda il funzionamento dell’Assemblea, che secondo l’attuale formulazione dello Statuto richiede la presenza di entrambi i Comuni e l’unanimità per ogni decisione. Una regola che, spiegano i firmatari, rischia di bloccare il Consorzio nel caso in cui uno dei due Comuni sia assente o esprima voto contrario, con conseguenze dirette sull’approvazione del bilancio, del Piano Sociale di Zona e degli altri atti necessari al funzionamento dell’ente, fino al rischio di perdita di finanziamenti e di disagi per i servizi rivolti alle persone più fragili.
Per evitare questo scenario, i firmatari propongono soluzioni già adottate in altri enti pubblici, come una seconda convocazione o l’introduzione di maggioranze qualificate, strumenti che permetterebbero di superare eventuali blocchi senza ridurre la rappresentanza dei Comuni.
Un’ulteriore modifica proposta riguarda la composizione del Consiglio di Amministrazione: recependo le indicazioni della Regione, i firmatari chiedono che i componenti non siano esclusivamente politici in carica – consiglieri o membri di Giunta – ma persone selezionate anche sulla base di competenze tecniche e professionali reali, oltre ai requisiti di legge già previsti.
Viene infine sollecitato un rafforzamento degli strumenti di controllo, in considerazione del fatto che l’ente andrà a gestire milioni di euro e servizi essenziali: secondo i firmatari, lo Statuto risulterebbe ancora carente su questo fronte, così come sulla chiarezza delle procedure di nomina, sui controlli interni, sulla trasparenza e sulla prevenzione dei conflitti di interesse.
“Ci saremmo aspettati che il Sindaco in questi 8 mesi di silenzio assordante ci ascoltasse, lavorasse lei all’istituzione di una commissione consiliare dedicata, ancora meglio se intercomunale, e recepisse queste migliorie, a tutela di tutti”, si legge nella parte conclusiva del comunicato. “Ha invece scelto la strada della propaganda, cercando di contrapporre chi studia gli atti a chi chiede semplicemente un voto favorevole”.
I firmatari ribadiscono infine l’intenzione di proseguire nel lavoro di analisi degli atti: “Continueremo a fare quello che riteniamo sia il compito di ogni consigliere comunale, ossia leggere gli atti, approfondirli, individuare le criticità e proporre soluzioni. Perché votare un provvedimento senza discuterlo non significa difendere le istituzioni. Difendere le istituzioni significa costruire regole migliori, più trasparenti e più solide, nell’interesse di tutti i cittadini. Soprattutto i più fragili”.

