PERUGIA – Il nome Gaucci e il Perugia sono legati da una storia che sembra non finire mai. Dopo anni di proprietà argentina, il club umbro sta per passare nelle mani di ArenaCuri srl, la società che riporta in prima linea Alessandro Gaucci, primogenito del leggendario Luciano.
Un passaggio quasi simbolico, se si pensa che fino a poco tempo fa era il fratello minore, Riccardo, a ricoprire un ruolo tecnico nella dirigenza uscente. Tra i due fratelli, un tempo fianco a fianco al servizio del padre — al punto da finire entrambi in carcere per il crac delle aziende di famiglia, mentre Luciano si dava alla fuga verso i Caraibi — oggi i rapporti sono ben lontani da quelli di una volta.
L’ufficialità è arrivata con un comunicato congiunto: il passaggio di proprietà sarebbe stato formalizzato lunedì 3 agosto, come confermato dal direttore generale del Perugia, Hernan Garcia Borras, e da Francesco Maria Lana, l’imprenditore alla guida di ArenaCuri. La società, nata anni fa con l’obiettivo di ristrutturare lo stadio Curi, si appresta ora a rilevare l’intero club, attualmente in Serie C girone B, con il sostegno di un fondo americano. Ha avuto la meglio sulla proposta concorrente di un fondo spagnolo, Calisto Fund. Alessandro Gaucci è destinato a diventare presidente per conto della nuova proprietà, occupandosi in prima persona del progetto sportivo.
E il progetto è partito subito con una scossa: l’allenatore Giovanni Tedesco ha annunciato l’addio, lamentando di aver appreso il proprio esonero tramite una comunicazione via posta certificata, invece che di persona. Un modo decisamente sbrigativo di avviare la nuova gestione, che porta la firma inconfondibile di un Gaucci.
Una dinastia che ha fatto la storia (e il folklore) del calcio italiano
Per capire il peso di questo ritorno, bisogna ripercorrere la parabola di Luciano Gaucci, il capostipite. Romano, ex tranviere, costruisce fortuna nel settore delle pulizie industriali con la sua azienda, aggiudicandosi appalti importanti grazie anche a solide entrature politiche. Parallelamente coltiva la passione per l’ippica, arrivando a vincere l’Arc de Triomphe a Parigi con il cavallo Tony Bin. Nel calcio debutta come azionista della Roma, ma è nel 1991, con l’acquisto del Perugia allora in Serie C, che scrive le pagine più memorabili della sua vita imprenditoriale, riportando gli umbri fino alla Serie A e alle coppe europee.
Sotto la sua gestione passano allenatori del calibro di Carlo Mazzone e Serse Cosmi, e in campo si affermano giocatori destinati a diventare campioni del mondo, come Gattuso, Materazzi e Grosso, insieme a nomi come Nakata, Miccoli e Liverani. Gaucci allarga il suo impero calcistico acquisendo anche Catania, Sambenedettese e Viterbese, e proprio a Viterbo si rende protagonista di uno degli episodi più discussi, nominando un’allenatrice destinata a durare pochissimo in panchina. Non mancano le trovate provocatorie, come il tentativo di ingaggiare una calciatrice per farla giocare in una squadra maschile, o l’ingaggio del figlio di un noto dittatore come calciatore-mecenate.
Il personaggio Gaucci trova la sua massima espressione televisiva nelle apparizioni al celebre programma sportivo di Aldo Biscardi, dove si rende protagonista di uscite clamorose: dal licenziamento in diretta di un calciatore reo di aver eliminato l’Italia da un Mondiale, fino a un violento scontro verbale (quasi fisico) con un presidente rivale dopo una partita infuocata.
Gli eccessi, però, presentano il conto: i debiti si accumulano, le banche chiudono i rubinetti, e Gaucci senior finisce in bancarotta. Tra inchieste e processi, sono i figli a scontare parte delle conseguenze giudiziarie, mentre lui ripara nella Repubblica Dominicana, dove trascorrerà gli ultimi anni della sua vita fino alla morte, sopraggiunta dopo una lunga malattia. Una biografia fuori misura, che oggi torna d’attualità con il ritorno di un Gaucci sulla panchina presidenziale del Grifo — e Alessandro lo sa bene: con quel cognome, a Perugia, non si passa mai inosservati.

