Dopo il nostro articolo sull’occasione mancata di celebrare il fondatore di Civitavecchia, abbiamo chiesto il suo punto di vista al regista civitavecchiese fondatore della Realtà Teatrale Skenexodia: «È un appello alla responsabilità. Sono pronto a lavorare con chiunque voglia passare dalle parole ai fatti»
CIVITAVECCHIA – Nata nel 2004, la Realtà Teatrale Skenexodia ha trasformato la visione del regista civitavecchiese Luca Guerini in un progetto di respiro nazionale.
In oltre vent’anni ha messo insieme più di 137 tra produzioni originali e adattamenti drammaturgici, per oltre 800 repliche, coniugando la ricerca accademica con una prassi teatrale che ha portato migliaia di spettatori in piazze, teatri e spazi performativi non convenzionali. Dal 2025 è nato il franchising “Osservatorio Skenexodia”, con sedi nelle Marche, a Bologna e a Roma.
Tra l’8 e il 9 agosto del 117 moriva Traiano. Civitavecchia, la sua città, non l’ha ricordato
Il rigore metodologico della compagnia è certificato dalla sinergia pluriennale con l’Università di Urbino “Carlo Bo” e con l’amministrazione comunale marchigiana, che hanno patrocinato nove stagioni di eventi in contesti urbani, trasformando la performance in strumento di divulgazione culturale e accademica.
Un percorso che ha attirato anche l’interesse della Sapienza di Roma, che ha dedicato una lezione di filologia classica all’originale versione di Mirra di Vittorio Alfieri firmata dalla compagnia. Guerini è inoltre docente presso il Centro Sperimentale Artistico delle Marche e tiene regolarmente corsi, masterclass e workshop per professionisti. Oggi sono 54 gli attori professionisti coinvolti, scelti tramite casting, nelle 25 produzioni attualmente in tournée.
Dopo il nostro articolo sulla mancata occasione di ricordare il fondatore di Civitavecchia — l’imperatore romano Traiano — gli abbiamo chiesto un parere.
Partiamo da una domanda semplice: perché hai deciso di intervenire nel dibattito che si è creato in città attorno alla figura di Traiano?
Sono fortemente innamorato della mia città e della sua storia e, girando molto per lavoro, noto come certe iniziative potrebbero essere migliorate o approfondite al punto da diventare identitarie, creando un concetto di comunità che al momento vedo molto vago. Con amarezza ho appreso che per il prossimo anno non è stato programmato nulla per l’anniversario: penso sia un’opportunità mancata per questo territorio. Ma per fortuna c’è ancora tempo per intervenire.
Sei un regista civitavecchiese: quanto è importante, oggi, far conoscere Traiano alle nuove generazioni attraverso il teatro?
Il teatro è il veicolo culturale più potente per la divulgazione storica e, se parliamo di nuove generazioni, è più efficace di una lezione o di un convegno — che è giusto ci siano, per carità. Ma si possono parlare più linguaggi contemporaneamente e rendere il messaggio più trasversale.
Hai parlato di “mettersi a disposizione”: che tipo di spettacolo hai in mente per celebrare questa figura?
Bisognerà capire con gli interlocutori quali siano i margini del progetto in termini logistici, ma come produzione abbiamo un punto di forza negli allestimenti site specific. In un mio percorso universitario ho portato come tesi finale un’Odissea da realizzarsi nel porto storico di Civitavecchia, con imbarcazioni e maxischermi: il pitch ha riscosso il gradimento di alcuni finanziatori che vi hanno assistito e probabilmente, nei prossimi mesi, l’idea verrà ricalibrata su Ancona per essere inserita nelle manifestazioni dell’anno da Capitale della Cultura. Possiamo fare una cosa bella anche a Civitavecchia, che celebri finalmente Traiano come merita.
Qual è, secondo te, l’aspetto più “moderno” di Traiano che un cittadino di Civitavecchia dovrebbe riscoprire?
Con questo progetto non vogliamo fare una semplice lezione, ma trovare nella vita di Traiano degli esempi da seguire: non solo trasmettere contenuti, insomma. Penso che la sua visione di apertura verso l’esterno sia la stessa di cui Civitavecchia ha bisogno oggi. Una narrazione ricca di flashback e riferimenti moderni, come è tipico del nostro percorso artistico, permette di parlare ai giovani togliendo la polvere da una pagina di storia spesso percepita come lontana.
Spesso la cultura locale viene vista come un lusso o un extra. Perché invece è una risorsa per il territorio?
Perché la cultura crea attrattività, turismo di qualità e senso di appartenenza. Un evento ha ricadute sui ristoranti, sui bar, sugli hotel e soprattutto sull’immagine di Civitavecchia a livello regionale e non solo. Ma il vero risultato sarebbe creare una comunità che si riconosce nella sua storia e nelle sue origini.
Cosa ti aspetti ora? È un appello alle istituzioni o una chiamata alle armi per la città?
È un appello alla responsabilità. Sono pronto a lavorare con chiunque — Comune, enti, associazioni — voglia davvero passare dalle parole ai fatti. Io ci sono.

