Il prossimo anno saranno 1910 dalla scomparsa dell’imperatore che diede alla città il porto, le terme e il nome. C’è un anno di tempo per non sbagliare di nuovo
CIVITAVECCHIA – Tra l’8 e il 9 agosto del 117 d.C., in un porto della Cilicia chiamato Selinunte, moriva Marco Ulpio Traiano. Aveva sessantaquattro anni e tornava dall’Oriente, dove aveva spinto le aquile romane più lontano di chiunque prima di lui, fino al Golfo Persico. Non ce la fece a rivedere Roma.
Non aveva lasciato disposizioni chiare sulla successione. Fu l’imperatrice Plotina a dichiarare che Traiano, in punto di morte, aveva adottato il congiunto Adriano. Il quale, acclamato dalle legioni, inviò subito comunicazione al Senato e fece eliminare alcuni consolari fedeli al predecessore, che quella successione la vedevano male. Sulla veridicità di quell’adozione gli storici discutono da diciotto secoli.
Poco importò, allora. Le ceneri di Traiano tornarono a Roma e furono deposte nella base della sua Colonna, dentro il pomerio: un onore che nessun altro ebbe mai. Il Senato gli aveva già conferito l’appellativo di optimus princeps, il migliore dei principi. E per secoli, a ogni nuovo imperatore, il saluto rituale sarebbe stato felicior Augusto, melior Traiano: più fortunato di Augusto, migliore di Traiano.
Il princeps ispanico — nato a Italica, in Betica, primo imperatore venuto dalle province — conquistatore della Dacia, dell’Arabia, dell’Armenia e della Mesopotamia, rispettoso del Senato al punto da tenere aperto il palazzo sul Palatino a chiunque volesse parlargli. Ai collaboratori che storcevano il naso rispondeva: «Tratto tutti come vorrei che l’imperatore trattasse me, se fossi un privato cittadino».
Il porto che non c’era
Ma per Civitavecchia Traiano non è un imperatore qualsiasi. È il fondatore.
Prima di lui, su questo tratto di costa non c’era nulla: chi navigava tra Portus e i porti dell’alta Etruria non aveva un solo approdo sicuro dove ripararsi dal libeccio. Traiano decise di costruirlo dal niente, in un punto dove la natura non aveva previsto alcuna insenatura. Centumcellae.
Ne abbiamo il racconto di un testimone oculare. Plinio il Giovane, chiamato dall’imperatore nel suo consilium, scrisse a un amico di aver visto il cantiere: il braccio sinistro già consolidato, il destro in costruzione, e nella bocca dell’imbocco un’isola artificiale che sorgeva gettando in mare enormi blocchi di pietra da imbarcazioni apposite. Un’opera che oggi chiameremmo faraonica, condotta sotto gli occhi dell’imperatore in persona.
Quel disegno è ancora lì. La Darsena Romana è tuttora operativa, l’antemurale traianeo regge la diga foranea, sul molo del Bicchiere si innalza il Forte Michelangelo costruito sulle strutture antiche. Non è retorica: è la ragione fisica per cui questa città esiste. Senza quella decisione presa quasi duemila anni fa, qui ci sarebbero solo scogli.
L’imperatore abitava qui
C’è però un dettaglio che a Civitavecchia si continua a raccontare sottovoce, e che altrove basterebbe da solo a riempire un’estate.
Traiano a Centumcellae non veniva in visita d’ispezione. Ci viveva. Quella stessa lettera di Plinio racconta il seguito della giornata: finito il consiglio, l’imperatore invitava i suoi a cena nella villa che si era fatto costruire sull’altura alle spalle del porto, affacciata sul mare che stava nascendo. Lì Traiano riceveva, decideva, discuteva di guerra e di leggi, e da lì guardava crescere la sua opera giorno per giorno.
E la villa aveva, dentro di sé, le sue acque. Sull’altura sgorgavano già da secoli sorgenti calde e sulfuree — le Aquae Tauri, che secondo la leggenda un toro aveva fatto zampillare scavando il terreno con lo zoccolo. Traiano le inglobò in un complesso monumentale: sale absidate, calidarium, natatio, un impianto termale privato di dimensioni imperiali, alimentato dall’acqua che ancora oggi esce dalla terra alla stessa temperatura di allora.
Quel luogo esiste. Si chiama Terme Taurine, sta a pochi chilometri dal centro, ed è oggi un parco archeologico che si può visitare. Si cammina tra i muri di quello che fu il rifugio privato dell’uomo più potente del mondo, si vedono le stanze dove faceva il bagno l’optimus princeps, si sente ancora l’odore dello zolfo che sentiva lui. A Roma, per molto meno, si fa la fila due ore.
L’ennesima occasione persa
E allora la domanda è semplice: come ha ricordato Civitavecchia, quest’anno, l’anniversario della morte del suo fondatore?
Non l’ha ricordato affatto. Nessuna cerimonia, nessuna corona, nessuna iniziativa, nemmeno simbolica. La “Città di Traiano” — così ci definiamo nei depliant, nei loghi, nei discorsi delle inaugurazioni — ha lasciato passare l’8 e il 9 agosto come un sabato e domenica qualunque di mezza estate.
Eppure la data cade nel momento più propizio dell’anno: agosto, banchine affollate di crocieristi che sbarcano a decine di migliaia e che di Civitavecchia vedono il tempo di salire su un pullman per Roma. Bastava molto meno di quanto si immagina. Un corteo storico dalla Darsena al Forte, le Terme Taurine aperte in notturna con le torce accese dove Traiano cenava, letture dal Panegirico di Plinio, un accordo con le compagnie per un’escursione che finalmente trattenesse i passeggeri qui invece di scaricarli in autostrada. Altre città hanno costruito interi calendari turistici su molto meno di un imperatore.
Il paradosso è che la materia prima ce l’abbiamo già, e non ce la siamo inventata: sta sotto i piedi, dentro l’acqua del porto, nelle pietre del forte, nelle stanze del parco termale.
E adesso, per una volta, c’è pure la ricorrenza tonda. Nell’agosto del 2027 saranno 1910 anni dalla morte di Traiano: non un numero da manuale, ma la vigilia perfetta del diciannovesimo centenario, il tempo giusto per costruire qualcosa di serio invece di improvvisarlo all’ultimo. Dodici mesi bastano e avanzano per mettere insieme Comune, Soprintendenza, Autorità portuale, associazioni e compagnie di crociera attorno a un progetto che non sia l’ennesimo convegno in una sala mezza vuota.
Traiano il porto lo progettò, lo vide nascere e ci volle abitare accanto. Alla città che gliene deve il nome è bastato meno di un’estate per dimenticarsene un’altra volta.
Appuntamento all’8 agosto 2027. Questa volta segnatevelo in agenda.

