La vicepresidente del consiglio comunale di Torino Ludovica Cioria racconta su Facebook i tre “no” incassati in una sera a Orvieto ma dopo il clamore si è sbrigata a cancellare tutto. «Su Orvieto una gogna mediatica ingiustificata che danneggia l’immagine della città» replica la sindaca umbra Tardani
ORVIETO (TERNI) — Tre ristoranti, tre rifiuti, sale mezze vuote. Al quarto tentativo il tavolo arriva, ma è da due posti per quattro persone. Accanto, una coppia occupa un tavolo identico con una sedia in più per il cane.
A raccontarlo è Ludovica Cioria, vicepresidente del consiglio comunale di Torino per il Partito Democratico, in un post su Facebook diventato virale nel giro di poche ore. L’episodio risale a lunedì 17 agosto: Cioria era a Orvieto con il compagno Davide e le due figlie piccole per una visita al centro storico e una notte in città. Non avevano prenotato per l’incertezza sull’orario di arrivo, e si erano mossi presto, intorno alle 19.
Nonostante l’ora — e le decine di tavoli liberi, sottolinea la consigliera — i primi tre locali si sono rifiutati di farli sedere.
«Un cane sta seduto e due bambine devono farsi piccole per non disturbare», ha scritto Cioria, che parla di un mondo in cui mangiare fuori è diventata una gara vinta da chi spende di più e in cui i bambini diventano un problema perché consumano poco.
Ma il bersaglio della sua critica non è il cane né, dice, il singolo ristoratore. Il vero nodo, secondo lei, è l’overtourism, che rende le città inaccessibili e inospitali perché governate solo da logiche commerciali.
Il post divide
I commenti si sono divisi rapidamente. Molti hanno raccontato episodi simili: locali con posti liberi che li hanno respinti, o menù a prezzo fisso pagati per intero anche per bambini piccolissimi. Altri hanno invece difeso i ristoratori, sostenendo che sia legittimo non accogliere famiglie con bambini per evitare confusione in sala.
Diversi utenti hanno avanzato due obiezioni pratiche: la mancata prenotazione e la possibilità che i locali fossero “adults only”. Cioria le ha respinte entrambe: nessuno dei ristoranti esponeva la dicitura, nessuno segnalava di lavorare solo su prenotazione, e in tutti i casi il personale si è consultato all’interno prima di decidere se ammetterli. Ha aggiunto di non voler creare gogne mediatiche gratuite, e per questo ha scelto di non rendere pubblici i nomi dei locali.
L’affondo politico
Sul caso è arrivata anche la reazione, non priva di veleno, di Vittorio Bertola, già consigliere comunale del Movimento 5 Stelle all’opposizione ai tempi della giunta Fassino. Bertola ha richiamato un noto gruppo social che raccoglie recensioni surreali di ristoranti e alberghi, dove abbondano — sostiene — le mamme che assegnano una stella a locali onesti lamentando discriminazioni perché con bambini, categoria che in quel gruppo viene etichettata come “mamma pancina”. Da lì il passaggio politico: il fatto che a scrivere un post del genere sia una consigliera della maggioranza che governa Torino, secondo Bertola, dice molto sulle capacità gestionali dell’amministrazione.
In merito ai post social ripresi dalla stampa sulla famiglia che sarebbe stata rifiutata dai ristoranti di Orvieto, il sindaco Roberta Tardani ha diffuso la seguente nota.
«Sono francamente sorpresa dalle parole della vicepresidente del consiglio comunale di Torino, Ludovica Cioria. Non abbiamo mai ricevuto prima d’ora segnalazioni di questo genere e l’episodio in questione, da quanto letto, sembra basarsi solo su delle supposizioni.
Non si può trasformare pertanto un racconto personale in una sentenza su Orvieto e soprattutto sui suoi ristoratori.
Quello che ne è scaturito, infatti, è una vera e propria gogna mediatica, francamente ingiustificata, nei confronti di un’intera città e di una categoria che ogni giorno lavora per garantire accoglienza e qualità. Orvieto è da sempre una città aperta e accogliente, anche e soprattutto verso le famiglie e i bambini. Un’accoglienza che è fatta della professionalità, della passione e del lavoro quotidiano di centinaia di operatori della ristorazione, della ricettività e del commercio che non meritano di essere indirettamente messi sotto accusa.
Nel 2025 Booking.com ha inserito Orvieto tra le 10 città più accoglienti del Mondo, un riconoscimento che appartiene innanzitutto ai nostri operatori e alla qualità dell’accoglienza che sanno offrire. Orvieto è una città a vocazione turistica e nei periodi di maggiore affluenza è del tutto normale che i ristoranti possano essere al completo, soprattutto in assenza di una prenotazione. Pretendere quindi di trasformare una normale dinamica in una sorta di ostilità verso le famiglie la trovo una forzatura. Allo stesso modo parlare di “overtourism” non descrive certo la realtà di Orvieto. La città sta crescendo molto dal punto di vista turistico ma lo sta facendo in maniera sostenibile, garantendo l’equilibrio tra le esigenze di residenti, turisti e attività economiche. Non metto in discussione il disagio personale che possa aver provato la consigliera. Contesto, però, con fermezza la generalizzazione che da quell’esperienza è scaturita. Ogni segnalazione può essere utile per migliorare ma gettarla in pasto al tritacarne dei social, di cui chi ricopre ruoli pubblici più di altri dovrebbe conoscere gli effetti, e vederla trasformare in un giudizio sommario non aiuta il confronto e rischia soltanto di alimentare rappresentazioni distorte e danneggiare l’immagine di una città».

