Un passeggero senza titolo di viaggio si oppone al controllo e dichiara che scenderà solo davanti ai carabinieri. Il verificatore riesce a farlo scendere e il bus riparte. Un minuto di video che racconta un lavoro sempre più esposto
Viterbo – Settantuno secondi di telefonino, girati in verticale da un sedile del pullman. Si vede un controllore che chiede un titolo di viaggio, un passeggero di colore che alza la voce e annuncia che dal mezzo non si muove — a meno che non arrivino i carabinieri — e una corsa che nel frattempo resta ferma. Alla fine il passeggero scende e il bus riprende il servizio.
È quanto accaduto su una corsa della linea Viterbo-Soriano nel Cimino, secondo la ricostruzione di chi ha ripreso la scena. L’episodio si è chiuso senza conseguenze fisiche e, per quanto risulta, senza intervento delle forze dell’ordine.
Un minuto che vale più di un minuto
Preso da solo, il fatto è minore: un’evasione tariffaria, una discussione, una corsa rallentata. Ma è esattamente il tipo di episodio che il settore del trasporto pubblico ha smesso di considerare fisiologico.
Nel momento in cui un passeggero rifiuta di scendere, il verificatore ha davanti tre strade, tutte scomode. Insistere, e rischiare che la tensione salga. Chiamare le forze dell’ordine, e bloccare la corsa per il tempo necessario, con decine di passeggeri a bordo. Lasciar correre, e trasformare il controllo in una formalità che tutti a bordo hanno visto fallire. Nel video, pubblicato sui social da Radio Roma News, la situazione si risolve con la prima opzione e senza strascichi, il che è quanto di meglio potesse accadere.
Va detto che il verificatore non ha alcun potere coercitivo: può accertare la violazione, contestarla, richiedere le generalità e, in caso di rifiuto, chiedere l’intervento della forza pubblica. Non può far scendere nessuno con la forza. Ogni esito positivo, in questi casi, passa dalla capacità di gestione del singolo operatore.
Il contesto: un fenomeno che i sindacati chiamano emergenza
I numeri nazionali parlano di circa settemila episodi denunciati ogni anno sui mezzi pubblici, tra violenze fisiche e verbali, con autisti, controllori e passeggeri come bersagli principali.
Nel Lazio la questione è arrivata sul tavolo della Prefettura. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Autoferro hanno chiesto un confronto con Comune, Regione, Atac, Cotral e le altre aziende del settore, parlando di un fenomeno in crescita e ponendo una questione elementare: nessun lavoratore dovrebbe recarsi al lavoro con la paura di rimetterci l’incolumità.
Dal confronto è nato un protocollo d’intesa per la sicurezza nel trasporto pubblico locale che prevede bodycam per i controllori delle linee Cotral, pulsanti di allarme silenzioso collegati al 112 e geolocalizzazione dei mezzi. Cotral, dal canto suo, aveva già siglato con i sindacati un accordo che introduce panic button e bodycam per il personale più esposto, con sperimentazione sulle linee considerate a rischio, oltre a un percorso di formazione dedicato alla prevenzione e alla gestione dei conflitti.
Il nodo delle linee di provincia
Qui sta il punto che riguarda direttamente la Tuscia. Bodycam e pulsanti di emergenza vengono introdotti partendo dalle linee più a rischio, che nella mappa aziendale sono quelle a maggiore densità di utenza e di episodi segnalati. Le corse extraurbane di provincia — meno frequentate, spesso con un solo operatore a bordo, a distanza dai presidi delle forze dell’ordine — non sono necessariamente le prime della lista.
Il video della Viterbo-Soriano mostra proprio questo: un operatore che gestisce da solo, senza dispositivi di supporto, una situazione che l’azienda ha formalmente riconosciuto come area di rischio. È finita bene. La domanda che il settore si pone da tempo è cosa succede quando finisce diversamente.

