Il figlio, che si trova nel carcere minorile di Casal del Marmo con l’accusa di omicidio, avrebbe raccontato agli investigatori di non riuscire più a sopportare la madre
ROMA – Calci e pugni, senza utilizzare coltelli o altre armi. È questa la prima ricostruzione emersa dall’autopsia eseguita sul corpo della 49enne aggredita dal figlio sedicenne nell’abitazione di Centocelle, a Roma, nell’ultima domenica di agosto. L’esame medico-legale avrebbe evidenziato diverse lesioni, tra cui la frattura di più costole e numerose emorragie, compatibili con una violenta aggressione portata avanti a mani nude.
La donna, che avrebbe compiuto 50 anni a dicembre, era stata trasportata in condizioni disperate in ospedale dopo l’aggressione. È morta poco dopo. L’autopsia è stata eseguita lunedì pomeriggio all’Istituto di medicina legale del Policlinico Tor Vergata. Gli accertamenti dovranno ora essere completati con una relazione più approfondita e con gli esami tossicologici, destinati a essere messi a disposizione della Procura presso il Tribunale per i minorenni.
Il figlio, che si trova nel carcere minorile di Casal del Marmo con l’accusa di omicidio, avrebbe raccontato agli investigatori di non riuscire più a sopportare la madre. La sua posizione è ora al centro di un’indagine della IV Sezione della Squadra Mobile, che dovrà chiarire anche se dietro l’aggressione possa esserci stata una qualche forma di premeditazione.
Sul fronte giudiziario, la difesa del ragazzo ha chiesto una perizia psichiatrica, che dovrebbe essere effettuata nei prossimi giorni. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire anche le condizioni psicologiche e familiari del sedicenne, oltre al suo comportamento prima e dopo la tragedia.
Un elemento che ha attirato l’attenzione degli inquirenti riguarda proprio le ore precedenti e successive all’omicidio. Il giovane aveva contattato la polizia il pomeriggio del 30 agosto, prima dell’aggressione, lamentando una situazione difficile in casa. La sera precedente, secondo quanto ricostruito, avrebbe già chiesto l’intervento degli agenti sostenendo che la madre lo stesse costringendo a bere alcolici. Era stato accompagnato in ospedale e successivamente era tornato a casa, anche per volontà della stessa madre.
Dalle indagini è emerso inoltre il quadro di un’adolescenza segnata da difficoltà familiari. Il ragazzo era stato preso in carico dai servizi sociali già nel 2023, quando la madre, affetta da problemi di salute, era stata costretta a un lungo ricovero. All’epoca lui era ancora un bambino e, secondo quanto ricostruito, si sarebbe trovato in alcune occasioni a dormire nelle abitazioni di compagni di scuola.
Anche la storia della madre appare segnata da numerose difficoltà. Rimasta sola e alle prese con lavori precari e problemi personali, era riuscita a vendere l’appartamento di famiglia al Celio e a trasferirsi in un piccolo bilocale a Centocelle. Una vita complicata anche da lutti e vicende familiari dolorose.
Gli investigatori stanno cercando di capire quanto questo contesto abbia influito sul rapporto tra madre e figlio e sulla drammatica escalation culminata nell’aggressione mortale. Nel frattempo, resta da chiarire anche la capacità del sedicenne di intendere e di volere al momento dei fatti, aspetto che sarà oggetto degli accertamenti psichiatrici richiesti dalla difesa.
La ricostruzione dell’autopsia aggiunge dunque un elemento importante all’inchiesta: la donna sarebbe stata colpita ripetutamente con calci e pugni, senza che venissero utilizzate armi da taglio. Saranno ora gli ulteriori esami e gli accertamenti della Squadra Mobile a stabilire con maggiore precisione cosa sia accaduto in quella casa e cosa abbia portato a un epilogo così drammatico.

