L'interno dello stabilimento Stellantis di Cassino
La transizione elettrica rallenta e lo stabilimento soffre. Senza nuovi modelli il polo manifatturiero rischia la paralisi
Le ragioni di questa paralisi affondano le radici nel rallentamento globale del settore automotive e in una transizione verso l’elettrico decisamente più lenta rispetto alle stime iniziali. Il gruppo Stellantis si trova oggi a gestire investimenti ingenti a fronte di una domanda europea inferiore alle attese, a cui si aggiungono crescenti pressioni sui margini industriali. A pagare il prezzo più alto di questo squilibrio è proprio il sito di Cassino, che soffre per la cronica mancanza di saturazione degli impianti e per l’assenza di nuove assegnazioni capaci di garantire stabilità nel medio termine.
La tensione sociale nel territorio sta salendo rapidamente. Le sigle sindacali, con la Uilm in prima fila, hanno alzato la voce per chiedere risposte immediate e concrete sul futuro occupazionale dello stabilimento. I rappresentanti dei lavoratori sottolineano come non sia più tollerabile navigare a vista e invocano un piano strategico chiaro. Servono nuovi modelli, investimenti massicci sui processi produttivi e volumi reali, gli unici elementi in grado di salvaguardare l’occupazione e il tessuto economico locale.
Le prossime settimane saranno cruciali per capire se Cassino riuscirà a invertire la rotta o se il progressivo spegnimento delle linee diventerà strutturale. Senza una decisa inversione di tendenza strategica da parte dei vertici del gruppo, il rischio è che uno dei pilastri storici della manifattura italiana scivoli verso un declino irreversibile, con conseguenze devastanti per l’intera regione.

