L’ex sindaco di Civitavecchia denuncia un debito vicino ai 3,9 milioni, servizi scadenti e posti di lavoro a rischio per 320 dipendenti. E propone quattro punti per rilanciare la città: “Il futuro di Civitavecchia non si svende”
Civitavecchia – Un piano di risanamento “polverizzato” dopo appena tre mesi, un debito vicino ai 3,9 milioni di euro e 320 lavoratori che non sanno cosa li aspetta.
Pietro Tidei, ex sindaco di Civitavecchia, attacca la gestione di Civitavecchia Servizi Pubblici (Csp), la società partecipata del Comune, e chiede un cambio immediato ai vertici. “Così non va, e così non può più proseguire”, scrive in un lungo intervento rivolto a cittadini, istituzioni e sindacati.
“Credo nelle partecipate sane”
Tidei parte dalla propria esperienza. Ricorda che nel 1999, quando era sindaco, nacque Etruria Servizi con 47 dipendenti, oggi diventati 320. Più tardi, sempre da sindaco, di fronte a un’azienda che definisce inefficiente e “covo di privilegi”, propose di liquidare Hcs per creare una nuova municipalizzata. Racconta di aver ricevuto persone a cui era stata regalata la tuta aziendale come promessa di assunzione.
I numeri della crisi
Il cuore della critica è il Piano di risanamento aziendale (Pra), approvato a dicembre. Secondo Tidei è saltato dopo appena tre mesi: “Questa non è gestione aziendale, è navigazione a vista nel buio più totale”. Il piano prevedeva di portare il debito a 3,2 milioni; oggi, sostiene l’ex sindaco, si avvicina ai 3,9, perché le manovre correttive promesse non sono mai state attuate. Il Comune, aggiunge, negli ultimi anni ha già versato 9 milioni per ricapitalizzare la società e ora ha le mani legate dalla Corte dei conti.
Tidei parla anche del concorso per stabilizzare i lavoratori stagionali, oggi sospeso, mentre in sei mesi si è accumulato un deficit di 411mila euro. “La continuità aziendale è messa in serio pericolo”, avverte: per i 320 dipendenti e le loro famiglie il rischio di perdere il lavoro è “concreto, imminente, reale”.
“Paghiamo di più per avere di meno”
Per l’ex sindaco, mentre i conti peggiorano, peggiorano anche i servizi. Cita la pulizia delle strade, i cimiteri lasciati all’abbandono e la gestione della sosta a pagamento, che giudica senza una logica moderna. Intanto, sostiene, la Tari aumenterà di 1,2 milioni e l’addizionale Irpef comunale colpisce anche i redditi sotto i 10mila euro. La Csp, conclude, da azienda nata per garantire servizi essenziali è diventata una zavorra che rischia di affondare i conti del Comune e di travolgere i suoi stessi dipendenti.
La richiesta: via i vertici
Da qui la richiesta di un “radicale, immediato e perentorio” cambio del management. Secondo Tidei i vertici attuali hanno dimostrato di non saper gestire i servizi pubblici locali. Al loro posto, dice, servono manager con esperienza industriale e finanziaria, non nomine decise dai partiti, capaci di presentare un piano di ristrutturazione del debito credibile e concordato con creditori e Comune.
Il piano, secondo l’ex sindaco, deve anche garantire la clausola sociale e i 320 posti di lavoro, riorganizzando l’azienda “senza macelleria sociale”, con standard di qualità che i cittadini possano verificare ogni giorno. Senza un cambio al vertice, avverte, qualsiasi nuovo trasferimento di soldi dal Comune, anche se presentato come revisione dei contratti di servizio, sarebbe solo “un’agonia prolungata”.
Una città che invecchia
Per Tidei la crisi della Csp è il sintomo di un problema più grande: la mancanza di un piano di sviluppo per la città, mentre finisce l’era del carbone e cambiano porto e logistica. L’ex sindaco cita dati demografici preoccupanti. Oggi gli over 65 sono il 25% della popolazione e nei prossimi vent’anni supereranno il 34%, cioè un cittadino su tre. La popolazione in età da lavoro, tra i 15 e i 64 anni, calerà di quasi 7.500 persone. Tidei denuncia anche la fuga dei giovani qualificati, l’aumento delle disuguaglianze, imprenditori che non investono più e una politica locale, a suo dire, subalterna ai poteri economici. E avverte che la transizione energetica, senza un piano industriale per il territorio, rischia di cancellare i posti dell’indotto senza crearne di nuovi.
Quattro proposte per ripartire
L’ex sindaco respinge però l’idea di un declino inevitabile e propone quattro linee di intervento:
- Rilanciare le partecipate: nuovo management, più efficienza e nuovi servizi, per esempio per il porto, la sosta e la logistica urbana, così da riportare la Csp in attivo e garantire stabilità ai lavoratori.
- Un patto per lo sviluppo: tra Comune, Autorità di sistema portuale, Regione e ministeri, per fare del porto il motore di logistica retroportuale, turismo ed energie rinnovabili, attirando investimenti privati legati all’occupazione giovanile locale.
- Formare i giovani nel digitale, nella sostenibilità, nella manutenzione avanzata e nel turismo di qualità, perché abbiano un motivo per restare.
- Un nuovo welfare: servizi domiciliari, Rsa moderne e sostegno alle giovani famiglie contro il calo delle nascite, senza tagliare i servizi ai più deboli.
“I lavoratori di Csp non sono soli. La città non è sola”, conclude Tidei. “Esige risposte, esige competenza, esige un cambio di passo immediato”.

