Un altro pezzo dello storico quartiere che cede ai cambiamenti del tempo
VITERBO – Questo settembre via Santissima Maria Liberatrice non ha visto il consueto viavai di zaini e grembiuli. Il portone dell’istituto paritario San Faustino si è serrato definitivamente, mettendo la parola fine a quasi sessant’anni di ininterrotta attività educativa. Il silenzio che avvolge ora i vicoli del quartiere segna la conclusione di un lungo capitolo storico e sociale per la città di Viterbo.
L’istituto ha rappresentato per decenni molto più di un semplice polo scolastico, fungendo da vero e proprio nucleo comunitario per innumerevoli generazioni di viterbesi, accompagnati dai primi passi all’asilo fino al completamento delle scuole elementari e attraverso le attività ricreative dei centri estivi. L’anima della struttura risiedeva nel corpo docente, un sodalizio tra religiose e maestre laiche che ha lasciato un’impronta profonda nel tessuto cittadino. Nella memoria collettiva restano incise le figure di suor Michelina, suor Lucia e della storica collaboratrice Rosa, pilastri della scuola dell’infanzia, ricordate per il clima familiare che riuscivano a instaurare quotidianamente e per l’inconfondibile atmosfera di casa che si respirava tra i corridoi. Altrettanto centrale è stata la figura dell’ex madre superiora, suor Francesca, ricordata da chi ha frequentato l’istituto come una guida autorevole e un solido punto di riferimento per intere famiglie.
Il patrimonio di ricordi cittadini legato a queste mura è vasto e spazia dalle passeggiate di gruppo dirette verso la zona della Trinità, alle recite invernali che scandivano l’avvicinarsi delle festività, fino alle giornate di gioco all’aperto.
La chiusura definitiva della struttura non è che l’epilogo di un cambiamento inesorabile: a pesare sul destino della scuola sono state le profonde trasformazioni urbane che hanno mutato il volto e le dinamiche del rione di San Faustino, unite ai colpi di un calo demografico che continua a ridurre drasticamente il numero delle nuove nascite. Con lo stop alle lezioni in via Santissima Maria Liberatrice, il capoluogo della Tuscia non perde solo un edificio scolastico, ma un fondamentale snodo di aggregazione e un pezzo fondante della propria identità sociale.

