Caso mascherine, il Tribunale demolisce il Comune di Tolfa: la sospensione di Mori è illegittima e va risarcito

Il Comune, chiamato in causa su controversie connesse, rischia di dover sborsare decine di migliaia di euro e rischia lo stato d’accusa per danno erariale alla Corte dei Conti

TOLFA – Non è solo una sconfitta legale per il Comune di Tolfa, ma un vero e proprio atto d’accusa contro un sistema che ha cercato un capro espiatorio per coprire carenze organizzative e scelte politiche. La sentenza della Sezione Lavoro del Tribunale di Civitavecchia, a firma della Dott.ssa Irene Abrusci, non lascia spazio a interpretazioni: la sospensione di sei mesi inflitta al funzionario Andrea Mori è illegittima.

Il Comune è stato condannato a restituire tutte le retribuzioni arretrate e a pagare oltre 5.300 euro di spese legali. Ma ciò che emerge tra le pieghe della sentenza è il ritratto di un accanimento amministrativo basato sul “nulla” procedurale.

Una contestazione “generica” e senza basi

Il Giudice ha evidenziato come l’azione disciplinare fosse viziata sin dall’origine da una grave genericità.

L’amministrazione si era limitata a trascrivere passaggi di un referto dei revisori dei conti che riguardava l’ente nel suo complesso, senza mai indicare quali fossero le condotte specifiche di Mori.

“La sanzione disciplinare irrogata al Mori sia illegittima per genericità della contestazione degli addebiti, non essendo state fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, i fatti che il datore di lavoro considera illeciti disciplinari”.

Il ruolo del Sindaco: tra “regia” e testimonianze inattendibili

Il punto più critico per l’amministrazione riguarda il coinvolgimento diretto dell’allora Sindaco, Luigi Landi. Mentre l’ente cercava di scaricare su Mori ogni responsabilità circa la scelta dei fornitori e la gestione degli ordini di mascherine, la prova testimoniale ha ribaltato la narrazione.

La direttrice della farmacia, la dott.ssa Sanfilippo, ha confermato che era il Sindaco il vero punto di riferimento: riceveva foto degli scatoloni in arrivo e dava il suo “ok”. In questo contesto, il Giudice ha usato parole durissime sulla credibilità dell’ex primo cittadino:

“Di qui l’inattendibilità della deposizione resa da Luigi Landi nella parte in cui tenta di sostenere che egli, dopo la prima fase dell’emergenza pandemica, non era più a conoscenza degli acquisti di mascherine”.

Il Giudice sottolinea come sia emerso un “diretto coinvolgimento dei vertici del Comune, nella persona del sindaco pro tempore” , rendendo impossibile imputare a Mori scelte amministrative che non gli appartenevano.

Mori: un funzionario che ha solo fatto il suo dovere

Dalla sentenza emerge che Mori, lungi dal gestire la farmacia in modo “allegro” come sostenuto dall’Upd, ha continuato a seguire le procedure preesistenti e ha agito in un contesto di disorganizzazione imputabile ai vertici.

Non è stata provata alcuna violazione di legge o di regolamento, tanto che gli atti da lui firmati non sono mai stati annullati in autotutela né impugnati dalla Corte dei Conti.

Un rischio economico (e contabile) per la comunità

L’ostinazione dell’amministrazione nel non voler chiudere la vicenda con una transazione, nonostante i pareri legali, rischia ora di trasformarsi in un boomerang. Oltre ai 6 mesi di stipendio e alle spese di questo grado di giudizio, pende ancora il ricorso sulla sospensione a tempo indeterminato legata al caso Allumiere.

Se il Comune dovesse soccombere ulteriormente – scenario probabile vista la fragilità delle accuse già smontate – il conto per le casse pubbliche salirebbe a decine di migliaia di euro.

Un danno erariale che potrebbe chiamare in causa proprio chi ha deciso di procedere “a testa bassa” contro un dipendente che, come certificato dal Tribunale, stava solo servendo la Repubblica con responsabilità.

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