Due giorni fa la riunione, particolarmente accesa, tra varie associazioni del territorio
VITERBO – “Acqua avvelenata nel Viterbese”. È questo l’allarme lanciato dalle associazioni intervenute all’assemblea pubblica che si è svolta il 22 febbraio al teatro della parrocchia di San Leonardo Murialdo, davanti a una platea definita dagli organizzatori “straordinariamente partecipata”.
All’incontro hanno preso parte l’Associazione di Base dei Consumatori (A.Ba.Co.), il comitato “Noi non ce la beviamo”, ISDE Medici per l’Ambiente, il Comitato Acqua Pubblica Sabina e l’associazione Balia dal Collare. Nel corso della serata A.Ba.Co. ha annunciato di aver inviato una diffida alla società Talete, gestore del servizio idrico, in merito alla situazione nel Comune di Ronciglione, illustrando anche i possibili sviluppi dell’iniziativa.
“È ora di dire basta a bollette carissime per un’acqua che non si può neanche utilizzare”, hanno dichiarato dal palco, raccogliendo l’applauso dei cittadini presenti, preoccupati sia per la qualità dell’acqua sia per i costi ritenuti “ingiustificabili ed esorbitanti”.
Uno dei punti più contestati riguarda l’ipotesi di miscelare l’acqua locale con quella del Peschiera per abbassare la concentrazione di arsenico. Una soluzione che le associazioni respingono con decisione: “La diluizione non è salute – è stato ribadito –. Annacquare l’arsenico significa distribuire il rischio su volumi maggiori, senza eliminare alla radice la presenza di un inquinante pericoloso”. Secondo i promotori dell’iniziativa, “l’unica strada percorribile resta l’abbattimento del contaminante e la tutela delle sorgenti locali”.
Non solo salute pubblica. Durante l’assemblea sono state sollevate anche perplessità sull’impatto ambientale di un eventuale prelievo massiccio d’acqua dal Reatino. “Ad oggi mancano studi d’impatto trasparenti – sostengono – e le criticità scientifiche sull’ecosistema rendono il progetto una pericolosa incognita, non una certezza”.
Nel mirino anche i possibili interessi economici dietro ai grandi interventi infrastrutturali. “Il timore – hanno spiegato – è che questi mega-progetti servano più a garantire profitti alle multinazionali dell’acqua e alle grandi stazioni appaltanti che a risolvere i problemi dei viterbesi, che rischierebbero costi ancora più alti e una qualità incerta”.
Infine, la replica ad alcune ricostruzioni giornalistiche locali che avrebbero definito la mobilitazione “anacronistica” o “surreale”. “Parlare di battaglia già vinta di fronte a un problema sanitario ancora aperto è un esempio di informazione avvelenata – si legge nella nota –. È una narrazione che tenta di anestetizzare il senso critico dei cittadini proprio quando la vigilanza dovrebbe essere massima”.
Le associazioni invitano la cittadinanza a non abbassare la guardia: “Solo il controllo dal basso e la pressione popolare possono impedire che sulla nostra salute vengano prese decisioni tecnocratiche e opache. La battaglia per l’acqua bene comune è più attuale che mai”.

