L’analisi de La Fortezza pone anche in rilievo la necessità di allinearsi agli standard europei e di accogliere le istanze dei professionisti del settore
VITERBO – In vista dell’importante appuntamento referendario della prossima settimana, il movimento politico locale La Fortezza Viterbo prende una posizione netta, invitando i cittadini e i propri sostenitori a recarsi ai seggi per sostenere la riforma.
In una nota ufficiale diffusa oggi, il movimento chiarisce le motivazioni di questa mobilitazione, sottolineando come la consultazione sia l’occasione per un cambiamento profondo del sistema Paese: «La Fortezza Viterbo chiama tutti gli italiani a votare SÌ il 22 e 23 marzo. Non si tratta di una semplice riforma tecnica: è una battaglia importante per spezzare finalmente la catena che da decenni tiene la magistratura sottomessa al potere politico della sinistra».
Secondo l’organizzazione viterbese, l’attuale assetto giudiziario soffrirebbe di una deriva ideologica che ne pregiudica l’imparzialità: «Oggi essa è ostaggio delle correnti rosse Area e Magistratura Democratica. Queste lobby politicizzate decidono nomine, avanzamenti di carriera e ovviamente le sentenze, influenzando pesantemente la sicurezza degli italiani con scelte assurde in materia di immigrazione clandestina e legittima difesa, lasciando liberi delinquenti stranieri, bloccando i rimpatri e punendo chi si protegge. Il risultato è chiaro a chiunque abbia occhi per vedere: la Giustizia non è più imparziale, è un’arma nelle mani della sinistra per colpire gli avversari politici e proteggere i propri. Il principio di Montesquieu – la separazione dei poteri – viene calpestato ogni giorno: il potere giudiziario si erge a super-potere, ostacola e delegittima quello legislativo espressione del Popolo, trasformando l’Italia in una repubblica dei giudici rossi invece che in una democrazia sovrana».
L’analisi de La Fortezza prosegue mettendo in rilievo la necessità di allinearsi agli standard europei e di accogliere le istanze dei professionisti del settore: «Questa riforma rappresenta inoltre il naturale compimento del sistema penale accusatorio, ormai in voga in Italia da decenni, che finalmente si allinea a un modello di giustizia equilibrato e non politicizzato come avviene nel resto d’Europa. Ma c’è di più. Sul piano strettamente personale, chi ogni giorno rappresenta i cittadini nei tribunali – gli avvocati – ha già scelto da che parte stare. L’Unione delle Camere Penali ha detto infatti univocamente SÌ alla riforma. Questo perché con la separazione delle funzioni in due distinti Consigli superiori della Magistratura estratti a sorte, il giudice non sarà più il “collega di scrivania” del Pubblico Ministero, ma un giudice terzo e imparziale nei confronti dell’imputato. Il sorteggio inoltre mette fine al mercimonio, ai ricatti, alle spartizioni di poltrone e alle sentenze concordate tra compagni di corrente. Basta con le promozioni per fedeltà politica ma solo per merito: il magistrato dovrà rispondere solo alla Legge e alla propria coscienza».
Infine, il comunicato pone l’accento sulla responsabilità civile e professionale dei magistrati, plaudendo all’introduzione di nuovi organi di controllo: «E finalmente arriva un’altra novità: l’ Alta Corte Disciplinare. Per la prima volta in Italia i magistrati – l’unica categoria che oggi può sbagliare per dolo o per colpa senza pagare mai – verranno sanzionati davvero. Errori, abusi, processi farsa, carriere costruite sulla persecuzione politica: tutto avrà un conto da pagare. Basta con l’impunità di casta».
Il movimento conclude con un appello accorato alla cittadinanza per i giorni del 22 e 23 marzo: «Per questi motivi, senza esitazione: VOTIAMO SÌ AL REFERENDUM. Votiamo per la separazione delle funzioni, accusatoria e giudicante; votiamo per la fine delle correnti; votiamo per un giudice veramente terzo; votiamo per una giustizia che punisce tutti, anche i togati».


