Romania, cade il governo Bolojan: sfiduciato in Parlamento da socialdemocratici ed estrema destra, il futuro è un rebus

BUCAREST – La Romania precipita nuovamente nel caos politico. Il Paese che aveva già attraversato una fase travagliata a cavallo tra 2024 e 2025, quando erano state annullate dalla Corte Costituzionale le elezioni presidenziali vinte dall’ultranazionalista filo-russo Călin Georgescu per le interferenze di Mosca nel voto, col “secondo turno” che aveva poi visto trionfare il fronte europeista guidato dal sindaco della capitale Bucarest Nicușor Dan, vede cadere il secondo governo in un anno.

Dopo Marcel Ciolacu, che aveva lasciato l’incarico di primo ministro nel maggio scorso dopo un voto unanime dei dirigenti del Partito Socialdemocratico proprio a causa del pessimo risultato del candidato del partito alle presidenziali vinte da Dan, martedì è stato il Parlamento a sfiduciare il primo ministro Ilie Bolojan (nella foto di copertina).

La mozione presentata da Socialdemocratici e dall’AUR, il partito di estrema destra Alleanza per l’unità dei romeni entrambi all’opposizione, è stata sostenuta da 281 parlamentare su 330. Due partiti che, seppur all’opposizione, hanno già chiarito che non intendono governare assieme: la scelta di unirsi nella sfiducia ai danni di Bolojan nasce dall’obiettivo comune di far cadere l’esecutivo in particolare per le politiche fiscali di austerity del governo, sostenuto dal Partito Nazional Liberale, il principale partito di centrodestra del Paese, dai liberali dell’Unione Salva Romania (USR) e dal partito della minoranza ungherese (UDMR).

Bolojan, predecessore di Nicușor Dan alla presidenza della Repubblica, era stato nominato primo ministro a maggio del 2025 con un compito “ingrato”, ovvero effettuare le riforme necessarie a ridurre il mastodontico deficit dello Stato e sbloccare così i fondi europei, con Bucarest è che sotto procedura di infrazione a Bruxelles dal 2020. Per questo lo scorso giugno il governo aveva messo mano ad una serie di riforme molto impopolari, tra cui l’aumento di IVA e accise, l’introduzione di nuove tasse e di un tetto a stipendi e pensioni dei dipendenti pubblici, oltre ad interventi sul sistema sanitario e amministrativo con l’obiettivo di tagliarne i costi. Anche per questo i Socialdemocratici lo scorso aprile, da principale partito della maggioranza, si erano sfilati dalla coalizione di governo per timore che misure così impopolari potessero favorire il consenso dell’estrema destra dell’AUR, già all’opposizione dell’esecutivo guidato da Bolojan.

A seguito del voto di sfiducia il governo Bolojan resterà in carica per gli affari correnti, col presidente Dan che terrà consultazioni per trovare un altro primo ministro che possa ottenere la fiducia. La situazione è di stallo totale in Parlamento: Liberali e altri partiti minori hanno escluso di allearsi di nuovo con i Socialdemocratici dopo la fuoriuscita di aprile, mentre AUR e gli stessi Socialdemocratici non hanno i seggi per governare da soli.

George Simion

Il voto segna una vittoria politica clamorosa per Aur, il partito guidato da George Simion, che dopo anni di isolamento si può porre ora come candidato naturale a entrare nel nuovo esecutivo.

“È tempo di riconciliazione nazionale, è tempo di speranza, è tempo di futuro”, ha dichiarato Simion nell’aula del Parlamento subito dopo il voto, annunciando esplicitamente che Aur è pronta ad assumersi la responsabilità di un futuro governo.