Civitavecchia “pattumiera” di Roma: il Piano Rifiuti regala al porto turistico monnezza “imperiale”

Guerra dei rifiuti nel Lazio: Gualtieri “prenota” una buca sul mare, che farà il sindaco dem Piendibene?

CIVITAVECCHIA – Il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti 2026-2031, presentato ufficialmente il 22 aprile 2026, ha scatenato un vero e proprio “fuoco amico” all’interno del Partito Democratico.

Al centro della contesa c’è il destino degli scarti di Roma che, secondo le nuove direttive, viaggeranno verso il litorale, riaccendendo lo scontro tra il sindaco della Capitale (e Commissario straordinario), Roberto Gualtieri, e il primo cittadino di Civitavecchia, Marco Piendibene.

Brochure Piano rifiuti mercoledì 22 aprile 2026

Il “nodo” Civitavecchia: Fosso Crepacuore

Il piano regionale suddivide il Lazio in due soli Ambiti Territoriali Ottimali: l’ATO 1 (il Lazio senza Roma) e l’ATO 2 (la sola Roma Capitale). Tuttavia, sorge un problema strutturale: il Piano di Roma Capitale non prevede discariche all’interno dei propri confini.

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Per chiudere il ciclo, il PRGR stabilisce che i rifiuti trattati dell’ATO 2 (Roma) vengano accolti all’interno del perimetro dell’ATO 1, seguendo il principio di prossimità. Gli occhi sono puntati su Civitavecchia, dove è in fase di autorizzazione l’ampliamento della discarica di Fosso Crepacuore (lotto 4) per una capacità di 400.000 metri cubi.

Due sindaci, uno stesso partito, visioni opposte

La tensione è alle stelle:

Roberto Gualtieri preme per l’autosufficienza regionale entro il 2028 e ha bisogno di sbocchi immediati per i residui del trattamento della Capitale, che attualmente viaggia a una raccolta differenziata ferma al 46,6%.

Marco Piendibene, d’altro canto, si oppone fermamente all’idea di trasformare Civitavecchia — città già gravata da anni di servitù energetiche e ambientali — nel “secchiello” degli scarti romani, proprio a due passi dal mare.

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Le ombre del passato: il caso MAD

A rendere il clima ancora più pesante è la storia del sito di Fosso Crepacuore. La discarica è legata alla MAD di Valter Lozza, imprenditore finito al centro di un’inchiesta giudiziaria insieme a Flaminia Tosini (ex dirigente del settore rifiuti della Regione Lazio). L’accusa che portò agli arresti fu quella di aver ottenuto autorizzazioni e certificazioni in modo fraudolento attraverso un sistema corruttivo, inquinando pesantemente la gestione amministrativa del settore negli anni passati.

Nonostante la Regione abbia stanziato 60 milioni di euro per potenziare la raccolta differenziata e l’economia circolare:

L’obiettivo regionale è raggiungere il 72,3% di differenziata entro il 2031.

Tuttavia, circa il 55% dei rifiuti continua a seguire lo scenario “inerziale” (ovvero basato sui dati correnti), finendo per essere bruciato o interrato in discarica.

Il fabbisogno totale di discarica stimato per il periodo 2026-2031 è di 1,166 milioni di tonnellate.

Mentre il piano promette di ridurre il conferimento in discarica al solo 6% entro il 2031, la realtà del 2026 racconta di uno scontro politico imminente: tra tre settimane, mentre il TAR deciderà le sorti balneari di Tarquinia, i due sindaci del Lazio si ritroveranno a discutere di un’eredità ben più ingombrante e maleodorante.

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Fabbisogno e siti per lo smaltimento

Per il periodo 2026-2031, il Lazio stima un fabbisogno di discarica per circa 1,1 milioni di tonnellate di scarti non combustibili. Oltre a Civitavecchia, i siti principali per l’ATO 1 includono:

Viterbo: Ampliamento del bacino VT4 per 550.000 m³.

Aprilia (Sant’Apollonia): Nuova discarica per oltre 940.000 m³.

Roccasecca: Ampliamento del bacino V per 450.000 m³.

Sebbene il piano prometta di ridurre l’uso della discarica a meno del 6% entro il 2031, la strada verso l’abbattimento dei costi e l’autosufficienza reale appare ancora tortuosa, stretta tra la necessità tecnica di nuovi impianti e la difficile eredità politica e legale dei territori coinvolti.