Miracolo a Tarquinia: centinaia di tifosi (Invisibili) e palazzetti da NBA per la Serie D

Il politico prestato allo sport (o viceversa) si è lasciato andare ad un post su Fabook davvero esilerante. L’epopea cestistica di Memmo Ranucci: tra sogni di gloria, “tutto esaurito” e l’irresistibile profumo di lottizzazione alla Piana del Giglio

TARQUINIA – Se il basket fosse una scienza esatta, Tarquinia sarebbe già la nuova Cleveland. Ma siccome qui siamo nel campo della politica-sportiva d’assalto, la realtà tende a farsi elastica, quasi quanto la retina di un canestro dopo una schiacciata (che però, in Serie D, si vede con la stessa frequenza del passaggio della cometa di Halley).

L’ultimo post Facebook di Anselmo “Memmo” Ranucci, presidente della Pegaso Basket nonché aspirante salvatore della patria tarquiniese, è un capolavoro di letteratura onirica. Un testo che mescola sapientemente bilanci virtuosi, “mercenari” respinti ai cancelli e una visione urbanistica che farebbe invidia a uno sceicco.

Ranucci ci informa, con la solennità di chi ha appena scoperto il fuoco, che il futuro della Pegaso interessa a “centinaia e centinaia di sportivi”. Un dato statistico affascinante, se non fosse che, a guardare le tribune durante le partite, sembra di stare a un ritiro spirituale di eremiti.

Eppure Memmo insiste: la gente scalpita, il palazzetto attuale è un tugurio, il pubblico preme per entrare.

Forse il Presidente conta anche i passanti, i piccioni sul tetto o, più probabilmente, i futuri elettori che spera di veder “accatastati” in tribuna. Sta di fatto che per la Pegaso – che milita orgogliosamente nell’ultima frontiera del dilettantismo (la Serie D, ovvero quel posto dove il terzo tempo è più lungo della partita) – il Palazzetto attuale è ormai stretto. Come una scarpa numero 38 su un piede 45.

Ed ecco che il sogno sportivo si sposa con la visione urbanistica. Ranucci lancia l’allarme: serve una struttura da mille posti. Avete capito bene: mille. Per una squadra che gioca in una categoria dove, di solito, il pubblico è composto dai genitori dei giocatori e da qualche passante che ha sbagliato porta cercando la farmacia comunale.

Ma perché tanta foga per un nuovo impianto? Il sospetto che non si tratti solo di amore per la palla a spicchi sorge leggendo i nomi degli sponsor citati con tanto affetto: Dimore Immobiliare e Agostini Costruzioni. Coincidenze? Forse. Sta di fatto che nell’aria, oltre all’odore di canfora, c’è quello del calcestruzzo della lottizzazione della Piana del Giglio.

Il piano è quasi poetico: “Voi mi fate costruire dove dico io, e io in cambio vi regalo il Palazzetto”. Una sorta di baratto rinascimentale in chiave moderna, dove lo sport diventa la foglia di fico per coprire l’ennesima potenziale cattedrale nel deserto.

Mentre l’attuale sindaco Sposetti viene dipinto come il cattivo di un film di serie B che non capisce il “momento magico”, Ranucci punta già alla Serie C. Perché fermarsi? Perché non puntare direttamente all’Eurolega o a una franchigia a Las Vegas?

Nel frattempo, la città si interroga: ma se il palazzetto da mille posti dovesse davvero sorgere e la Pegaso continuasse a giocare davanti a quaranta persone (incluse le signore delle pulizie), chi pagherà la luce e il riscaldamento di quel gigante vuoto?

Cari tifosi della Pegaso, state tranquilli. Memmo sta pensando a voi. Anche se non esistete in quelle quantità, anche se la domenica pomeriggio preferireste stare al mare, lui vi vede. Siete centinaia, siete migliaia, siete una marea umana pronta a invadere un nuovo palazzetto che – guarda caso – spianerà la strada a nuovi quartieri residenziali.

In fondo, il basket è un gioco di rimbalzi. E in politica, saper far rimbalzare la palla dal campo da gioco alla lottizzazione edilizia è la vera dote del fuoriclasse.

Forza Pegaso, e forza cemento!