Secondo il gruppo civico, il problema dell’arsenico nel territorio viterbese sarebbe ancora “strutturale e non risolto”
TUSCIA – Nuovo intervento del comitato Non ce la beviamo sul tema dell’arsenico nelle acque della Tuscia. Al centro della presa di posizione ci sono i recenti superamenti dei limiti consentiti registrati in diversi comuni della provincia di Viterbo e le modalità con cui vengono effettuati i controlli sulla qualità dell’acqua.
“Ogni giorno c’è un Comune della provincia che supera i valori di arsenico consentiti dalla legge. Ieri è stata la volta di Sutri”, scrive il comitato in una nota, ricordando anche le situazioni di Ronciglione e Caprarola, dove risultano ancora in vigore ordinanze di non potabilità risalenti a molti anni fa.
Secondo il gruppo civico, il problema dell’arsenico nel territorio viterbese sarebbe ancora “strutturale e non risolto”, nonostante gli interventi messi in campo negli ultimi anni.
Nel comunicato viene contestato anche quanto riportato dal sindaco di Sutri in merito al rientro dei valori entro i limiti di legge. “Leggiamo che le analisi disposte da Talete ed eseguite da Acea Infrastructure dimostrerebbero il ritorno dei parametri sotto soglia”, afferma il comitato, che però solleva dubbi sul sistema dei controlli.
“Occorre fornire ai cittadini dati ufficiali e certificati da enti pubblici e indipendenti, evitando che il controllato diventi anche controllore”, si legge ancora nella nota. Da qui la richiesta di chiarimenti sul ruolo affidato ad Acea Infrastructure e sulle modalità con cui Talete avrebbe individuato l’ente incaricato delle verifiche.
Il comitato parla di “gestione privatistica” del servizio idrico e sostiene che decisioni di questo tipo rischino di rispondere “più a logiche di mercato che all’interesse collettivo”.
Infine, “Non ce la beviamo” rinnova la richiesta di un incontro con il Prefetto per affrontare sia il tema dei controlli sulla qualità dell’acqua sia il problema dell’inquinamento da arsenico attraverso un tavolo condiviso con tutte le istituzioni competenti.
“L’acqua è garanzia di vita e salute – conclude il comitato – e la sua tutela rappresenta una responsabilità collettiva che non può essere affidata esclusivamente a dinamiche private”.

