Il boato del 13 agosto ha scosso Colleferro: incendio nel reparto di pressatura delle polveri, poi la violenta deflagrazione. Nessun ferito. La Procura procede per incendio. Sui media ucraini l’ipotesi di una possibile pista russa, ma al momento non ci sono elementi pubblici che la confermino
Colleferro – Un incendio, poi un boato violentissimo avvertito a chilometri di distanza e una gigantesca nube di fumo sopra lo stabilimento. È quanto accaduto il 13 agosto alla KNDS Ammo Italy, l’ex Simmel Difesa di Colleferro, uno degli impianti italiani più importanti nel settore delle munizioni e degli esplosivi.
Fortunatamente non si sono registrate vittime né feriti. Al momento dell’incidente lo stabilimento si trovava in un periodo di chiusura estiva e le persone presenti sono state messe in sicurezza. I vigili del fuoco sono intervenuti con numerose squadre e anche con un elicottero.
BREAKING:
A large explosion and fire hit a munitions plant in Colleferro, south of Rome, Italy.
The blast occurred at the plant owned by the major Italian defense manufacturer KNDS Ammo Italy, which produces medium- and large-caliber ammunition and solid rocket fuels.
— Visegrád 24 (@visegrad24) August 13, 2026
Ma dietro quella che potrebbe sembrare una drammatica esplosione industriale si apre una domanda destinata a tenere banco: si è trattato di un incidente oppure qualcuno ha provocato deliberatamente l’incendio?
La prima ricostruzione: prima le fiamme, poi l’esplosione
Secondo le prime informazioni raccolte dai soccorritori, l’incendio sarebbe partito dal reparto di pressatura delle polveri, all’interno dell’impianto. Le fiamme avrebbero preceduto di circa un’ora la grande esplosione.
La dinamica è ancora oggetto di accertamenti e non è stata individuata pubblicamente una causa definitiva. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo per incendio e, secondo le prime ricostruzioni, gli investigatori non avrebbero al momento elementi per ipotizzare un attentato o un’azione di sabotaggio.
Dunque, allo stato attuale, la pista dell’incidente resta quella investigativamente più concreta.
Perché si parla della Russia
A complicare il quadro c’è però la particolare natura dello stabilimento.
La KNDS Ammo Italy non è una fabbrica qualunque. Produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale e opera anche nel settore dei propellenti solidi. La struttura di Colleferro è inserita nella normativa sugli stabilimenti a rischio di incidente rilevante ed è ufficialmente classificata per attività legate alla produzione, distruzione e stoccaggio di esplosivi.
Soprattutto, l’azienda è inserita nella filiera europea delle munizioni destinate anche al sostegno militare dell’Ucraina.
È questo elemento ad aver attirato l’attenzione dei media ucraini. Il collegamento con la guerra ha alimentato ipotesi su un possibile interesse russo a colpire uno stabilimento strategico della catena europea di produzione degli armamenti.
Ma è importante distinguere le ipotesi giornalistiche dalle risultanze investigative: al momento non risultano prove pubbliche che attribuiscano l’esplosione alla Russia.
L’industria italiana delle munizioni al centro dello sforzo europeo
Il ruolo di KNDS Ammo Italy nel potenziamento della capacità produttiva europea è documentato.
L’azienda guida infatti il progetto ROLLO, finanziato nell’ambito dell’iniziativa europea ASAP, Act in Support of Ammunition Production. Il programma coinvolge partner di Italia, Francia, Finlandia, Lettonia e Norvegia e punta ad aumentare la produzione di cariche modulari per l’artiglieria.
Il progetto ha ottenuto un finanziamento europeo complessivo di circa 41 milioni di euro. Secondo KNDS, l’obiettivo è moltiplicare la capacità produttiva e rendere disponibile entro pochi anni una maggiore capacità industriale a sostegno delle forze armate europee e ucraine.
Una parte significativa degli investimenti riguarda proprio KNDS Ammo Italy. Fonti specializzate indicano circa 24,6 milioni di euro destinati all’azienda italiana nell’ambito del progetto.
L’Ucraina e le munizioni da 155 millimetri
Il legame con il conflitto russo-ucraino è quindi reale sul piano industriale, anche se questo non significa automaticamente che l’esplosione di Colleferro abbia avuto origine dolosa.
La filiera KNDS è infatti coinvolta nella produzione di sistemi e munizionamento utilizzati dalle forze armate dei Paesi europei che sostengono Kyiv. La stessa KNDS ha rafforzato negli ultimi anni la propria presenza in Ucraina, anche attraverso una struttura dedicata alla cooperazione con il governo e l’industria della difesa ucraina.
Da qui nasce il particolare interesse per l’incidente di Colleferro.
Un precedente che pesa sulla memoria della città
Quello del 13 agosto non è il primo grave incidente nella storia dello stabilimento.
Nel 2007, sempre alla Simmel Difesa, una violenta esplosione provocò la morte dell’operaio Roberto Pignalberi e il ferimento di altre persone. La vicenda fu oggetto anche di audizioni parlamentari e di un’inchiesta della Procura di Velletri.
Il precedente rende inevitabilmente ancora più forte l’impatto dell’ultimo episodio sulla comunità di Colleferro, dove la presenza di industrie legate alla produzione e alla lavorazione di materiali esplosivi rappresenta da decenni una questione particolarmente delicata.
Le indagini dovranno chiarire tutto
Per ora, dunque, le certezze sono poche ma importanti: l’incendio c’è stato, l’esplosione è avvenuta nel reparto di pressatura delle polveri, non ci sono state vittime e gli investigatori stanno cercando di stabilire l’origine delle fiamme.
La pista del sabotaggio, compresa quella di un eventuale coinvolgimento russo, resta al momento una ipotesi non dimostrata.
Sarà l’attività investigativa a stabilire se dietro l’incendio ci sia stato un guasto, un errore, una causa accidentale legata alla lavorazione di materiali particolarmente sensibili oppure qualcosa di diverso.
Una cosa, però, è certa: l’esplosione di Colleferro è avvenuta in uno degli stabilimenti strategici della filiera europea delle munizioni, proprio mentre l’Europa sta investendo ingenti risorse per aumentare la produzione destinata alla propria difesa e al sostegno dell’Ucraina. È questo contesto internazionale a trasformare un grave incidente industriale in una vicenda che va ben oltre i confini di Colleferro.

