Romoli perde il baricentro del centrodestra: gli azzurri si fermano a un consigliere e FdI detta la linea

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Forza Italia resta appesa al sindaco di Bolsena, neoeletto, mentre perde storici consiglieri e anche quel che restava della sua identità berlusconiana. I meloniani, invece, consolidano la loro presenza e guida del cdx

VITERBO – Le elezioni provinciali consegnano un dato che va ben oltre la semplice distribuzione dei seggi. A Palazzo Gentili vince il Pd, che porta a casa cinque consiglieri e mantiene la posizione di prima forza dell’assemblea. Ma il vero terremoto politico è tutto nel centrodestra.

Per mesi Alessandro Romoli e i vertici provinciali di Forza Italia hanno cercato di accreditarsi come il punto di equilibrio della politica viterbese. Il risultato finale racconta però una storia diversa: gli azzurri escono dalle urne con un solo consigliere eletto, il sindaco di Bolsena Andrea Di Sorte, mentre il resto della rappresentanza della lista Tuscia Centristi Azzurri Civici è appannaggio dell’area frontiniana.

Tradotto: Forza Italia ha costruito una lista, ha messo il simbolo, ha guidato l’operazione politica e alla fine si ritrova sostanzialmente fagocitata dai civici.

È il simbolo di una crisi che non nasce oggi. Da anni gli azzurri della Tuscia sembrano aver smarrito una collocazione chiara. Fino a ieri governavano la Provincia insieme al centrosinistra di Pietro Nocchi. Oggi si presentano in tandem con i civici di Chiara Frontini. Domani chissà. Nel frattempo il partito che fu di Berlusconi continua a perdere peso, consenso e rappresentanza.

La verità è che quel “centrismo” rivendicato da Romoli e dai suoi rischia sempre più di apparire come una terra di nessuno. Non abbastanza di centrodestra per l’elettorato conservatore, non abbastanza autonomo per essere percepito come una reale alternativa.

I risultati si vedono.

Tarquinia è passata al Pd. Civita Castellana è tornata al Pd. E proprio a Civita la scelta dell’azzurro Claudio Parroccini di correre da solo, rompendo l’alleanza storica con il resto del centrodestra, ha finito per spalancare la strada alla vittoria avversaria.

Nel frattempo Fratelli d’Italia cresce.

La Casa dei Comuni aveva impostato tutta la campagna elettorale su un messaggio semplice: essere il “vero centrodestra“. Un’affermazione che poteva sembrare propaganda elettorale ma che oggi trova una conferma nei numeri. Tre consiglieri eletti direttamente sotto l’ombrello meloniano, quattro seggi complessivi per la lista e il ruolo di principale forza del centrodestra provinciale.

Non è un caso che molti amministratori locali guardino sempre più verso Fratelli d’Italia e sempre meno verso una Forza Italia che appare incapace di esercitare una leadership territoriale.

Tra gli aspetti più significativi del voto ci sono poi gli esclusi eccellenti. A sinistra resta fuori Pietro Nocchi, vicepresidente della Provincia e per anni uno degli uomini chiave degli equilibri di Palazzo Gentili. Nel centrodestra non entrano Giuseppe Cesetti, consigliere provinciale uscente, Andrea Micci, segretario provinciale della Lega, e soprattutto Francesco Ciarlanti, storico esponente di Forza Italia e consigliere provinciale uscente. Rimane fuori anche Lorenzo Fanelli, assessore del Comune di Viterbo e tra i nomi più conosciuti della lista civico-azzurra.

L’uscita contemporanea di Nocchi, Ciarlanti e Cesetti segna la fine di una fase politica che aveva caratterizzato gli ultimi anni dell’amministrazione provinciale e apre inevitabilmente nuovi scenari sia nel centrosinistra sia nel centrodestra.

Eppure il Pd non può dormire sonni tranquilli.

Se la Lega fosse riuscita a raccogliere qualche preferenza ponderata in più, il risultato finale avrebbe potuto essere molto diverso. Il partito guidato nella Tuscia da Andrea Micci resta sotto le aspettative, ma il margine che separa il centrosinistra da un centrodestra compatto è meno ampio di quanto sembri.

Anche perché all’orizzonte si intravede un altro fattore di instabilità: l’effetto Vannacci. Un fenomeno che sta ridisegnando gli equilibri interni del mondo leghista e che potrebbe portare una parte della classe dirigente locale verso nuovi contenitori politici come Futuro Nazionale.

Infine c’è un dato poco discusso ma tutt’altro che secondario: quasi il 9% degli aventi diritto non si è presentato alle urne. Nelle provinciali, dove ogni singolo voto può spostare un seggio e modificare gli equilibri dell’ente, si tratta di un’assenza pesante. Il mare, il sole e una domenica di metà giugno possono aver avuto il loro peso. Ma la sensazione è che tra gli amministratori locali stia crescendo anche una certa disillusione verso un sistema di alleanze sempre più fluido e difficile da decifrare.

Il Pd conserva il primato. Fratelli d’Italia avanza. Forza Italia arretra ancora.

E osservando il nuovo Consiglio provinciale, una domanda emerge con forza: chi guida davvero oggi il centrodestra della Tuscia?