Comune e famiglia Sensi ancora distanti sull’accordo procedimentale. Il sindaco Piendibene: “Vogliamo stabilire noi come distribuire la risorsa”. L’imprenditore: “Chiederci di cedere la concessione non è accettabile”
CIVITAVECCHIA – Non è la burocrazia il vero ostacolo al futuro Parco Termale di Civitavecchia, ma una questione più profonda: chi debba avere il controllo dell’acqua. A tre mesi dall’ultimo aggiornamento pubblico, il progetto privato da circa 10 milioni di euro resta fermo, e il nodo che divide Palazzo del Pincio e la famiglia Sensi emerge ora con chiarezza.
A fare il punto è stato il sindaco Marco Piendibene durante l’ultima seduta del Consiglio comunale dedicata agli equilibri di bilancio, illustrando la strategia dell’amministrazione sul comparto termale. Il primo cittadino ha ricordato lo stanziamento di 400mila euro destinati alla messa in sicurezza dei pozzi e allo studio della falda, interventi necessari per certificare con precisione la disponibilità dell’acqua termale.
Lo scoglio dell’accordo procedimentale
È su questo terreno, secondo il sindaco, che si sarebbe arenata l’intesa procedimentale su cui Comune e investitori avevano lavorato nei mesi scorsi. “I Sensi ritengono di dover avere la primogenitura sull’acqua – ha spiegato Piendibene – mentre noi crediamo che l’acqua ci sia per tutti, ma vogliamo essere noi a stabilire come distribuirla tra Ficoncella, futuro impianto pubblico e iniziativa privata”.
L’amministrazione conferma la disponibilità a riportare l’area del progetto alla destinazione turistico-termale attraverso una variante urbanistica, ma solo all’interno di un accordo che riconosca al Comune il ruolo di regista nella gestione della risorsa idrica. Un’intesa che, ad oggi, non è stata firmata.
La replica di Sensi: “Concessione mai utilizzata dal Comune”
Una ricostruzione respinta con fermezza da Marco Sensi. “Il Comune la concessione ce l’ha da anni e non l’ha mai utilizzata. Quando noi abbiamo deciso di investire davvero, siamo stati bloccati perché il Pincio teme che l’acqua non basti per il futuro sviluppo pubblico”, spiega l’imprenditore.
Sensi ricorda come la Regione Lazio, prima di rilasciare la concessione mineraria alla società, abbia effettuato prove di portata e verifiche tecniche – alla presenza anche del Comune – accertando la compatibilità dell’emungimento sia con la Ficoncella sia con eventuali sviluppi futuri dell’area termale. “La nostra concessione prevede una portata minima di 25 litri al secondo. Chiederci di cederla al Comune non è accettabile. Fino a poco tempo fa l’amministrazione sosteneva il progetto e aveva espresso tutti i pareri favorevoli. Oggi questo cambio di atteggiamento ci sorprende. La domanda è semplice: cosa è cambiato?”.
Il Comune tira dritto sul progetto pubblico
Nel frattempo Palazzo del Pincio prosegue sul proprio progetto complessivo di valorizzazione dell’area termale, che comprende la riapertura delle Terme Taurine – prevista tra settembre e ottobre dopo gli interventi della Soprintendenza – la riqualificazione della Ficoncella e, in prospettiva, la realizzazione di un impianto pubblico.
Un progetto fermo da un anno
Resta un dato di fatto: a un anno dalla presentazione del masterplan e a tre mesi dall’ultimo confronto pubblico, il progetto privato è ancora al palo. E oggi, più che i tempi della burocrazia, a bloccarne il cammino sembra essere una diversa visione su chi debba gestire la risorsa più preziosa del comparto termale: l’acqua.

