Emiliano Cinelli, ormai ex sindaco di Monte San Giovanni Campano
L’esperienza amministrativa guidata da Emiliano Cinelli si è conclusa bruscamente il 27 luglio scorso, con circa dieci mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato. La crisi è precipitata quando nove consiglieri comunali, sia di opposizione sia di una frangia della stessa maggioranza, hanno rassegnato contestualmente le proprie dimissioni irrevocabili, protocollate e formalizzate davanti a un notaio. Tra i firmatari principali figurano esponenti di peso come Giorgio Pisani, Sandro Visca, Maurizio Nardozi, Angelo Veronesi e Michele Ciardi.
Il vero punto di non ritorno è stato segnato dall’adesione della vice sindaca Sabrina Sciucco, che ha scelto di staccare la spina alla giunta. La mossa della Sciucco apre ora uno scenario inedito, con una sua probabile candidatura alla carica di sindaco per la prossima primavera (da evidenziare che sia Cinelli sia la Sciucco sono entrambi del Pd).
Venendo meno la maggioranza minima dei componenti dell’assise civica, l’amministrazione è decaduta immediatamente ed è stato quindi avviato l’iter per lo scioglimento formale del Consiglio, con la contestuale nomina di un commissario prefettizio che guiderà il Comune fino alle prossime elezioni comunali della prossima primavera. E così, dopo giorni di stretto riserbo, l’ex sindaco è pronto a rispondere punto per punto. L’argomento cardine della sua difesa riguarderà gli equilibri di bilancio.
Secondo Cinelli, infatti, tale documento, già approvato e ratificato dalle verifiche tecniche prima della caduta, smentisce categoricamente le motivazioni finanziarie addotte dai nove firmatari per giustificare il loro strappo. L’appuntamento odierno segna ufficialmente l’inizio di una lunga e tesa campagna elettorale. Lo scontro politico a Monte San Giovanni Campano esce definitivamente dal palazzo municipale per trasferirsi sul territorio, dove Cinelli difenderà l’operato degli ultimi anni e contesterà la versione dei dissidenti in vista del voto della prossima primavera.
Da rilevare infine che Monte San Giovanni Campano, come anche Veroli, Ferentino, Sora e Pontecorvo (tutti tra i 10 centri più grandi della provincia di Frosinone), è uno di quei comuni in cui si è sperimentato un accordo trasversale tra partiti di centrosinistra e di centrodestra in nome di un progetto amministrativo, alle urne risultato vincente. Ora appaiono le prime crepe: ha iniziato Monte San Giovanni Campano, ma anche a Ferentino le cose non vanno meglio (vedi il caso Dominici). Mentre sotterranee sembrano finora essere le fibrillazioni a Sora. A salvarsi sembrerebbe essere per ora solo Veroli, dove però il centrosinistra e il Pd in specie vantano una solida tradizione ultradecennale capace di reggere da sola anche le componenti Lega e Fratelli d’Italia.

