Il Comitato Familiari, insieme al Comitato Nazionale Anchise, denuncia carenze di personale, pasti insufficienti e stanze senza aria condizionata. L’appello al presidente della Regione Rocca e alla direttrice generale della Asl Roma 4: “Interventi straordinari, ma non chiudete la struttura”
Civitavecchia – A distanza di circa un mese dal primo allarme, la situazione all’interno della RSA Bellosguardo di Civitavecchia non sarebbe migliorata di un passo. È quanto denuncia il Comitato Familiari della struttura, che torna a farsi sentire di concerto con il Comitato Nazionale Anchise, l’organismo che riunisce i familiari degli ospiti di RSA e RSD.
Nel documento diffuso dai familiari si prende atto degli interventi formali già messi in campo dalle autorità competenti — Carabinieri, NAS e ASL — ma si lamenta la totale assenza di riscontri su quanto effettivamente accertato durante le verifiche.
“La proprietà non ci riceve”
Il nodo più bruciante, per il Comitato, resta quello del confronto diretto. Nonostante le richieste inoltrate via PEC, la proprietà non avrebbe ancora accettato di incontrare i familiari di persona. Una circostanza che il Comitato ritiene tanto più grave in quanto, secondo quanto riferito, la dott.ssa Varrone si recherebbe quasi quotidianamente nella struttura: anche la mattina del 13 agosto, scrivono i familiari, ne era stata segnalata la presenza, senza però che seguisse alcun contatto con il Comitato.
Le criticità denunciate
Il comunicato elenca una serie di carenze che, secondo i familiari, continuerebbero a pesare sulla vita quotidiana dei degenti:
- Vitto inadeguato — cibo giudicato di qualità scadente e in quantità insufficiente, al punto che alcuni familiari avrebbero iniziato a portare generi alimentari da casa per garantire una nutrizione adeguata ai propri cari.
- Attività assenti — nessuna terapia occupazionale idonea per gli ospiti.
- Carenza di presidi e beni di uso quotidiano — mancherebbero i materiali medici necessari per le flebo, ma anche oggetti elementari come piatti, bicchieri e posate.
Un capitolo a parte riguarda il personale. Il Comitato tiene a precisare che i dipendenti sono “a loro volta vittime di questo sistema”: non riuscirebbero a garantire un’assistenza adeguata a causa di una carenza cronica di organico, numericamente molto al di sotto degli standard minimi previsti dalla normativa vigente per questo tipo di strutture.
Il caldo e i ventilatori portati da casa
C’è poi l’emergenza legata all’ondata di calore di questi giorni. Nelle camere, in particolare in quelle del secondo piano, si registrerebbero temperature elevatissime per l’assenza di aria condizionata. Anche in questo caso, riferisce il Comitato, sono i familiari a sopperire, portando ventilatori da casa per alleviare il disagio degli anziani.
L’appello alla Regione e alla Asl
Gli esiti degli accertamenti ispettivi di NAS, Carabinieri e ASL sarebbero già stati trasmessi alla Regione Lazio per le determinazioni di competenza. Da qui l’appello che il Comitato rivolge al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e alla direttrice generale della ASL Roma 4, Rosaria Marino: che tutti i familiari vengano informati tempestivamente sulle decisioni in corso di adozione.
La richiesta è che si arrivi a misure straordinarie ma ponderate, capaci di tutelare i pazienti senza arrivare alla chiusura della struttura e al conseguente trasferimento dei degenti in altre RSA del Lazio. Uno scenario, quest’ultimo, che secondo i familiari provocherebbe un gravissimo contraccolpo psicofisico agli anziani e un aggravio logistico ed economico insostenibile per le famiglie, costrette a percorrere lunghe distanze anche solo per una visita.
(Fonte: comunicato stampa del Comitato Familiari RSA Bellosguardo e del Comitato Nazionale Anchise)

