Viterbo – Achilli (FdI): “Amministrazione senza visione. Serve un piano shock per salvare il centro e ridare sicurezza alla città”

Il consigliere d’opposizione traccia un bilancio durissimo della giunta Frontini a un anno dalle elezioni: “Parchi recintati, viabilità rivoluzionata e uffici comunali di nuovo in centro. Manca l’ascolto dei cittadini, pronti a dare un’alternativa concreta per il 2027”.

VITERBO – Manca poco più di un anno alle elezioni amministrative del 2027 e a Palazzo dei Priori il clima inizia a scaldarsi. Matteo Achilli, giovane consigliere di opposizione nelle fila di Fratelli d’Italia, traccia un bilancio severo dell’amministrazione guidata dalla sindaca Chiara Frontini. Tra degrado urbano, un centro storico in forte sofferenza commerciale e cantieri sportivi problematici, Achilli accusa l’attuale giunta di procedere per “interventi spot”, senza una reale programmazione a lungo termine. Ma l’intervista non si ferma alla sola critica: dai parchi pubblici alla pedonalizzazione, fino alle ricette per risollevare il commercio locale, il consigliere meloniano delinea la visione del centrodestra per la Viterbo del futuro. Una città che, sottolinea, ha un disperato bisogno di essere ascoltata.

Consigliere Achilli, partiamo dal quadro generale. Quali sono gli errori principali di questa amministrazione e dove risiedono le criticità maggiori per Viterbo? “Il punto critico principale è che manca una vera linea di indirizzo. Questa amministrazione procede solamente per interventi ‘spot’ per tappare le singole emergenze quotidiane, senza una visione d’insieme. Lo stiamo vedendo con il centro storico: tutti dicono che sta morendo, ma come risposta abbiamo ottenuto solo un consiglio straordinario in cui si votano ordini del giorno che, stringi stringi, non hanno una reale valenza operativa. Sono dichiarazioni d’intenti che accomunano tutti, ma non risolvono i problemi”.

Recentemente lei ha sollevato la questione dei parchi pubblici. Qual è la sua proposta per renderli più fruibili? “Oggi la situazione dei nostri parchi stride con l’idea stessa di sicurezza e decoro. Ci sono aree con i giochi per bambini che non vengono utilizzate dalle famiglie perché non trasmettono tranquillità: l’ho denunciato nel caso del parco di Via Carlo Cattaneo, penalizzato da situazioni esterne che lo rendono insicuro. La mia proposta è chiara: i parchi vanno ripensati, recintati e dotati di un servizio di guardiania. La recinzione permette di stabilire orari precisi di apertura e chiusura, mentre la guardiania garantisce il controllo del decoro e il rispetto delle regole. Abbiamo esempi virtuosi in città, come il parco di Porta della Verità e quello della Quercia: in quest’ultimo, ad esempio, potremmo aggiungere altre giostre e creare delle vere e proprie zone picnic sfruttando l’ombra. Le soluzioni ci sono”.

Sul tema della sicurezza nel centro storico, invece, i cittadini sembrano sempre più esasperati. “E hanno ragione. Io sono cresciuto in centro, tra Piazza Fontana Grande e via Garoli: un tempo si usciva il pomeriggio e le famiglie erano tranquille. Oggi quella serenità non c’è più. Il centro storico si sta desertificando anche per questo motivo, ci sono aree dove avvengono frequentemente episodi spiacevoli. E attenzione: parcheggiare l’auto delle Forze dell’Ordine vuota a Piazza del Sacrario non trasmette sicurezza, anzi, dà l’impressione che sia appena successo qualcosa di grave e fa scappare le persone. Noi di Fratelli d’Italia abbiamo proposto una soluzione concreta: creare delle stazioni di controllo di vicinato, dei veri e propri box per le forze dell’ordine nei punti nevralgici come Piazza del Sacrario, San Faustino e Piazza della Rocca. Funziona a Roma, perché non qui? La Polizia Locale deve tornare a essere un punto di riferimento e di rassicurazione per il cittadino, non solo un organo che sanziona”.

Passiamo alla viabilità. Si fa un gran parlare del nuovo PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile). Cosa ne pensa? “Iniziamo col dire che noi consiglieri comunali non abbiamo ancora ricevuto ufficialmente il piano, se non leggendolo dal sito. Ce lo studieremo e proporremo le nostre modifiche. Sicuramente a Viterbo serve una rivoluzione della viabilità, soprattutto per snellire il traffico in alcune zone esterne che si ingolfano regolarmente. Io ho una mia idea specifica: istituire il senso unico su via Garbini in direzione esterna e, parallelamente, il senso unico sulla Cassia (fino a via della Palazzina) in direzione centro. Eliminando la rotatoria problematica davanti al cimitero e sfruttando le traverse per le entrate e le uscite, potremmo creare un vero scorrimento. Non dico che sia la soluzione definitiva, ma è una prova che andrebbe fatta”.

E per quanto riguarda l’ipotesi di pedonalizzazione totale del centro storico, a partire da via Mazzini? I commercianti sono spaventati. “Pedonalizzare via Mazzini oggi significherebbe non aver capito nulla del problema di Viterbo. Io sono un pioniere dell’idea della pedonalizzazione, ma dobbiamo guardarci negli occhi: ci raccontiamo che siamo splendidi, ma la realtà è ben diversa. Per reggere un centro pedonale servono flussi di 600-1000 persone al giorno che transitano, e noi oggi non li abbiamo. La mia proposta è un’altra: una pedonalizzazione parziale, da via Annio in giù (Corso, Piazza del Comune, via San Lorenzo), ma solo ed esclusivamente nei pomeriggi del sabato e della domenica. Questo permetterebbe ai cittadini di passeggiare in tranquillità nel weekend, garantendo comunque l’accesso e i parcheggi nelle aree limitrofe. Una chiusura totale tutti i giorni, in questo momento, sarebbe un harakiri per i pochi commercianti rimasti”.

A proposito di commercio, oltre alla viabilità, come si aiutano i negozianti che abbassano le serrande per gli affitti troppo alti? “Il Comune non può stare a guardare. Serve un intervento shock. Dobbiamo sederci a un tavolo con le associazioni di categoria e studiare un piano, da qui a tre anni, per calmierare gli affitti dei locali commerciali nel centro storico e creare bandi per l’efficientamento energetico dei negozi. La società è cambiata, il potere d’acquisto è sceso, ma non possiamo rassegnarci all’idea che il nostro Corso diventi solo un punto di ritiro per l’e-commerce. Bisogna agevolare chi fa impresa: è impensabile che sul Corso non ci sia la possibilità di mettere tavolini all’aperto. Si usa la scusa del passaggio della Macchina di Santa Rosa, ma la festa è ben inserita nel nostro calendario e non può essere un alibi per bloccare tutto l’anno un imprenditore che vuole investire”.

Oltre ai negozi, il centro si è svuotato anche di servizi e uffici. Qual è la vostra ricetta per riportare le persone a viverlo tutti i giorni? “Bisogna fare forza per riportare gli uffici comunali e le succursali delle grandi aziende all’interno delle mura. Se persino le banche se ne vanno – oggi sul Corso ne è rimasta solo una – il segnale è allarmante. Poi c’è il tema culturale: il sistema museale va ampliato. Abbiamo chiese chiuse o usate a singhiozzo, come l’ex Lazzaretto o altre strutture sul Corso, che potrebbero diventare centri congressi o poli espositivi per artisti. Invece, assistiamo a scelte incomprensibili, come la follia di posizionare l’Infopoint turistico proprio all’ex Lazzaretto, totalmente dislocato dai flussi. Tutte le città hanno l’Infopoint attaccato al Comune, noi lo mettiamo a un chilometro di distanza. Intanto riportiamo gli uffici in centro, tutti, e davvero”.

Cambiamo argomento: qual è lo stato di salute dello sport viterbese? “Se lo sport a Viterbo va bene, il merito è quasi esclusivamente delle società sportive che fanno sacrifici enormi e portano a casa risultati eccellenti. Sulle infrastrutture, bisogna dare atto che i finanziamenti per i campi del Pianoscarano e del Barco, o per lo stadio, nascono dal lavoro della precedente amministrazione di centrodestra. L’attuale giunta si trova a gestire questi fondi, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: fanno i lavori al Palazzetto e ci piove dentro; allo stadio Rocchi ancora non si capisce se e come si aprirà la curva; sulla palestra di Santa Barbara sono dovute intervenire le autorità preposte. Sono situazioni inaccettabili. Lo sport va tutelato, in un momento in cui l’Istat ci dice che le famiglie tagliano proprio su queste spese. Per fortuna ci sono enti come la Regione Lazio, a guida centrodestra, che con i ‘Voucher Sport’ permettono a tante famiglie di far fare attività fisica ai figli a costo zero”.

Le faccio una domanda provocatoria: c’è almeno un provvedimento che secondo lei l’amministrazione Frontini ha fatto bene in questi anni? “Sicuramente ci saranno cose che hanno fatto bene, perché ogni amministrazione ha due lati della medaglia. Ma, onestamente, faccio grande fatica a trovarne una. Nella mia percezione di città, non vedo nulla di così lampante o importante. Forse comunicano male anche le cose giuste, ma la realtà è che i risultati concreti sono sempre inferiori rispetto a ciò di cui questa città necessiterebbe urgentemente”.

Manca poco più di un anno alle prossime amministrative. Qual è la sua visione per la Viterbo del 2027? “Sogno una città a misura di bambino, più sicura, più accessibile. E soprattutto, una città più amata. Oggi sentiamo tutti riempirsi la bocca con la parola ‘amore’ per Viterbo, ma mi chiedo: questa amministrazione la ama davvero in maniera viscerale, al punto da conoscerne ogni singola problematica? Io ho scelto di restare a Viterbo, di crearmi una famiglia qui e di fare l’amministratore per dare il mio contributo. Ma la politica si fa in un solo modo: ascoltando le idee e i problemi reali delle persone. Ed è proprio l’ascolto la cosa che oggi, a Palazzo dei Priori, manca del tutto”.