Tarquinia – Il “Muro del Pianto” di via dei Velka: tra pericolo di crollo e conflitti d’Interesse

Non rispettato il termine perentorio di azione (entro 15 giorni dal 18 di febbraio) intimato dal vice sindaco Enrico Leoni al condominio e che quindi ha l’obbligo di trasmettere gli atti in Procura a Civitavecchia

TARQUINIA – A Tarquinia, il tempo sembra essersi fermato al 18 febbraio scorso, o forse si è incagliato tra le pieghe di un conflitto d’interessi che pesa più dei blocchi di tufo franati su via della Tuscia.

La storia del Condominio “Santa Lucia” di via dei Velka 23 è lo specchio di un’Italia che preferisce la proroga alla prevenzione, anche quando il terreno sotto i piedi — letteralmente — sta scivolando via.

Tutto ha inizio il 27 gennaio 2026, quando una porzione del muro di contenimento dell’edificio collassa, riversando detriti e terra sulla carreggiata sottostante e facendo scattare l’allarme dei Vigili del Fuoco.

Tarquinia – Crolla un muro nella palazzina (a rischio) dove vive il sindaco Sposetti

Da quel momento, inizia un valzer di scartoffie: una prima ordinanza impone verifiche statiche urgenti, segue una proroga il 2 febbraio, e infine si arriva alla “diffida ad adempiere” del 18 febbraio firmata dal vice Sindaco Enrico Leoni.

Ma qui la cronaca si tinge di giallo politico: l’ordinanza non porta la firma del sindaco Sposetti, che nell’edificio pericolante non solo risiede, ma è parte integrante della compagine condominiale chiamata a sborsare i soldi per la messa in sicurezza.

Ci troviamo di fronte a un cortocircuito istituzionale grottesco: un Sindaco che, come autorità massima di protezione civile, dovrebbe intimare a se stesso, come privato cittadino, di agire immediatamente per tutelare l’incolumità pubblica.

In questo gioco di specchi, l’amministrazione comunale sembra procedere con il freno a mano tirato, concedendo un “termine perentorio” di 15 giorni per la consegna dei rilievi che, ad oggi, risulta ampiamente scaduto senza che si vedano operai o trivelle sul posto.

Nel frattempo, lo stabile poggia su una fogna di grandi dimensioni gestita da Talete Spa — società che brilla per assenza in questa vicenda — e le forti piogge di queste settimane non hanno fatto che peggiorare una stabilità già compromessa, come ammesso dallo stesso tecnico del condominio, l’Ing. Campolungo.

Il paradosso è che, mentre il condominio prende tempo trincerandosi dietro la necessità di attendere decisioni dei tribunali o pareri tecnici infiniti, nessuno è oggi in grado di stabilire se quella palazzina sia sicura o se un nuovo acquazzone possa trasformare il dissesto in tragedia.

delibera muro tarquinia

L’ordinanza n. 9 del 18/02/2026 parlava chiaro: in caso di inadempienza, il Comune avrebbe dovuto agire “in danno“, ovvero eseguire i lavori d’ufficio e poi recuperare i costi dai proprietari, procedendo contestualmente alla denuncia penale ai sensi dell’articolo 650 del Codice Penale.

Eppure, tutto tace.

Perché gli uffici comunali non hanno ancora segnalato l’inosservanza all’autorità giudiziaria?

Chi si assumerà la responsabilità civile e penale se il muro non collassato dovesse cedere improvvisamente, travolgendo residenti o passanti?

L’atteggiamento attendista del Sindaco-condomino e di una giunta che sembra voler evitare lo scontro con il proprio “capo” rischia di inguaiare non solo i condomini, ma l’intera amministrazione comunale di fronte alla Procura.

La sicurezza pubblica non può essere ostaggio di una ripartizione di spese condominiali o di calcoli politici di opportunità.

Se l’edificio è o sarà a rischio, l’obbligo di sgombero o di messa in sicurezza sostitutiva è un atto dovuto che non ammette ulteriori indugi. Continuare a ignorare i termini fissati dalle proprie stesse ordinanze trasforma una gestione amministrativa in un pericoloso azzardo sulla pelle dei cittadini di Tarquinia.