MONTEFIASCONE – C’è chi gestisce una cooperativa storica come un’istituzione al servizio del territorio e chi, invece, sembra confonderla con l’orticello davanti casa.
Accade a Montefiascone, dove la Cantina Sociale vitivinicola è finita al centro di una tempesta giudiziaria e finanziaria che solleva interrogativi pesanti sulla competenza (e sulla responsabilità) del suo consiglio d’amministrazione.
Il caso: un licenziamento che “costa” caro
Tutto ruota attorno alla vertenza di una dipendente, ingiustamente licenziata e costretta a ricorrere alle aule di tribunale per veder riconosciuti i propri diritti. La giustizia, come spesso accade in ambito lavorativo, ha parlato chiaro: il Giudice del Lavoro ha dichiarato nullo il licenziamento, ordinando l’immediato reintegro della lavoratrice, il pagamento delle mensilità arretrate e la rifusione delle spese legali (studio Pistilli).
Una vittoria su tutta la linea per la donna, che però si è trasformata in un’odissea burocratica dal sapore grottesco.
Il reintegro “a metà” e il limbo contrattuale
Nonostante la sentenza sia esecutiva, la gestione della Cantina Sociale sembra muoversi con una lentezza calcolata che rasenta l’ostruzionismo. Sebbene la dipendente sia tornata fisicamente al suo posto, a distanza di mesi si trova in una sorta di limbo giuridico:
Nessun contratto firmato: Manca ancora la sottoscrizione del contratto a tempo indeterminato ordinata dal giudice.
Stipendi fantasma: Le mensilità pregresse, dovute per legge, non sono state liquidate.
Comportarsi come se le sentenze fossero “suggerimenti” opzionali non è solo un atto di arroganza amministrativa, ma un rischio enorme per la stabilità della cooperativa stessa.
Scatta il pignoramento: 24mila euro bloccati
L’inevitabile conseguenza di questo muro di gomma è arrivata sotto forma di atto giudiziario. Gli avvocati della lavoratrice, non avendo ricevuto il pagamento delle competenze né delle spese legali spettanti, sono passati al contrattacco.
Il risultato? Un pignoramento di 24.000 euro eseguito direttamente su uno dei conti correnti della Cantina Sociale. Soldi che appartengono alla cooperativa — e quindi ai soci — e che ora evaporano per coprire le inadempienze di un consiglio d’amministrazione che ha preferito lo scontro frontale (perdente) alla legalità. Non solo non si stanno occupando di migliorare la qualità del vino e ammodernare una cantina che vive per inerzia ma quel poco che dovrebbero fare, come ad esempio rispettare le sentenze, non lo fanno.
Chi paga per il “nocumento”?
La domanda che ora i soci e i cittadini di Montefiascone si pongono è semplice: chi risponde di questo danno? Gestire una cooperativa “al di sopra della legge”, ignorando sentenze passate in giudicato, non è solo una scelta politica o gestionale discutibile; è un’azione che arreca un nocumento diretto e tangibile al patrimonio sociale.
In un momento storico in cui le aziende agricole e vitivinicole lottano contro i rincari e le difficoltà del mercato, vedere migliaia di euro “bruciati” in spese legali, sanzioni e pignoramenti per puro puntiglio gestionale è uno schiaffo a chi in quella Cantina ha investito fatica e speranze.
Alcuni consiglieri vanno raccontando fandonie in giro smentendo la notizia che invece trova conferma nella nuova udienza del 12 aprile presso il Tribunale di Viterbo.

