Si chiudono le ricerche di Emanuela Orlandi e Paolo Adinolfi
ROMA – Si sono ufficialmente chiusi gli scavi a Villa Osini nella villa appartenuta, prima della confisca, a Enrico Nicoletti, considerato dagli inquirenti il cassiere della Banda della Magliana, oggi, Casa del Jazz. Nessun resto umano di Emanuela Orlandi e del giudice Adinolfi nei suoi sotterranei.
Ad annunciarlo è stato il prefetto della Capitale, Lamberto Giannini, ieri pomeriggio. L’operazione, iniziata lo scorso 13 novembre, era finalizzato a ispezionare delle cavità all’interno dell’area. Il sospetto iniziale era che gli scavi potessero svelare alcuni dei misteri di cronaca nera in Italia: in particolare, la scomparsa del giudice della Corte d’appello Paolo Adinolfi, avvenuta nel 1994 e il cui corpo non è mai stato ritrovato, e il caso del rapimento di Emanuela Orlandi.
Il progetto Casa del Jazz è nato durante la consiliatura del sindaco Walter Veltroni, a seguito della confisca della villa appartenuta al boss della banda della Magliana, Enrico Nicoletti, e successivamente assegnata al Comune di Roma.
Alla giornata conclusiva erano presenti, oltre al prefetto Giannini, il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Adriano De Acutis, e i rappresentanti della Fondazione Casa del Jazz, nonché l’ex magistrato Guglielmo Muntoni, Lorenzo Adinolfi figlio del giudice e Pietro Orlandi.
Un’attività che il prefetto ha definito “doverosa” dopo la scomparsa delle due persone “non si poteva lasciare un punto interrogativo in un bene a uso pubblico, sottratto a una banda criminale legata a episodi sanguinosi gravissimi, e che ci potesse essere un punto non esplorato”.
All’esito degli scavi effettuati, “non sono stati rinvenuti elementi che hanno portato novità rilevanti da un punto di vista investigativo – ha spiegato Giannini -. Sono state repertate delle ossa di animali, un antropologo ha escluso che si trattasse di ossa umane”.
Uno scavo lungo 25 metri.
“Sono stati scavati ulteriori 15 metri e siamo arrivati a collegarci ad un altro sistema di galleria dove si entrava un campo sportivo per ulteriori 10 metri – ha spiegato il prefetto -. Quindi in totale 25 metri di scavi sotterranei. Altri accertamenti, fatti in un pozzo interrato, hanno portato al medesimo risultato. Riteniamo di non aver trascurato nulla. Non so se si riuscirà mai ad avere risposte ma è dovere dello Stato tentare di darle”, ha concluso Giannini.
“ I vigili del fuoco hanno fatto un lavoro straordinario con gli scavi, era giusto approfondire – sono state le parole dell’ex magistrato Guglielmo Muntoni -. Resto dell’idea che quella galleria sia stata usata per nascondere qualcosa, non abbiamo fatto in tempo a capire cosa ma almeno ora ci siamo tolti il dubbio – ha aggiunto -. Resta da accertare la verità su persone scomparse, come il giudice Paolo Adinolfi, con evidenza assassinato dalla criminalità organizzata, su Emanuela Orlandi e su tanti altri”, ha concluso.
“Ho la certezza che si arriverà alla verità – ha commentato Pietro Orlandi -. Perché la verità non la puoi nascondere, puoi fare di tutto ma non la puoi nascondere in eterno. Alla Casa del Jazz non pensavo e non speravo di trovare i resti di Emanuela. Ma magari, pensando alla figura di De Pedis e al ruolo che aveva all’epoca, che potesse aver utilizzato quel posto per nascondere per un periodo Emanuela. Che magari ci fossero delle cose di Emanuela e che le avesse lasciate lì sotto”.

