L’archeologia incontra l’Intelligenza Artificiale: tecnologie pionieristiche svelano il volto di una delle più grandi fortezze federiciane mai concepite, superiore per dimensioni ai celebri castelli di Prato e Siracusa
VITERBO – Quale città può vantare di possedere due cuori pulsanti del potere medievale come il Palazzo dei Papi e la dimora di un Imperatore? Viterbo scopre, o meglio riscopre, la sua doppia anima. Sotto le stratificazioni del tempo e l’asfalto odierno, protetto da mura spesse fino a tre metri, riposa il colossale Palazzo di Federico II. Un gigante a lungo dimenticato che oggi sta rivelando i suoi segreti grazie al progetto “Oltre la Pietra”, i cui primi clamorosi risultati sono stati presentati sabato in una Sala Regia di Palazzo dei Priori letteralmente gremita di persone.
Una partecipazione massiccia che rappresenta un chiaro segnale della reale polarizzazione e del forte interesse verso questo progetto e verso la figura immaginifica dello Stupor Mundi, che di Viterbo fu a fasi alterne potente alleato e acerrimo nemico. Una riappropriazione identitaria che inserisce a pieno titolo il capoluogo della Tuscia nella prestigiosa Rete delle città federiciane.
L’iniziativa, frutto della sinergia tra l’amministrazione comunale, l’Università della Tuscia, ArcheoAres e il DigiLab de La Sapienza, non è infatti solo un’operazione di recupero storico, ma un vero e proprio “laboratorio perfetto” che unisce il fascino della polvere all’avanguardia dell’Intelligenza Artificiale.
Un colosso da record svelato dall’Intelligenza Artificiale
L’intuizione di Gianpaolo Serone (archeologo e tra i promotori dell’idea originale per ArcheoAres) e l’indispensabile supporto di Saverio Malatesta (DigiLab La Sapienza) hanno dato il via a un cantiere digitale senza precedenti. Addio al vecchio concetto di archeologo armato solo di piccone: oggi si scruta il passato con gli algoritmi.
Egidio Severi, assistente tecnico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e curatore dei rilievi, ha guidato un approccio definito letteralmente “pionieristico”. Grazie a rilievi multispettrali (Filtro O.C.N.) è stato possibile vedere ciò che sfugge all’occhio umano. Ma la vera rivoluzione è stata l’addestramento di un agente digitale (IA) capace di leggere e segmentare la stratigrafia delle murature in pochi secondi.
I risultati di queste analisi non invasive lasciano a bocca aperta per la mole del progetto originario:
-
Perimetro: Un recinto quadrangolare di circa 75 metri di lato, con torri angolari quadrate e centrali semicircolari.
-
Il confronto: Un progetto immensamente più vasto di altre celeberrime architetture federiciane tuttora visitabili, come il Castello dell’Imperatore di Prato (circa 45 metri di lato) o il Castello Maniace di Siracusa (circa 50 metri).
La cronologia: dagli Hohenstaufen al convento di clausura
Ma dove si trovava esattamente questo titano di pietra? Il professor Giuseppe Romagnoli, archeologo medievista dell’Unitus (che ha coinvolto con entusiasmo 10-15 studenti di Beni Culturali), ha tracciato una mappa precisissima: lungo l’attuale Viale Capocci, incastonato tra Porta San Marco, Porta della Verità, il monastero di Santa Rosa e il vicino convento di San Simeone e Giuda.
La storia imperiale della città ha radici profonde e tumultuose:
-
1169: I documenti attestano già la presenza a Viterbo di un palazzo imperiale dedicato a Federico I Barbarossa. Sebbene la sua esatta collocazione sia ancora un mistero (i resti potrebbero essere sepolti ovunque sotto la città), la sua esistenza conferma in modo indubbio l’enorme importanza strategica di Viterbo per gli imperatori della dinastia Hohenstaufen.
-
1240 – 1243: Federico II decide di erigere la sua dimora monumentale, acquistando terreni e abitazioni con ben 41 atti notarili distinti. Per fare spazio al gigante, vengono abbattuti circa 150 metri di mura cittadine.
-
Autunno 1243: I guelfi cacciano gli imperiali da Viterbo. Il palazzo, seppur imponente, rimane probabilmente incompiuto.
-
1251 – 1255: L’area passa prima in proprietà al Comune e poi al Monastero di Santa Rosa.
-
1517: Le carte testimoniano la cessione di una parte di quella che, ancora a tre secoli di distanza, veniva chiamata la “platea imperatoris” (la piazza dell’imperatore) al convento di San Simeone e Giuda. Proprio quest’ultimo complesso (oggi in restauro) avrebbe sfruttato come base le inabbattibili mura federiciane spesse tre metri.
I fondi, l’appello al Governo e il potenziale turistico europeo
Il progetto è sostenuto dal Comune di Viterbo con un investimento di 20mila euro annui per un triennio. Un punto di partenza fondamentale, celebrato dalla sindaca Chiara Frontini, che vede nel progetto un tassello prezioso per la candidatura di Viterbo a Capitale Europea della Cultura 2033.
Tuttavia, come ha evidenziato Severi, le anomalie rilevate sul terreno impongono ora un salto di qualità: serviranno indagini con il georadar o veri e propri scavi archeologici. E per scavare servono risorse strutturali. Un tema colto al balzo durante la conferenza, alla quale era presente il deputato di Fratelli d’Italia Mauro Rotelli. Dopo aver elogiato l’inestimabile valore dell’iniziativa, capace di dare enorme lustro alla città, Rotelli è stato bonariamente “puntato” dal vicesindaco Alfonso Antoniozzi, che ha lanciato una battuta molto chiara sulla necessità di chiedere aiuto al Governo per finanziare i futuri scavi. Il deputato, pur non potendo prendere impegni formali sul momento, ha incassato il messaggio con un sorriso, rendendo evidente come la portata della scoperta meriti l’attenzione dei palazzi romani.
L’investimento in questo filone garantirebbe un ritorno d’immagine formidabile. Come sottolineato da Francesco Aliperti (ArcheoAres), il palazzo imperiale va a “chiudere il cerchio” dell’offerta turistica medievale viterbese. L’interesse del grande pubblico verso la figura carismatica di Federico II è “estremo”, e molte guide turistiche stanno già prendendo appunti per inserire le tracce dell’Imperatore nei loro itinerari.
Viterbo non è più solo la città dove i papi trovarono rifugio; è anche la scacchiera dove gli imperatori tracciarono i loro sogni di dominio. E oggi la città ha finalmente l’occasione per aprirsi a un orizzonte di possibilità di respiro europeo.


