In un paese civile dove la politica è al servizio dei cittadini l’assessora alla cultura, dopo l’ennesimo flop, dovrebbe dimettersi
TARQUINIA – C’è un’arte sottile nel trasformare un patrimonio dell’umanità in un deserto di opportunità, e Tarquinia, sotto la guida illuminata – si fa per dire – del suo assessorato alla cultura, sembra aver trovato la sua musa ispiratrice in Roberta Piroli.
Se la politica fosse una sfilata di moda, l’assessora avrebbe già vinto il premio per lo stile “avant-garde” dopo aver sfoggiato la fascia tricolore al contrario durante la visita dell’ambasciatore cubano.
Un errore di distrazione? Forse. O forse un presagio: il simbolo di un’amministrazione che marcia ostinatamente nel senso opposto a quello del buonsenso e della crescita.
Ma se una fascia messa per traverso può strappare una risata amara nei salotti della politica nazionale, l’ultimo capolavoro gestionale della Piroli non permette nemmeno il lusso dell’ironia. Parliamo del bando “Bucchero Next“.
Il Bucchero: questo sconosciuto (a Tarquinia)
Immaginate la scena: la Regione Lazio e Lazio Innova mettono sul piatto un’occasione d’oro. Un contest creativo per reinterpretare il Bucchero, l’anima nera della ceramica etrusca, con in palio visori Meta per la realtà virtuale e – tenetevi forte – un volo per San Francisco. Il 2 maggio 2026, il Fine Arts Museums della città californiana ospiterà la più grande mostra sulla civiltà etrusca mai vista negli USA. Grazie a INNOVIT, le eccellenze creative del Lazio saranno sotto i riflettori della Silicon Valley.
E Tarquinia? Tarquinia, la culla degli Etruschi, la città che ha dato i natali a tre Re di Roma. Gli ultimi tre re di Roma furono di origine etrusca: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, e introdussero riforme, opere pubbliche e influenze culturali decisive per la città. Tarquinia la patria dei maestri della terra lavorata a mano e persino dei falsari così abili da finire nei musei? Tarquinia non pervenuta.
Mentre quindici scuole da tutto il Lazio (comprese province come Frosinone, che con gli Etruschi hanno lo stesso legame che ha un pinguino con il deserto) si rimboccavano le maniche per mandare i propri ragazzi in America, l’assessorato della Piroli ha preferito il silenzio assordante. Non ha stimolato la sorella ad agire. Zero candidature. Zero progetti. Zero visione.
Il quadro, già di per sé desolante, assume tinte grottesche se si guarda all’organigramma del potere locale. L’assessora alla cultura è Roberta Piroli; la dirigente scolastica dell’Istituto Cardarelli, il polo educativo principale della città, è Laura Piroli. La sorella dell’assera dirige un istituto con circa mille studenti. Sorelle nel sangue, ma evidentemente gemelle nella “distrazione”.
Come è possibile che in una città che vive e respira archeologia, dove il Bucchero è parte del DNA cittadino, le due figure chiave – l’una per la promozione culturale, l’altra per la formazione dei giovani – non siano riuscite a scambiarsi nemmeno un WhatsApp per dire: “Ehi, c’è un bando che porta i nostri ragazzi a San Francisco, facciamo qualcosa?”.
È qui che l’immobilismo smette di essere pigrizia e diventa una colpa grave. È un tradimento generazionale. Si sono riempiti la bocca con il sogno di “Tarquinia Capitale della Cultura 2028”, un brand che al momento sembrato utile solo a stampare brochure patinate, e poi falliscono nel compito più elementare: connettere il passato glorioso con il futuro dei giovani.
L’Armata Brancaleone del 2028
Il progetto per la Capitale della Cultura somiglia sempre più a un castello di sabbia costruito durante una mareggiata. Mentre l’amministrazione Sposetti si autoincensa tra un protocollo d’intesa e una foto di rito, la realtà dei fatti presenta il conto. Essere Capitale della Cultura non significa possedere delle tombe (merito degli antenati), ma saperle valorizzare (compito dei posteri).
Vedere che saranno gli studenti di Viterbo o di Roma a spiegare agli americani cos’è il Bucchero, mentre i ragazzi di Tarquinia restano a guardare le storie su Instagram, è la prova provata dell’inadeguatezza di chi siede sulle poltrone del comando. Roberta Piroli sembra interpretare il suo ruolo come un esercizio di presenzialismo privo di sostanza. Se la cultura è l’olio che dovrebbe far girare il motore della città, l’assessora sembra averci versato dentro della sabbia.
Una richiesta di dimissioni che è un atto di dignità
Non si può più tacere. Non si può derubricare tutto a “piccola svista”. La sostituzione della precedente assessora Calzolari con la Piroli si è rivelata un errore tattico e strategico di proporzioni epiche. Tarquinia merita di più di una guida che non sa leggere i bandi regionali o che, peggio ancora, li ignora per manifesta incapacità di coordinamento.
Se l’assessora Piroli avesse un sussulto di dignità, dovrebbe capire che la cultura non è un accessorio da indossare (magari nel verso giusto, la prossima volta), ma una responsabilità verso il territorio. Restare al proprio posto dopo aver negato agli studenti di Tarquinia una vetrina mondiale a San Francisco è un insulto alla storia della città.
Cari amministratori, smettetela di parlare di “radici” se non avete intenzione di innaffiarle. Smettetela di parlare di futuro se non siete in grado di aprire una porta che la Regione vi ha servito su un vassoio d’argento.
Assessora Piroli, faccia un favore alla cultura: invece di “giocare” su Facebook e pensare al lauto compenso pubblico che incassa tutti i mesi, si dimetta. E’ pagata per portare vantaggi alla città. Magari lo faccia prima che la marea della mediocrità sommerga definitivamente quel poco di credibilità che resta a quel progetto naufragato di “Capitale 2028”, che al momento brilla solo per le occasioni perse e le fasce messe al contrario.

