Le due città etrusche più importanti hanno snobbato un’iniziativa straordinaria “distratte” dalla nomination “Capitale della Cultura 2008”. Una vergogna per le due amministrazioni e per chi dirige le scuole
TARQUINIA/CERVETERI – Di fronte all’ennesima occasione sprecata, il progetto di “Capitale della Cultura 2028” somiglia sempre più a un castello di sabbia destinato a essere spazzato via dalla marea della mediocrità gestionale.
Mentre la regione Lazio lancia i giovani verso San Francisco, i presidi e i sindaci di Tarquinia e Cerveteri confermano che le radici, per loro, sono solo un peso da ignorare.
C’è un limite oltre il quale l’immobilismo non è più pigrizia, ma diventa una colpa grave.
Un tradimento verso il territorio e, soprattutto, verso le nuove generazioni. Tarquinia e Cerveteri, i due polmoni pulsanti della civiltà etrusca, i siti UNESCO che dovrebbero insegnare al mondo come si valorizza il passato, hanno appena incassato una “bocciatura” silenziosa ma devastante. Non da una commissione ministeriale, ma dalla propria incapacità di leggere il presente.
miurIl bando “BUCCHERO NEXT”, promosso dalla Regione Lazio e da Lazio Innova, era un rigore a porta vuota. Un’occasione d’oro per dimostrare che il salto di categoria tanto sognato verso il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 non fosse solo un vezzo da campagna elettorale, ma una strategia solida. Eppure, il tabellino delle partecipazioni parla chiaro: 15 scuole candidate, zero da Tarquinia, zero da Cerveteri. Una vergogna che grida vendetta.
Immaginate la scena: il 2 maggio 2026, presso il Fine Arts Museums of San Francisco, si inaugurerà la più grande mostra sugli Etruschi mai vista negli Stati Uniti.
In quel contesto, grazie a INNOVIT, le eccellenze creative dei giovani del Lazio saranno sotto i riflettori della Silicon Valley. Ci saranno studenti di Viterbo, di Roma e persino di Frosinone.
Ma non ci saranno i ragazzi di Tarquinia e Cerveteri.
Perché? Perché chi avrebbe dovuto stimolarli, chi avrebbe dovuto alzare il telefono e coordinare una risposta degna di questo nome, ha preferito il silenzio.
I sindaci Francesco Sposetti e Maria Elena Gubetti si riempiono la bocca di termini come “valorizzazione”, “turismo esperienziale” e “identità”, ma poi falliscono miseramente nella prova del nove: la connessione tra la storia e il futuro.

Come si può puntare a essere Capitale della Cultura se non si è capaci di motivare un liceo o un istituto tecnico a partecipare a un contest che mette in palio non solo visori Meta per la realtà virtuale, ma un vero e proprio volo verso gli USA per i vincitori maggiorenni?
È qui che casca l’asino: la cultura non si fa con i protocolli d’intesa firmati davanti ai fotografi, ma con la capacità di rendere i giovani protagonisti della propria eredità.
Se la politica ha le sue colpe macroscopiche, la dirigenza scolastica locale non è da meno. I presidi delle scuole di Tarquinia e Cerveteri hanno dimostrato una miopia sconcertante. Il bando “Bucchero Next” non era una semplice esercitazione scolastica; era una sfida di design, di storytelling, di prototipazione digitale.
Era l’occasione per trasformare il Bucchero, quella ceramica nera che è l’anima stessa del nostro territorio, in un oggetto contemporaneo capace di parlare ai mercati internazionali.
Invece, il nulla.
Mentre a Frosinone – città che con la cultura etrusca ha legami labili se non inesistenti – i docenti e gli studenti si sono rimboccati le maniche per reinterpretare l’antico, a Tarquinia, dove il Bucchero lo respiri nelle pareti del Museo Nazionale, si è preferito voltare la testa dall’altra parte.
miurChe tipo di educazione stiamo offrendo ai nostri ragazzi? Li stiamo abituando a vivere sopra un tesoro senza mai degnarsi di scavarne il valore. Un direttore didattico che ignora un’opportunità di internazionalizzazione di questa portata, che non coglie il supporto gratuito dei FabLab regionali offerto dal bando, è un direttore che ha fallito nella sua missione primaria: aprire porte sul mondo.
Non è una questione di campanile, ma di dignità. Vedere che su 15 scuole partecipanti, 11 arrivano da Roma e 3 da Viterbo (che almeno salva l’onore della Tuscia interna) evidenzia il deserto che circonda le amministrazioni Sposetti e Gubetti. La partecipazione di Frosinone è l’ultimo chiodo sulla bara di questa gestione: una provocazione della storia che ci dice che l’identità appartiene a chi la coltiva, non a chi la possiede per eredità geografica e la lascia marcire.
Pensate alla beffa: i giovani ciociari potrebbero volare a San Francisco per spiegare agli americani cos’è il Bucchero, mentre i giovani di Tarquinia e Cerveteri resteranno a guardare le foto su Instagram, chiusi in una provincia che ha perso la capacità di sognare in grande.
Questa non è solo una distrazione; è la prova provata che Tarquinia e Cerveteri non sono pronte per il 2028 neanche tra 20 anni. Essere Capitale della Cultura significa saper creare una rete, significa coinvolgere le scuole, le startup, gli artigiani. Significa avere una visione che superi il confine del proprio orticello elettorale.
Il bando “Bucchero Next” scade il 23 marzo per le iscrizioni e il 7 aprile per gli elaborati. Ma il treno per la credibilità di Sposetti e Gubetti sembra già essere partito, e loro sono rimasti in stazione a discutere di piccole beghe di quartiere.
Cari Sindaci, cari Direttori Didattici: smettetela di parlare di “radici” se non avete intenzione di innaffiarle. Smettetela di parlare di “giovani” se non siete in grado di offrire loro una piattaforma per brillare. Se il Bucchero di domani nascerà a Roma o a Frosinone, la responsabilità sarà solo vostra. E la vostra “Capitale della Cultura” rimarrà quello che è oggi: un brand vuoto applicato su una terra che ha smesso di essere all’altezza del suo passato.


