Viterbo celebra gli 80 anni del consiglio comunale e ricorda il ruolo delle donne, Frontini: “Questo giorno è dedicato a loro”

Sala consiliare colma, tra ospiti, cittadini ed ex sindaci della città

VITERBO – Ottant’anni di storia democratica racchiusi tra le pareti della sala del consiglio di Palazzo dei Priori. Viterbo celebra oggi pomeriggio la nascita del consiglio comunale del dopoguerra, ricordando quel mese di aprile del 1946 che segnò il ritorno delle istituzioni elettive e l’avvio di una nuova stagione civile per la città.

«Se la leggenda vuole che Ercole abbia fondato le antiche mura di questa città, in realtà la storia ci dice che sono state le persone, i cittadini, a rifondare questa splendida città dopo la guerra», ha dichiarato la sindaca Chiara Frontini aprendo la cerimonia nella sala consiliare, gremita per l’occasione.

Un anniversario che non celebra soltanto il ritorno della democrazia locale, ma anche una svolta profonda nella vita civile. «Per la prima volta, nell’aprile di 80 anni fa, non fu solo il ritorno della democrazia locale, ma qualcosa di più profondo: le donne partecipavano appieno alla vita della città esercitando il diritto di voto. Un passaggio storico che trasformò per sempre il senso stesso della cittadinanza. Questo giorno voglio dedicarlo a loro, a quelle donne che in quel tempo atroce furono la vera colonna vertebrale della città».

A sottolineare il valore storico dell’istituzione consiliare anche l’intervento del prefetto Sergio Pomponio, che ha richiamato le radici profonde della tradizione civica italiana. «Il consiglio comunale rappresenta la storia della civiltà comunale. Indipendentemente dal suffragio universale, doverosamente ricordato dalla sindaca, tutta la nostra civilità repubblicana affonda le sue radici nei comuni. Siamo una civiltà comunale».

Un riferimento che guarda alla tradizione storica dei territori dell’Italia centrale e alla cultura del confronto come fondamento dell’azione amministrativa. «Si doveva arrivare “a comune”, come si diceva nella nostra vicina Toscana quando si doveva raggiungere, attraverso il dialogo e il dibattito, un risultato d’unione», ha aggiunto il prefetto.

Presenti alla cerimonia anche don Luigi Fabri, in rappresentanza del vescovo Francesco Orazio Piazza, e l’avvocato Fabio Ludovisi, a testimonianza della partecipazione delle istituzioni civili e religiose alla ricorrenza.

Tra i momenti più significativi dell’iniziativa, l’intervento della cittadina viterbese Aura Signorelli, presentata dal presidente del consiglio comunale Marco Ciorba con parole cariche di significato: «Una signora viterbese, nell’aprile del 1946, con una matita e un sogno di libertà si recò alle urne per esprimere il suo voto».

Nel suo racconto, Aura Signorelli ha rievocato gli anni difficili del dopoguerra, segnati dalla fame e dalle privazioni, ma anche dalla forza della ripresa e dalla volontà di ricostruire. Un percorso collettivo che ha portato alla rinascita della città, come una fenice dalle sue ceneri, simbolo della capacità di Viterbo di rialzarsi dopo le ferite del conflitto.

La cerimonia, avviata alle 15.30 nella storica sala consiliare di Palazzo dei Priori, rappresenta un momento di memoria collettiva per la comunità cittadina, nel segno della ricostruzione democratica del dopoguerra e del ruolo svolto dalle istituzioni locali nella rinascita civile e sociale del territorio.