Volano a San Francisco, California, gli studenti delle scuole di Civitavecchia, Roma e Sora. Non pervenute Tarquinia, Cerveteri e Montalto di Castro
TARQUINIA – Mentre l’aria di Fiumicino si riempie del rombo dei motori che portano la delegazione della Regione Lazio verso la Silicon Valley, sul litorale viterbese e romano cala un silenzio che sa di sconfitta, di polvere e di occasioni sprecate.
Il contest “Bucchero Next” ha emesso i suoi verdetti, e ciò che emerge è un paradosso geografico e culturale che grida vendetta: chi l’Etruria ce l’ha nel sangue e sotto i piedi è rimasto a terra, mentre chi la storia la studia con passione e rispetto si è preso il cielo di San Francisco.
L’eccellenza che non ti aspetti: il trionfo di Sora, Civitavecchia e Roma
Bisogna togliersi il cappello e applaudire con vigore agli studenti che hanno saputo guardare oltre il confine della propria provincia. È quasi ironico che a dare lezioni di “storia etrusca” siano state scuole come l’IIS Simoncelli di Sora.
Parliamo di una città che con gli Etruschi ha un legame storico quasi nullo, eppure due sue studentesse, Karol Adamo e Monica Magliocco, sono oggi le ambasciatrici della nostra cultura negli Stati Uniti. Questo è il potere della scuola quando funziona: trasformare la curiosità in competenza, l’impegno in un biglietto per il futuro.
Non è da meno l’IIS Marconi di Civitavecchia, che ha saputo distinguersi per una creatività e una capacità di innovazione che hanno lasciato il segno.
Civitavecchia, spesso etichettata solo come “porto di Roma”, ha dimostrato di avere un’anima vibrante, capace di reinterpretare l’anima nera del bucchero in chiave moderna. Insieme all’IC Gianni Rodari di Roma, queste scuole rappresentano il Lazio che vince, quello che non si piange addosso e che sa cogliere al volo le opportunità offerte da Lazio Innova e dalla Regione.
La “Triade della Vergogna”: Tarquinia, Cerveteri e Montalto di Castro
Se da una parte si festeggia, dall’altra è doveroso puntare il dito contro un’assenza che non è solo una svista, ma un vero e proprio tradimento culturale. Tarquinia, Cerveteri e Montalto di Castro: le tre perle dell’Etruria meridionale, custodi di tesori UNESCO, hanno brillato solo per la loro totale, imbarazzante assenza.
Come è possibile che le città che ospitano le necropoli più importanti del mondo, dove il bucchero è materia viva e quotidiana, non siano riuscite a presentare nemmeno un progetto?
È un’umiliazione che brucia. Vedere gli studenti di Viterbo (che almeno ha tenuto alto l’onore del capoluogo) o di Frosinone spiegare agli americani cos’è un bucchero, mentre i ragazzi di Tarquinia restano a casa a guardare le storie su Instagram, è la prova provata del fallimento totale di chi dovrebbe guidare queste comunità.
“È un’arte sottile trasformare un patrimonio dell’umanità in un deserto di opportunità.”
Il caso Tarquinia: un fallimento “in famiglia”
Il caso di Tarquinia merita un capitolo a parte per le tinte grottesche che assume. Qui la politica non è solo inefficiente, è paradossale. Da una parte abbiamo l’assessora alla cultura Roberta Piroli, passata alla cronaca più per aver indossato la fascia tricolore al contrario che per iniziative di rilievo. Dall’altra, a dirigere il polo educativo principale della città, l’Istituto Cardarelli (mille studenti!), c’è la sorella, Laura Piroli.

Possibile che in una città che vive di archeologia, le due figure chiave della cultura e della formazione non siano riuscite a scambiarsi nemmeno un messaggio per coordinare la partecipazione a un bando che metteva in palio visori Meta e un viaggio a San Francisco?
Il silenzio assordante dell’amministrazione Sposetti è la pietra tombale su ogni ambizione, sogno (forse meglio dire allucinazione) di vedere “Tarquinia Capitale della Cultura 2028”.
Come potevano pensare di guidare la cultura italiana se non sono in grado di leggere un bando regionale?
Parlare di “radici” nelle brochure patinate e poi lasciarle seccare per manifesta incapacità gestionale è un insulto alla storia di Tarquinia. Le dimissioni dell’assessora Piroli non sarebbero solo un atto politico, ma un atto di dignità verso una città che è stata derubata di una vetrina mondiale.
Un treno (o un aereo) che non ripassa
Oggi, mentre il Presidente Francesco Rocca e gli assessori Angelilli e Baldassarre sono partiti alla volta della California con studenti al seguito per inaugurare la mostra digitale “Il Lazio e gli Etruschi” al Fine Arts Museums di San Francisco, la ferita resta aperta.
Questo contest non era solo una gara; era un ponte tra il passato glorioso dei nostri antenati e il futuro tecnologico della Silicon Valley. Era l’occasione per dimostrare che l’Etruria non è un museo polveroso, ma un’identità capace di parlare al mondo contemporaneo.
Vergogna. Vergogna per chi, pagato con i soldi pubblici per valorizzare il territorio, ha preferito il torpore burocratico all’azione. Brave invece le ragazze di Sora, bravi gli studenti di Civitavecchia e di Roma. Voi siete la prova che l’intelligenza e la voglia di fare non hanno confini geografici. Agli amministratori di Tarquinia e Cerveteri, invece, non resta che guardare l’orizzonte: l’aereo è partito, e voi siete rimasti a terra, con la fascia messa male e le mani vuote.





