Ambiente – Giorgia Meloni firma il “no” al parco eolico Energia tra Viterbo, Montefiascone e Celleno

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VITERBO – Il Governo ha revocato il via libera al progetto del parco eolico “Energia Viterbo“, che prevedeva la realizzazione di 13 aerogeneratori tra i comuni di Viterbo, Montefiascone e Celleno, per una potenza complessiva di 78 megawatt.

La decisione è contenuta nella delibera della Presidenza del Consiglio dei ministri, che annulla il giudizio positivo di compatibilità ambientale rilasciato lo scorso 4 giugno al progetto presentato dalla società norvegese Fred. Olsen Renewables.

Nel provvedimento vengono indicate cinque principali ragioni che hanno portato alla revoca.

Tra queste figura innanzitutto il cosiddetto “effetto cumulo”, ritenendo non più sostenibile il peso paesaggistico derivante dalla presenza di nuovi grandi impianti eolici nella stessa area.

Il Governo richiama inoltre la necessità di tutelare le produzioni agricole di eccellenza della Tuscia, come la Nocciola Romana DOP, l’olio extravergine della Tuscia, i vini dei Colli Etruschi e l’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, sottolineando come la loro valorizzazione sia strettamente legata alla conservazione del paesaggio agricolo tradizionale.

Tra gli elementi ritenuti decisivi anche l’impatto visivo irreversibile che le turbine avrebbero avuto sullo skyline dell’Alto Lazio, in particolare sull’area di Montefiascone, oltre all’interferenza con importanti testimonianze archeologiche di età romana, tra cui resti di terme imperiali con murature e mosaici.

A incidere sulla decisione anche il previsto abbattimento di 272 alberi: 132 nel territorio di Celleno, 123 a Viterbo e 17 a Montefiascone. Le misure compensative proposte non sono state considerate sufficienti.

La revoca arriva dopo le osservazioni trasmesse dalla Regione Lazio il 9 giugno e una nuova valutazione degli interessi pubblici coinvolti, bilanciando la produzione di energia da fonti rinnovabili con la tutela del paesaggio.

Secondo la Regione, la provincia di Viterbo ospita già il 78% degli impianti regionali per la produzione di energia da fonti rinnovabili, una concentrazione ritenuta eccessiva e in contrasto con il principio di equa distribuzione sul territorio. Un orientamento rafforzato anche da una recente pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio.

Nei giorni scorsi il deputato Mauro Rotelli, l’assessore regionale Giancarlo Righini e il consigliere regionale Daniele Sabatini avevano già espresso soddisfazione per il ripensamento del Governo sul progetto.

La vicenda, tuttavia, potrebbe non essere conclusa. Contro la delibera della Presidenza del Consiglio è infatti possibile presentare ricorso al TAR entro 60 giorni oppure ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.