La responsabile del dipartimento disabilità della Lega Umbria e referente del Ministro Locatelli: “Le risorse sono lo strumento, il risultato è ciò che cambia nella vita delle persone”
PERUGIA – “Parlare soltanto di risorse rischia di farci perdere il punto centrale. Il nuovo PRINA arriva in una fase nella quale non siamo chiamati semplicemente a spendere di più, ma a lavorare diversamente”. A intervenire è Paola Fioroni, responsabile dipartimento disabilità per la Lega Umbria e referente del Ministro Alessandra Locatelli.
“Il Governo nazionale ha messo in campo una riforma della disabilità che, con il decreto legislativo 62/2024 e il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato, cambia radicalmente la prospettiva: non è più la persona a doversi adattare all’organizzazione dei servizi, sono i servizi che devono imparare a costruire insieme risposte intorno alla persona, ai suoi desideri, alle sue preferenze e alle sue aspirazioni – prosegue Fioroni –. È una trasformazione che richiede un cambio di passo a tutti i livelli. Regione, Aziende sanitarie, Zone sociali, Comuni e territori non possono continuare a lavorare per compartimenti separati, ciascuno con le proprie procedure, risorse e risposte. Sociale e sanitario devono finalmente parlarsi e programmare insieme. Il Progetto di Vita impone integrazione, coprogettazione, flessibilità e capacità di mettere a sistema tutte le risorse disponibili.
In questo processo la Regione deve assumere una vera funzione di regia: non limitarsi a ripartire finanziamenti, ma indicare obiettivi, costruire modelli organizzativi omogenei, accompagnare i territori, verificare l’attuazione e misurare i risultati. Perché il diritto a un Progetto di Vita non può dipendere dal Comune o dal distretto sanitario nel quale una persona vive.
Le risorse, certamente, rappresentano un punto di forza. Nel triennio 2025-2027 arrivano all’Umbria dal livello nazionale quasi 56 milioni di euro, oltre 11 milioni in più rispetto alla precedente programmazione, con un incremento di circa il 25%. Ma sarebbe un errore considerare l’aumento delle risorse come il risultato. Le risorse sono lo strumento, il risultato è ciò che cambia nella vita delle persone.
Dovremo quindi verificare quanti Progetti di Vita saranno concretamente realizzati, quanto diminuiranno le attese, quante persone potranno scegliere di vivere nella propria casa, quanto saranno realmente integrate le risposte sanitarie e sociali e se riusciremo finalmente a superare quella frammentazione che troppo spesso costringe le famiglie a diventare esse stesse coordinatrici dei servizi. Su questo si misurerà il PRINA.
Resta poi una criticità sul metodo. La partecipazione delle associazioni non nasce oggi. Nella scorsa legislatura abbiamo istituito Tavoli permanenti con le associazioni rappresentative delle persone con disabilità, proprio per rendere strutturale il loro coinvolgimento nella costruzione delle politiche regionali. Anche il precedente PRINA ebbe un iter di mesi, con audizioni e confronto. Questa volta, invece, il percorso partecipativo è stato annunciato il 9 luglio e il Piano adottato dalla Giunta il 20 luglio. Tempi estremamente compressi anche per l’Assemblea legislativa, che in Umbria è chiamata ad approvare il Piano, e per l’opposizione, che non ha avuto un tempo congruo per sviluppare un proprio confronto con associazioni e stakeholder.
La sfida che abbiamo davanti, dunque, non è spendere quasi 56 milioni. È utilizzarli per cambiare un sistema. Se aumentano le risorse ma non cambia il modo di lavorare, avremo finanziato di più lo stesso modello. Se invece cambiano organizzazione, integrazione e capacità di ascolto, allora quelle risorse potranno diventare davvero Progetti di Vita, autonomia e diritti esigibili. Ed è questa la responsabilità che oggi chiediamo alla Regione di assumersi fino in fondo”.

