Alle 16.30 nella chiesa di San Francesco le esequie dei due ambulanti morti ad Allumiere. A celebrare l’arcivescovo Luigi Vari. Attese migliaia di persone, con i sindaci di Fondi, Lenola e Allumiere in fascia tricolore
Fondi — Sono morti insieme, nella stessa notte, nello stesso gazebo. E insieme se ne andranno, uno accanto all’altro, accompagnati dai familiari e da una città intera. Domani pomeriggio alle 16.30, nella chiesa di San Francesco, si celebrano i funerali di Francesco Di Fazio, 36 anni, e Gabriele Tullio, che di anni ne aveva appena quindici.
La scelta della chiesa non è casuale: è stata individuata perché in grado di accogliere la folla che si prevede. Saranno migliaia. Da giorni i messaggi arrivano da tutta Italia, sui social e nei negozi di Fondi e Lenola, dove la morte dei due ambulanti ha lasciato un silenzio che non si è ancora sciolto.
A celebrare le esequie sarà l’arcivescovo di Gaeta monsignor Luigi Vari, coadiuvato da padre Francesco Piccolo. Parteciperanno in forma solenne, con i labari ufficiali dei Comuni e la fascia tricolore, tre sindaci: Vincenzo Carnevale per Fondi, Fernando Magnafico per Lenola e Luigi Landi per Allumiere. Tre comuni, due province, un solo lutto.
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Una notte che doveva essere di lavoro
Erano arrivati sui Monti della Tolfa il venerdì, per il Palio delle Contrade, la festa più importante dell’anno per Allumiere. Avevano montato lo stand della paninoteca ambulante in via Garibaldi e lavorato fino a notte fonda, con davanti il fine settimana più intenso: la Provaccia il sabato sera, la domenica il corteo storico e la corsa degli asini, migliaia di visitatori attesi.
Per dormire avevano sistemato due brandine dentro la struttura. Restare lì era il modo più semplice per non pagare una stanza d’albergo ed essere pronti la mattina dopo. Dentro, con loro, il piccolo gruppo elettrogeno a benzina lasciato acceso, probabilmente per alimentare le luci, i frigoriferi e un ventilatore.
Il monossido di carbonio non ha odore, non sveglia, non lascia scampo. Li ha uccisi nel sonno. A trovarli, la mattina, sono stati i colleghi che non li vedevano arrivare. L’autopsia, eseguita in questi giorni, ha confermato la causa della morte. Sull’accaduto indaga la Procura di Civitavecchia, che ha iscritto nel registro degli indagati il titolare della ditta per cui i due lavoravano, presunto innocente fino a giudizio definitivo.
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Due vite, due strade diverse
Francesco aveva trentasei anni ed era un volto noto in città. Con il padre Giovanni aveva sempre gestito un banco di frutta, ora al mercato generale di Fondi, ora nei rionali di Roma: una vita di levatacce, di trasferte, di furgoni caricati prima dell’alba. Poi era arrivato il furgone della paninoteca, diventato punto di ritrovo per i ragazzi della zona. Ad Allumiere, secondo quanto emerso, non sarebbe nemmeno dovuto andare: era lì per sostituire un amico che non poteva esserci.
«Mio figlio era andato per lavorare, insieme a quel ragazzo di quindici anni», ha detto sua madre. «Tutta Fondi ci sta vicino».
Gabriele di anni ne aveva quindici, ma il fisico e i modi ne dimostravano molti di più. Studente serio, applicato, era soprattutto una promessa della scherma: spadista del Club Scherma Fondi, tirava dall’età di nove anni, con una costanza che i suoi allenatori raccontano con la voce che si spezza. Quest’estate, mentre i coetanei erano al mare, aveva scelto di lavorare. Voleva mettere da parte qualcosa per aiutare la madre e la nonna.
«Era un figlio d’oro», ha detto suo padre, arrivato ad Allumiere poche ore dopo la tragedia. «La vita con lui si è rivelata spietata. Non ci rassegneremo mai».
Il paese che si è fermato
Domani pomeriggio toccherà a Fondi. Due bare, una accanto all’altra, e una domanda che resterà appesa sopra la navata: come sia possibile morire così, a quindici e a trentasei anni, per una notte di lavoro.

