Cerveteri – Brucia rifiuti generando esalazioni tossiche, ora rischia fino a 6 anni di reclusione

L’uomo è stato individuato in zona Furbara, dove sono intervenuti i carabinieri forestali

Cerveteri (RM) – Non solo ramaglie, ma anche plastica e altri rifiuti, ardevano nel rogo emanando le ben note esalazioni irritanti e tossiche. È quanto scoperto nei giorni scorsi dai Carabinieri del Nucleo Forestale di Civitavecchia (RM) durante il servizio di istituto in agro del comune di Cerveteri, in località Furbara.

Sebbene la combustione di residui vegetali derivanti dall’attività agro-silvo-pastorale sia ammessa dalla normativa, nei limiti di tre metri steri (vuoto per pieno) a ettaro e con altre prescrizioni in quanto potrebbe innescare incendi, è in generale pratica sconsigliabile se non per necessità fitosanitarie. È in ogni caso vietato per legge bruciare rifiuti al suolo, condotta delittuosa pesantemente punita dalla norma speciale sui rifiuti (D.Lgs. 152/2006 parte IV).

I militari del Nucleo di Civitavecchia hanno, infatti, seguito un denso fumo fino a un fondo privato dove L.C. (classe 1944) aveva deciso di disfarsi di materiali plastici insieme alle potature, formando una pira data alle fiamme, condotta che integra gli estremi del delitto di combustione illecita di rifiuti.

La plastica, bruciando a basse temperature e in modo incontrollato, libera nell’aria e nel suolo sostanze la cui tossicità per l’uomo e per l’ambiente è certa (diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici, derivati del cloro, metalli pesanti e particolato fine). Inoltre i fumi determinano irritazioni e fastidi a carico del sistema respiratorio, degli occhi e delle mucose.

Il Nucleo operante ha provveduto a informare tempestivamente l’Autorità Giudiziaria per i provvedimenti di rito.

Il responsabile rischia una pena di reclusione da 2 a 5 anni (art. 256 bis D.Lgs. 152/2006), pena che potrebbe arrivare a 6 anni in caso di combustione illecita di rifiuti pericolosi.