Civitavecchia scopre il suo Colosseo: il bastione Barberini riemerge dal mercato

Il risveglio del gigante sotto i banchi della frutta

CIVITAVECCHIA – Succede sempre così: cerchi di dare una ripulita a una piazza, di sistemare due sampietrini e qualche tubo di scarico stanco, e finisci per risvegliare un titano di pietra.

A Civitavecchia, tra un banco di carciofi e l’odore del pescato del giorno, la Storia ha deciso di smetterla di giocare a nascondino.

Durante i lavori di sistemazione di Piazza del Mercato, la benna di un’escavatrice ha urtato qualcosa di troppo nobile per essere un semplice rifiuto urbano: e sono riemerse le fondamenta del Bastione Barberini.

Non parliamo di un muretto di cinta di una vecchia stalla, ma di una possente fortificazione progettata da Antonio da Sangallo il Giovane. Sì, proprio lui, l’archistar del Cinquecento che, insieme a pesi massimi come Bramante e Michelangelo, ha trasformato Civitavecchia nel baluardo inespugnabile dello Stato Pontificio. Mentre oggi la politica locale si accapiglia su lottizzazioni e “cattedrali nel deserto”, il sottosuolo risponde con una cattedrale di travertino e ingegno militare.

Il ritrovamento dei resti del Bastione Barberini non è un evento isolato, ma il tassello mancante di un mosaico monumentale che ha il suo cuore nel Forte Michelangelo. Per capire la portata della fortuna che ha baciato Civitavecchia oggi, bisogna alzare lo sguardo verso il porto antico. Lì troneggia la fortezza iniziata nel 1508 da Donato Bramante su commissione di Papa Giulio II (quello della Rovere, il cui stemma con l’albero svetta ancora sul torrione di levante) e completata nel 1537 sotto Paolo III.

La direzione dei lavori passò proprio ad Antonio da Sangallo il Giovane, ma è il Maschio – il torrione ottagonale che domina il porto – a portarsi addosso il peso del mito: la tradizione vuole che a disegnarlo sia stato nientemeno che Michelangelo Buonarroti.

Immaginate la scena: mentre Leonardo da Vinci passeggiava per il porto studiando le rovine romane, il fior fiore dell’architettura mondiale metteva in sicurezza la città. E oggi, noi, stavamo quasi per coprire tutto con un altro strato di asfalto e mediocrità.

Il Bastione che oggi riemerge dalla terra del cantiere racconta una storia di potere ed economia globale. Civitavecchia non era solo un approdo; era il centro logistico della riscoperta dell’allume sui Monti della Tolfa. Quel minerale prezioso, fondamentale per l’industria tessile, rese il porto di Civitavecchia la cassaforte del Vaticano.

Per proteggere quell’oro, i Papi non badarono a spese, chiamando a raccolta i bastioni San Paolo, San Pietro, San Romolo e San Giulio. Il Bastione Barberini era parte integrante di questa macchina da guerra perfetta, un sistema difensivo che oggi, se interamente riportato alla luce, renderebbe la passeggiata urbana di Civitavecchia un’esperienza paragonabile a una camminata sui bastioni di Lucca o alle mura di Rodi.

Il “Muro” contro il Colosseo: La sfida dei 4 milioni

Parliamoci chiaramente: Civitavecchia vive da decenni un complesso di inferiorità turistico che rasenta il patologico. Ogni anno, circa 4 milioni di crocieristi sbarcano dalle navi più grandi del mondo, mettono piede sul molo e, guidati da un istinto di sopravvivenza degno di una migrazione di gnu, corrono verso la stazione. Obiettivo? Fuggire. Destinazione? Roma.

Il crocierista medio vede Civitavecchia come un fastidioso corridoio di cemento, un luogo dove comprare un magnete scadente prima di farsi novanta minuti di treno regionale per vedere il Colosseo. Ma oggi, la “fortuna senza precedenti” di cui parlano gli esperti potrebbe ribaltare il tavolo.

Se il Comune e la Soprintendenza avranno il coraggio di fermare i lavori e trasformare Piazza del Mercato in un museo a cielo aperto, Civitavecchia potrebbe finalmente “murare” il Colosseo. Perché farsi ore di viaggio quando a dieci minuti dal porto puoi toccare con mano le pietre benedette da Giulio II e progettate dal Sangallo? Il Bastione Barberini può diventare l’ancora che trattiene a terra quella marea umana di turisti, convincendoli che la bellezza non abita solo all’ombra del Cupolone, ma anche tra i bastioni di un porto che ha visto passare la Storia con la “S” maiuscola.

Un appello: non ricopritelo!

Il rischio, in Italia, è sempre dietro l’angolo: la tentazione di fare un paio di foto, catalogare il reperto e poi ricoprire tutto “perché il mercato deve riaprire” e “i residenti hanno bisogno di parcheggi”. Sarebbe un delitto di lesa maestà.

  • Fermate le ruspe: Piazza del Mercato non deve tornare a essere un piazzale anonimo.
  • Valorizzate lo scavo: Integrate le mura del Sangallo nel tessuto urbano con passerelle di vetro e illuminazione artistica.
  • Create un Percorso dei Bastioni: Collegate il ritrovamento al Forte Michelangelo, creando un anello storico che racconti la Civitavecchia dei Papi e di Leonardo.Civitavecchia ha appena ricevuto un dono inestimabile. Ha trovato il suo “muro” contro l’indifferenza. Il Bastione Barberini è la prova che questa città non è solo un molo di attracco, ma una capitale del Rinascimento che ha solo avuto la sfortuna di essere troppo vicina a Roma.

Oggi, però, quella vicinanza non è più un limite, ma una sfida.